Meloni condanna l’attacco dell’Idf a un convoglio Unifil: “Israele si fermi, quei colpi erano inaccettabili”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La ferma reazione di Palazzo Chigi non si è fatta attendere, ieri, dopo che un convoglio italiano della missione Unifil – chiaramente individuabile grazie ai suoi contrassegni e alla scorta visiva dei blindati Lince – è stato preso di mira dall’esercito israeliano nel sud del Libano. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha parlato di “ferma condanna” per un episodio che, a suo avviso, dimostra una pericolosa deriva nelle operazioni dell’Idf lungo la Linea Blu. I colpi, definiti dalle fonti militari come “di avvertimento”, hanno centrato gli pneumatici e il paraurti del mezzo capofila, quello stesso che apparteneva alla Brigata Sassari e che stava conducendo la colonna fuori dalla base di Shama. Bastano due chilometri, dalla partenza al bersaglio, per capire la deliberata volontà di fermare i caschi blu nel loro percorso verso Beirut.
Un attacco che interrompe una missione di pace
Non c’è stata alcuna escalation immediata, ma l’umiliazione operativa è stata totale: i militari italiani, costretti a invertire la marcia e a rientrare alla base, hanno visto violato quel principio di protezione che dovrebbe garantire le forze delle Nazioni Unite. La premier, in una nota diffusa ieri sera, ha ribadito che i nostri soldati agiscono “sulla base di un mandato ricevuto dal Consiglio di Sicurezza” e che nessun colpo, fosse anche solo di avvertimento, può essere scambiato per un errore. “Israele dovrà chiarire quanto accaduto”, ha aggiunto Meloni, chiedendo al tempo stesso la cessazione immediata dei “continui attacchi israeliani in Libano”, quelli che hanno già provocato troppi morti e un numero inaccettabile di sfollati.
La telefonata di Tajani e il rischio di allargamento
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha subito contattato il presidente libanese Joseph Aoun per riaffermare la posizione italiana. Nel colloquio, Tajani ha messo in guardia da uno scenario che nessuno può più ignorare: “Dobbiamo assolutamente evitare un ulteriore allargamento del conflitto”, ha detto, un passaggio che fa da contraltare alla preoccupazione per la tregua in Iran e per la riapertura dello stretto di Hormuz. Non è un dettaglio secondario, perché lega l’attacco a un convoglio Unifil alle più ampie dinamiche di tensione regionale. I proiettili che hanno forato gli pneumatici del Lince sono diventati, in poche ore, il simbolo di una strategia israeliana sempre più aggressiva anche verso i contingenti internazionali.
La dinamica dell’aggressione e le indagini in corso
Secondo quanto ricostruito, la colonna era appena uscita dalla base di Shama – dove i soldati della Sassari operano da mesi – quando i militari dell’Idf hanno aperto il fuoco. Nessun ferito, va detto, ma il danno al veicolo è inequivocabile. I caschi blu hanno ricevuto l’ordine di non proseguire, e il rientro è stato immediato. Palazzo Chigi, nella stessa nota, sottolinea che l’attacco è avvenuto “nonostante la chiara identificabilità del convoglio”, un’aggravante che rende l’episodio ancora più grave. Le indagini sono già state avviate dai canali diplomatici, ma sul terreno la tensione resta altissima. La condanna di Meloni si inserisce così in un quadro già infiammato, dove ogni colpo d’arma da fuoco rischia di far saltare gli equilibri già fragili di una tregua che, a parole, tutti dicono di voler preservare.




