Meloni condanna l’attacco dell’Idf a Unifil: «Israele dovrà chiarire»
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Redazione Interno
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La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha rotto il silenzio con una dichiarazione che non lascia spazio a equivoci: ferma condanna per quanto accaduto oggi nel Sud del Libano, dove un convoglio italiano della missione Unifil – chiaramente individuabile come tale, a riprova della volontarietà dell’atto – è stato fatto oggetto di colpi di avvertimento da parte dell’esercito israeliano. A riferirlo è stato Palazzo Chigi, sottolineando come i militari della Brigata Sassari, che si trovavano a bordo dei mezzi, operino in quella regione sulla base di un mandato preciso, quello conferito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e senza alcuna deroga rispetto ai principi del mantenimento della pace.
Un convoglio preso di mira a poca distanza dalla base
La colonna, composta da blindati Lince e appena partita dalla base di Shama con destinazione Beirut, è stata bersagliata quando si trovava a soli due chilometri dal punto di partenza. I proiettili d’avvertimento – così li ha definiti Tel Aviv – hanno centrato gli pneumatici e il paraurti di uno dei veicoli, costringendo i caschi blu a interrompere la marcia e a fare dietrofront. Nessun militare è rimasto ferito, eppure l’episodio ha riacceso la tensione su un fronte, quello libanese, dove il fuoco incrociato tra Hezbollah e le forze israeliane non si è mai davvero spento.
La reazione di Roma: «Cessino gli attacchi, troppi morti e sfollati»
«Israele dovrà chiarire quanto accaduto», ha dichiarato la premier, aggiungendo un passaggio altrettanto netto: «I continui attacchi israeliani in Libano, che hanno già provocato troppi morti e un inaccettabile numero di sfollati, devono cessare immediatamente». Parole pesanti, quelle di Meloni, che arrivano a poche ore dall’accaduto e rimettono al centro del dibattito il delicato equilibrio delle forze internazionali dispiegate lungo la Linea Blu. La Farnesina, si apprende, ha già avviato contatti con le controparti israeliane per ottenere una ricostruzione dettagliata della dinamica.
Il mandato Onu e lo sparo «dissuasivo» che non convince
Il contingente italiano dell’Unifil – va ricordato – è presente in Libano proprio per garantire il rispetto della risoluzione 1701, quella che pose fine all’ultima guerra tra Israele e Hezbollah nel 2006. Eppure, episodi come quello di oggi mettono in luce la fragilità di una missione che si trova sempre più spesso schiacciata tra violazioni reciproche e interpretazioni opposte delle regole di ingaggio. I colpi di avvertimento, secondo fonti militari, sarebbero stati esplosi per «dissuadere» il convoglio dall’avanzare, ma né Roma né il comando Unifil hanno per ora confermato l’esistenza di un preavviso o di una richiesta di fermo preventiva.




