La Ferrari porta l’evoluzione della SF-26 a Miami, Vasseur avverte: «Settimane di lavoro intenso, ma i rivali non staranno a guardare»
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Redazione Sport
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A distanza di un mese dall’ultima bandiera a scacchi sventolata sul circuito di Suzuka, il mondiale di Formula 1 si appresta a riesumare il rombo dei propulsori ibridi sul tracciato semi-permanente dell’Hard Rock Stadium, in Florida. Quella che i team, e gli appassionati, si accingono a vivere è una ripresa atipica: il lungo stop forzato – dovuto alla cancellazione dei Gran Premi previsti in Bahrein e Arabia Saudita per la crisi geopolitica in Medio Oriente – ha trasformato la pausa primaverile in un’intensa finestra di sviluppo tecnico, relegando la gara giapponese a un ricordo ormai lontano. La Scuderia Ferrari si presenta al via del fine settimana di Miami con il chiaro intento di capitalizzare il lavoro silenzioso svolto tra le mura del reparto corse di Maranello, dove i dati raccolti nelle prime uscite stagionali sono stati sezionati e reinterpretati in funzione degli aggiornamenti che debutteranno sulla SF. Il secondo appuntamento con il format Sprint dell’annata aggiunge, in questo contesto, una variabile non trascurabile: la compressione delle sessioni sul passo di 5,412 chilometri costringerà le squadre a un azzeramento dei tempi di apprendimento, pena il ritrovarsi relegate in una posizione di svantaggio irrecuperabile già al termine della prima giornata.
Aggiornamenti aerodinamici e la lunga ombra delle modifiche regolamentari
L’annuncio, arrivato direttamente dal team principal Frederic Vasseur, conferma quanto circolava nei corridoi del paddock virtuale già dalle settimane successive al Gp del Giappone: il pacchetto di novità introdotto a Miami non riguarderà soltanto i dettagli minuti dell’assetto, ma coinvolgerà in maniera sostanziale la componentistica aerodinamica delle due vetture affidate a Charles Leclerc e Lewis Hamilton. «Siamo molto contenti di tornare finalmente in pista dopo una pausa così lunga – un’evenienza piuttosto insolita nel pieno della stagione – e in queste settimane abbiamo lavorato intensamente a Maranello per analizzare i dati e preparare l’appuntamento nel miglior modo possibile» ha dichiarato il dirigente francese, il quale ha però subito smorzato gli entusiasmi ricordando come il resto della concorrenza non abbia certo trascorso il mese di aprile inoperosa. Il riferimento, neppure tanto velato, è a quel clima di rincorsa tecnica che ha animato le fabbriche di tutti i top team, consapevoli che il salto di qualità sul tracciato cittadino della Florida avrebbe potuto ridisegnare gerarchie ancora fluide. Un aspetto, quest’ultimo, reso ancora più intricato dagli interventi normativi varati dalla Fia, che ha scelto proprio Miami come teatro d’esordio per un so pacchetto di modifiche regolamentari: tra queste, spicca l’innalzamento del limite di potenza di picco della componente elettrica (da 250 a 350 kW) e l’introduzione di un sistema automatizzato di rilevamento della bassa potenza in partenza, studiato per evitare quei differenziali di velocità pericolosi segnalati dai piloti dopo l’incidente occorso a Oliver Bearman in Giappone.
Il filming day di Monza, una prova generale in sordina e il nuovo assetto della SF-26
Chi ha avuto modo di osservare da vicino le operazioni compiute lo scorso 22 aprile sul circuito brianzolo – dove la Ferrari ha effettuato un filming day autorizzato dalla Federazione – ha potuto cogliere alcuni dei tratti distintivi degli interventi effettuati sulla power unit e sui profili delle pance. Sebbene le restrizioni proprie di una sessione promozionale impediscano valutazioni prestazionali approfondite, quella giornata ha rappresentato un banco di prova utile per verificare la correlazione tra i dati simulati al banco e il comportamento reale della vettura, un passaggio obbligato prima dello schieramento in un contesto competitivo ad alto rischio come quello di Miami. La posta in gioco, del resto, è elevata: il solo weekend Sprint riduce a una sola sessione di prove libere (peraltro estesa eccezionalmente a 90 minuti) il tempo a disposizione per tarare le monoposto, una sfida ingegneristica che Vasseur ha commentato con una punta di realismo: «Affrontiamo il weekend con umiltà, concentrandoci sul nostro lavoro per massimizzare subito il tempo in pista». Una dichiarazione che lascia intendere come, in casa Ferrari, si sia ben consapevoli dei rischi insiti nel dover omologare una vettura profondamente rivista in una sola ora e mezza di assestamento, prima di tuffarsi a capofitto nelle qualifiche sprint del venerdì pomeriggio.
La pausa forzata, un’opportunità di sviluppo sotto pressione
Le cancellazioni delle tappe mediorientali – una decisione sofferta ma inevitabile per ragioni di sicurezza – hanno di fatto regalato ai team una finestra di cinque settimane per intervenire sui progetti originali, un lasso temporale che in una stagione regolare sarebbe equivalso a un terzo dell’intero arco estivo. Proprio questa anomalia ha spinto le scuderie a non risparmiare risorse economiche e umane, con molti reparti tecnici che hanno operato su turni straordinari per sincronizzare le consegne dei componenti. In questo contesto, l’approccio della Ferrari è parso metodico: nessuna rivoluzione concettuale, quanto piuttosto un’evoluzione mirata delle soluzioni aerodinamiche già viste nelle prime tre uscite, con l’obiettivo di aumentare il carico verticale senza penalizzare eccessivamente l’efficienza nei lunghi rettilinei di Miami. D’altronde, il tracciato costruito intorno allo stadio dei Miami Dolphins, con i suoi tre tratti di accelerazione a fondo corsa, rappresenta un banco di prova eloquente per qualsiasi modifica studiata in galleria del vento. Quando i semafori si spegneranno domenica, e le SF-26 affronteranno le 57 tornate previste, si scoprirà se quel mese di lavoro silenzioso avrà prodotto il frutto sperato o se, come spesso accade in Formula 1, la pausa avrà semplicemente rimandato i giudizi a un confronto più crudo e diretto.




