Il caso Albanese e la bufera diplomatica per una frase mai detta
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Redazione Esteri
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La richiesta di dimissioni per Francesca Albanese, l’esperta indipendente che per conto delle Nazioni Unite segue la situazione nei territori palestinesi occupati, ha varcato i confini della polemica politica per trasformarsi in un caso diplomatico che coinvolge alcuni dei principali governi europei. La Francia, attraverso il suo ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot, è stata la prima a chiedere pubblicamente un passo indietro della relatrice speciale, seguita a ruota dalla Germania e da altri stati tra cui l'Italia, con Fratelli d'Italia che ha addirittura lanciato una raccolta firme online per sollecitarne la rimozione -1. Alla base dell'attacco coordinato ci sarebbe una frase che Albanese avrebbe pronunciato durante un forum di Al Jazeera a Doha, quella in cui avrebbe definito Israele il "nemico comune dell'umanità", parole che hanno scatenato l'indignazione del governo israeliano e di una quarantina di deputati francesi del campo macroniano -3.
Eppure, a un esame più attento dei fatti e soprattutto delle trascrizioni integrali dell'intervento, emerge un dettaglio non secondario: quella frase la relatrice non l'ha mai pronunciata. O meglio, l'ha pronunciata ma in un contesto e con un significato diametralmente opposto a quello che le è stato attribuito. Durante il suo intervento in videocollegamento, Albanese parlava del sistema globale che, a suo dire, avrebbe permesso la prosecuzione del conflitto a Gaza, riferendosi in particolare a "capitali finanziari, algoritmi e armi" come strumenti di oppressione -3. "Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune", disse testualmente la relatrice, specificando poi in un successivo post sui social che quel nemico comune è "il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina" -9. Una distinzione sottile, certo, ma sostanziale: non un popolo o una nazione vengono indicati come nemici, bensì un sistema economico-militare.
La stessa Albanese, collegata con diverse sale cinematografiche italiane per la proiezione del documentario Disunited Nations, ha parlato chiaramente di un "video manomesso" e ha chiesto al ministro francese delle scuse pubbliche, sostenendo che "se non me le farà è in malafede" -5. E in effetti, ricostruzioni giornalistiche autorevoli, come quella di France24 e Reuters, hanno confermato che le parole della relatrice sono state estrapolate e decontestualizzate, dando vita a quella che Amnesty International, per bocca della sua segretaria generale Agnès Callamard, non ha esitato a definire una campagna basata su un video "deliberatamente troncato" -2. La stessa emittente francese ha ricostruito come la parlamentare Caroline Yadan sia stata tra i primi a diffondere la citazione falsa sui social, salvo poi firmare una lettera in cui l'accusa veniva ripresentata senza più utilizzare le virgolette -10. Un comportamento, quello dei governi europei, che ha spinto l'Organizzazione per la Cooperazione Islamica a intervenire, mettendo in guardia contro il rischio di minare la credibilità del Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU attraverso affermazioni "fabbricate e travisate" -2.
La reazione del personale ONU e il sostegno degli artisti
Mentre i governi di Parigi, Berlino e Roma premono per la sua testa, all'interno delle Nazioni Unite e non solo si è levata una voce netta a sostegno dell'esperta italiana. Un gruppo di alti funzionari Onu, tra cui il capo dell'UNRWA Philippe Lazzarini, ha denunciato pubblicamente quella che definiscono una "campagna di disinformazione" mirata a mettere a tacere le voci indipendenti che denunciano violazioni dei diritti umani a Gaza -4. Lazzarini, in particolare, ha parlato di attacchi coordinati per delegittimare i meccanismi di monitoraggio dell'ONU, ricordando che i relatori speciali sono esperti indipendenti nominati dal Consiglio per i Diritti Umani che operano a Titolo gratuito. Un sostegno che arriva anche dal mondo della cultura e dello spettacolo: oltre cento personalità, tra cui Mark Ruffalo, Susan Sarandon e Javier Bardem, hanno firmato una lettera aperta in difesa di Albanese, sostenendo che la relatrice è presa di mira proprio per il suo impegno nella difesa dei diritti del popolo palestinese -2.
Le reazioni divise della politica italiana
Se il governo italiano, attraverso i suoi rappresentanti di Fratelli d'Italia, ha sposato in pieno la linea francese e tedesca, chiedendo la revoca immediata del mandato, nel parlamento italiano le posizioni sono tutt'altro che uniformi. Il cosiddetto "campo largo" che include Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e parte del Partito Democratico si è stretto attorno alla relatrice. Angelo Bonelli di Avs ha parlato di "porte del Parlamento sempre spalancate" per Albanese, definendo il video contestato come "manipolato" -6. La deputata pentastellata Stefania Ascari ha ribadito la massima solidarietà, aprendo alla possibilità di invitare nuovamente la relatrice in aula per presentare il suo prossimo rapporto su Gaza -6. Dal Partito Democratico, Laura Boldrini e Arturo Scotto hanno espresso perplessità sulla tempistica della richiesta di dimissioni, sottolineando come essa coincida con l'annuncio di nuove misure israeliane di espansione in Cisgiordania. Una posizione, quella dei democratici, che vede una minoranza riformista mantenere un basso profilo, pur in presenza di una risoluzione della Lega simile a quella francese e di richieste come quella di Emanuele Fiano di seguire l'esempio transalpino -6.
Il nodo della diffamazione e la posizione di Albanese
Ospite a Piazza Pulita su La7, Francesca Albanese ha ribadito con forza il concetto: "È un attacco senza precedenti sulla base di informazioni non veritiere contro un esperto tecnico delle Nazioni Unite. Tutto ciò che è stato detto di me è falso, quindi è diffamatorio" -9. La giurista ha voluto distinguere chiaramente tra la critica legittima a un governo, in questo caso quello israeliano per le sue politiche di occupazione e per le accuse di genocidio e apartheid che lei stessa ha documentato in oltre 850 giorni di mandato, e l'attacco a un popolo o a una nazione. "Io critico lo Stato di Israele così come tutti gli organismi indipendenti criticano gli Stati di loro competenza, è nel processo di scrutinio dell'Onu", ha spiegato, rispondendo con ironia a chi le chiedeva se avesse commesso errori: "A volte scelgo il colore sbagliato per gli occhiali" -9. Intanto, in Francia, l'Associazione degli Avvocati per il Rispetto del Diritto Internazionale ha presentato una denuncia penale contro il ministro Barrot per diffusione di false informazioni da parte di un'autorità pubblica, sostenendo che le sue dichiarazioni mettono a rischio l'incolumità della relatrice -2.
Description: La richiesta di dimissioni per Francesca Albanese scuote la diplomazia europea. All'origine dello scontro, una frase mai detta e un video manipolato.




