La Ferrari F355 torna in pista con il restomod di Evoluto: un V8 aspirato fino a 480 cavalli per 55 esemplari

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’era una volta, negli anni Novanta, una berlinetta di Maranello che molti appassionati considerano l’ultima vera interprete di una certa idea di sportiva analogica: stiamo parlando della Ferrari F355, modello che oggi, a distanza di tre decenni, una giovane realtà britannica ha deciso di riportare sotto i riflettori. Il progetto si chiama “355 by Evoluto” e, come talvolta accade in questo particolare settore delle automobili, nasce dalla volontà di fondere il fascino senza tempo di un’icona con le soluzioni tecniche e i materiali del ventunesimo secolo. La Evoluto Automobili, questo il nome dell’azienda con sede nel Regno Unito, ha annunciato di aver completato la fase di sviluppo e di essere pronta ad avviare una produzione in serie limitata, forte di un programma di collaudi che ha visto il prototipo finale percorrere circa ottomila chilometri in pista e i propulsori sottoposti a test dinamometrici prolungati. Il cuore dell’operazione, va detto senza mezzi termini, risiede proprio nel suo comparto motore: Evoluto offre due distinte opzioni per il V8 aspirato, entrambe prive di qualsiasi forma di sovralimentazione. La base di partenza è il classico 3,5 litri, che nella sua configurazione standard raggiunge i 420 cavalli a ottomila giri al minuto, ma per chi desidera il massimo dell’esperienza sonora e prestazionale è prevista una versione con cilindrata portata a 3,7 litri, capace di erogare 480 cavalli e di spingersi fino a novemila giri. Si tratta di numeri che, seppur lontani dagli eccessi delle odierne hipercar ibride, raccontano una filosofia opposta a quella dominante, incentrata sulla leggerezza, sulla risposta immediata dell’acceleratore e su quella che gli stessi progettisti hanno definito “Peak Analogue”. La trasmissione affidata a un cambio manuale a sei marce, peraltro, non fa che rafforzare questa scelta di campo così netta e controcorrente.

Un telaio rivisto e una carrozzeria in carbonio per migliorare rigidità e piacere di guida

Se il propulsore rappresenta l’anima del progetto, è però sull’architettura generale che gli ingegneri di Evoluto hanno concentrato gran parte dei loro sforzi, con l’obiettivo dichiarato di innalzare il livello prestazionale senza tradire lo spirito originale della vettura. La scocca, quella della F355 donatrice che ogni acquirente deve fornire, viene sottoposta a un imponente lavoro di rinforzo: vengono aggiunte saldature e inserti in fibra di carbonio in punti strategici come i montanti delle sospensioni, con un conseguente aumento della rigidità torsionale del 23 per cento rispetto al modello di serie. Tutti i pannelli della carrozzeria, inoltre, vengono integralmente sostituiti con nuovi elementi in fibra di carbonio, una scelta che da un lato contribuisce a ridurre il peso di circa cento chilogrammi, portando la massa a secco a 1250 chili, e dall’altro permette di rielaborare alcune linee estetiche. Le carreggiate, lo segnaliamo, sono state allargate di 77 millimetri all’avantreno e di 66 al retrotreno, modifiche che hanno richiesto una completa riprogettazione delle sospensioni con nuovi bracci, mozzi e cuscinetti; la geometria è stata ottimizzata per lavorare al meglio con cerchi da diciannove pollici e pneumatici ad alte prestazioni. Lo sterzo, pur mantenendo un’idroguida di tipo tradizionale, adotta una cremagliera più diretta che riduce i giri del volante da fermo a fermo, mentre l’impianto frenante è firmato Brembo con pinze a sei pistoncini all’anteriore e quattro al posteriore. Non manca, per i più esigenti, la possibilità di optare per dischi carboceramici.

Novanta per cento di cablaggio inedito e un abitacolo senza schermi

Paradossalmente, uno degli aspetti più complessi nella realizzazione di un restomod profondo come questo riguarda la parte elettrica ed elettronica, un ambito nel quale le automobili degli anni Novanta mostrano inevitabilmente i segni del tempo. La Evoluto dichiara di aver sostituito circa il novanta per cento del cablaggio originale, introducendo una nuova architettura in grado di gestire in modo più efficiente e affidabile sistemi quali la climatizzazione, ora completamente rinnovata, e la gestione elettronica del motore. Entrando nell’abitacolo, ci si trova di fronte a un ambiente che coniuga la manualità delle origini con la qualità artigianale dei materiali contemporanei: la plancia, disegnata con la collaborazione del celebre designer Ian Callum, abbandona qualsiasi velleità digitale per offrire una strumentazione analogica, pulsanti in metallo fresato e ampie possibilità di personalizzazione. La struttura interna in carbonio, visibile in alcuni dettagli, contribuisce a contenere il peso e a creare un’atmosfera da officina raffinata, lontana anni luce dalle sale operatorie tech in cui ci si imbatte sulle supercar di ultima generazione. L’assenza di display touchscreen, va sottolineato, è una scelta precisa e coerente con l’intera filosofia del progetto.

Una produzione limitatissima a 55 unità con consegne nel 2026

L’operazione 355 by Evoluto, come anticipato, non avrà i volumi di una normale produzione automobilistica: la casa britannica ha fissato un tetto massimo di 55 esemplari, un numero che ne sancisce l’esclusività e che richiederà agli interessati una certa rapidità di decisione. Le prime consegne ai clienti, stando al calendario diffuso dall’azienda, sono attese per il quarto trimestre del 2026, dopo che nel mese di aprile sarà completata la validazione finale del prototipo con un test di durata complessivo di 32.000 chilometri. Il costo dell’operazione, si legge nelle prime indiscrezioni, parte da circa 750.000 euro, una cifra alla quale va naturalmente aggiunto il valore della Ferrari F355 donatrice, che l’acquirente deve procurarsi autonomamente e che varia sensibilmente in base a condizioni e provenienza. Una spesa importante, non c’è dubbio, che colloca questa creatura nello stesso segmento di mercato di altre reinterpretazioni d’autore, come quelle proposte da Singer per le Porsche. L’obiettivo, del resto, è ambizioso: offrire a una ristretta cerchia di collezionisti la possibilità di guidare un’auto che non si limita a celebrare il passato, ma che prova a riscriverne alcune pagine con gli strumenti del presente, senza tradire l’essenza di ciò che è stata.

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