Manifestazione per Ranucci, la piazza divisa tra solidarietà e polemiche
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Una piazza gremita, che si è data appuntamento a Roma in piazza Santi Apostoli, ha mostrato un sostegno trasversale a Sigfrido Ranucci, il giornalista di Report vittima di un attentato incendiario, un episodio gravissimo che ha scosso il mondo dell’informazione. Il campo largo dei progressisti, con Giuseppe Conte in prima fila per i 5 Stelle, promotori dell’iniziativa, si è ritrovato unito nel difendere la libertà di stampa e il giornalismo d’inchiesta, considerati pilastri di una democrazia sana, sebbene l’atmosfera sia stata percorsa da tensioni non dissimulate quando, tra la folla, è comparsa una delegazione di Fratelli d’Italia. La presenza dei capigruppo Lucio Malan e Galeazzo Bignami, accompagnati dal responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, ha infatti suscitato qualche fischio e contestazione da parte di quanti, tra i manifestanti, hanno riconosciuto i rappresentanti di un governo spesso criticato dalle redazioni per le sue posizioni.
Le parole di Donzelli e la reazione della piazza
A rivendicare con decisione la posizione del partito di maggioranza è stato soprattutto Giovanni Donzelli, il quale, intervenendo brevemente, ha negato con forza l’esistenza di problemi legati alla libertà d’informazione in Italia, sostenendo anzi che “non c’è bisogno in Italia di difesa della stampa libera, questo governo è il miglior presidio della libertà”. Dichiarazioni che, come era prevedibile, non hanno convinto una parte considerevole dei presenti, i quali vedono in alcune iniziative legislative, come la riforma sulle liti temerarie, e nell’elevato numero di querele sporte da esponenti politici, un tentativo di imbrigliare il lavoro giornalistico più scomodo, quello che non teme di indagare sui poteri forti.
L'intervento di Ranucci e il racconto delle difficoltà
Sigfrido Ranucci, parlando per ultimo dal palco dopo aver chiamato attorno a sé l’intera squadra di Report, ha ringraziato le migliaia di persone giunte per esprimergli solidarietà, trasmettendo un messaggio di determinazione e di sfida verso chi ha armato la mano dell’attentatore. “So che se il tentativo era quello di zittire me e la mia squadra, ha sbagliato obiettivo”, ha affermato con voce ferma il giornalista, assicurando che il lavoro del programma di inchiesta andrà avanti senza cedimenti, nonostante il clima di intimidazione. In un successivo colloquio con i giornalisti, Ranucci ha poi svelato alcuni retroscena, raccontando di aver ricevuto una telefonata della premier Giorgia Meloni, ma ha anche aggiunto, senza mezzi termini, di aver lavorato “con difficoltà”, sottolineando come le querele arrivate “da tutta FdI” rappresentino un ostacolo concreto per chi fa informazione.
Un quadro complesso di solidarietà e divisioni
La manifestazione, al di là degli intenti comuni, ha quindi messo in luce le profonde divergenze che permangono sul tema della libertà di stampa, mostrando da un lato una solidarietà bipartisan di facciata per un fatto di cronaca nera particolarmente efferato, e dall’altro l’impossibilità di una vera riconciliazione sulle questioni di sostanza. Se la presenza di FdI è stata letta da alcuni come un segnale positivo, per molti altri in piazza essa è apparsa in netta contraddizione con le pratiche effettive, che vedono i giornalisti sotto pressione a causa di un ricorso massiccio alle cause legali, uno strumento che rischia di soffocare il dibattito pubblico e di limitare il diritto dei cittadini a essere informati su vicende di rilevante interesse collettivo.




