Polonara dice basta al basket giocato: “ci ho provato”, ma la leucemia mieloide acuta ha spento il ritorno

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Achille Polonara, il trentaquattrenne cestista anconetano che per quasi quindici anni ha rappresentato uno dei volti più riconoscibili del movimento italiano, ha annunciato il proprio ritiro definitivo dall’attività agonistica. La decisione, maturata dopo un lungo e logorante tentativo di riprendere gli allenamenti individuali, è stata comunicata attraverso un messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram: “ci ho provato, riprendendo gli allenamenti individuali ma capisco che è ora di dire basta al basket giocato perché non sarò più il giocatore di prima”. L’atleta, che nel giugno del 2025 aveva ricevuto la diagnosi di una leucemia mieloide acuta, ha dovuto fare i conti con le complicanze cliniche successive a un trapianto di midollo eseguito a Bologna nel settembre dello stesso anno; complicanze che, di fatto, hanno compromesso per sempre la possibilità di tornare ai livelli fisici precedenti la malattia.

La similitudine con il caso di Mihajlovic e il peso di un addio annunciato

Non è la prima volta che il mondo dello sport italiano si confronta con questa particolare patologia: la leucemia mieloide acuta, un tumore del sangue particolarmente aggressivo, richiede terapie intensive e, come nel caso di Sinisa Mihajlovic, lascia spesso strascichi irreversibili sull’organismo. Polonara, nel suo messaggio, ha voluto ribadire con lucidità un punto che per molti atleti risulta inaccettabile – l’impossibilità di essere ricordati per una versione dimezzata di sé stessi – e ha aggiunto: “voglio che mi ricordiate per quel che ero”. Una frase che pesa come una sentenza, perché arriva dopo settimane di lavoro accelerato, compreso un recente periodo ad Avellino come ospite per riprendere confidenza con il parquet; lavoro che però non ha sortito gli effetti sperati.

Le caratteristiche della leucemia mieloide acuta e il percorso clinico

La patologia che ha colpito Polonara, diagnosticata e curata dapprima a Bologna e poi a Valencia, è una forma di leucemia che origina dalle cellule staminali del midollo osseo; la sua evoluzione è rapidissima se non intercettata in tempo, e il trapianto di midollo rappresenta spesso l’unica strada per tentare una remissione. Nel caso del cestista, l’intervento del settembre scorso nel capoluogo emiliano è riuscito a salvare la vita ma non a restituire a Polonara quella esplosività e quella resistenza fisica necessarie per competere ai massimi livelli. “Mi mancherai palla a spicchi”, ha scritto ancora l’azzurro, sigillando un commiato che non concede spazio a ripensamenti: nessuna virgola sul futuro, nessuna porta socchiusa verso ruoli tecnici o dirigenziali, almeno per il momento.

Il ritiro definitivo dopo il tentativo fallito di ripartire dagli allenamenti

L’annuncio arriva a un anno esatto dalla diagnosi, un lasso di tempo nel quale Polonara ha alternato cicli di cura, riabilitazione e due brevi parentesi di ripresa sul campo; proprio quest’ultima, culminata con la consapevolezza di non poter più essere “il giocatore di un tempo”, lo ha spinto a chiudere qui la carriera. La sua scelta, dolorosa ma asciutta, è stata accompagnata da una serie di scatti pubblicati sullo stesso profilo social – immagini che lo ritraggono in divise diverse e in momenti salienti della sua carriera – quasi a voler fissare un prima e un dopo netti. E se il basket italiano perde così uno dei suoi interpreti più amati, Polonara ha almeno avuto la possibilità di dire addio a modo suo: senza clamore, ma con quella franchezza che i social, a volte, restituiscono meglio delle conferenze stampa ufficiali.

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