L’acqua frizzante, lo studio giapponese e i distinguo di Bassetti e Minelli sul peso

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il ritorno d’interesse mediatico attorno all’acqua gassata, che nei primi giorni di febbraio del 2026 ha occupato spazi televisivi e pagine di quotidiani nazionali, affonda le radici in un lavoro di laboratorio pubblicato originariamente già nel corso del 2025 sulla rivista BMJ Nutrition, Prevention & Health -1-3-7. A firmarlo è Akira Takahashi, specialista in emodialisi presso l’ospedale neurochirurgico Tesseikai, il quale ha osservato come durante i trattamenti dialitici – procedura che espone il sangue a quantità significative di anidride carbonica – si verifichi un modesto calo della glicemia nonostante la soluzione utilizzata contenga glucosio -1-5. Da qui l’ipotesi, trasferita per analogia al consumo alimentare, che la CO₂ ingerita attraverso le bollicine possa attivare la glicolisi nei globuli rossi e, di conseguenza, aumentare seppur in minima parte l’utilizzo di zuccheri da parte dell’organismo -5-10.

I tre superpoteri secondo l’infettivologo genovese

Matteo Bassetti, che dirige la Clinica di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova ed è professore ordinario all’Università di Genova, ha ripreso il dato scientifico contestualizzandolo senza enfasi eccessiva: nel suo intervento al Corriere Cook e in un successivo passaggio social ha parlato esplicitamente di «tre superpoteri», locuzione che pure ha alimentato titoli sensazionalistici -6. Il primo vantaggio – ha chiarito – risiede nel senso di sazietà che la dilatazione meccanica delle pareti gastriche, indotta dall’anidride carbonica, è in grado di generare; ciò può tradursi, per alcuni soggetti, in una riduzione spontanea delle porzioni consumate a pasto -1-6. Il secondo beneficio, di ordine comportamentale piuttosto che farmacologico, consiste nella sostituzione di bevande zuccherate o alcoliche con un’alternativa gradevole al palato e priva di calorie, operazione che da sola può incidere sul bilancio energetico complessivo -1-7. Il terzo aspetto, infine, tocca il metabolismo glucidico nella maniera già ipotizzata dallo studio nipponico, sebbene lo stesso Bassetti abbia più volte ripetuto che «non stiamo parlando di una bacchetta magica» e che le variazioni attese sono talmente esigue da non produrre effetti clinicamente rilevanti se non inserite in un quadro più ampio di attività fisica e dieta equilibrata -1-6-7.

Le perplessità dell’immunologo Minelli sulla sostenibilità quotidiana

A una valutazione più sfumata e per molti versi critica è giunto Mauro Minelli, immunologo e docente di Nutrizione umana presso la Libera Università Mediterranea di Bari, il quale all’Adnkronos ha invitato a non sopravvalutare i risultati del singolo articolo giapponese. Minelli non contesta il meccanismo biochimico descritto da Takahashi, ma ritiene che l’entusiasmo per quel lieve incremento della glicolisi debba misurarsi con la letteratura scientifica preesistente, spesso di segno opposto, e con le evidenze relative all’ecosistema intestinale -2-8. Il docente, già in passato, aveva sottolineato come l’assunzione continuativa di acqua frizzante possa indurre una progressiva dilatazione delle pareti gastriche, con un conseguente incremento volumetrico della parte superiore dell’addome e – paradossalmente – un aumento della capacità di contenimento che, sul lungo periodo, finirebbe per allontanare l’obiettivo di ridurre l’apporto calorico -2-8. A ciò si aggiunge l’aggravamento dei sintomi per chi soffre di reflusso gastroesofageo, ernia iatale o sindrome del colon irritabile, condizioni che rendono sconsigliabile se non dannoso l’uso quotidiano di bevande gassate -4-7-9.

Il ruolo ambiguo della grelina e la persistenza dei dubbi

Un ulteriore nodo critico, emerso in alcune ricerche precedenti e ricordato tanto da Minelli quanto da altre analisi successive, riguarda il possibile effetto dell’anidride carbonica sulla secrezione di grelina, l’ormone della fame -5-10. Uno studio pubblicato anni fa su Obesity Research and Clinical Practice osservò in venti volontari maschi un incremento significativo della concentrazione ematica di grelina dopo l’assunzione di acqua frizzante rispetto all’acqua liscia o degassata, suggerendo che le bollicine – invece di spegnere l’appetito – potrebbero paradossalmente stimolarlo -10. I risultati, per quanto limitati nel campione e mai replicati su larga scala, introducono un elemento di incertezza che impedisce di considerare acclarata l’efficacia dimagrante del prodotto. Né va dimenticato, come ricordano i nutrizionisti interpellati da Minelli, che la permanenza gastrica dell’acqua frizzante non differisce in modo significativo da quella della naturale e che il maggior tempo di transito ipotizzato da alcuni non ha trovato riscontro sperimentale -9.

Le controindicazioni per specifiche patologie e le scelte ambientali

Esiste infine un piano concreto, che prescinde dalle oscillazioni della letteratura scientifica, sul quale le posizioni dei due clinici finiscono paradossalmente per convergere. Entrambi concordano sulla necessità di escludere l’acqua gassata dalla dieta dei pazienti con disturbi gastrici funzionali o organici; Bassetti stesso, nell’intervista già citata, ha messo in guardia chi soffre di reflusso o ulcera, per i quali le bollicine rappresenterebbero un fattore di peggioramento -1-7. Dall’altro lato, il direttore della Clinica genovese ha voluto associare alla riflessione nutrizionale una considerazione di carattere ecologico ed economico, suggerendo – laddove non vi siano impedimenti di salute – l’utilizzo di gasatori domestici e acqua di rubinetto, soluzione che riduce il consumo di plastica e l’impronta carbonica legata al trasporto delle bottiglie -6-7. È un invito alla semplicità che smarca la questione dal clamore della novità miracolistica e la riporta dentro i confini di una scelta consapevole, né elogiata né demonizzata, della quale restano tuttavia da definire con maggiore precisione i reali margini di utilità metabolica.

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