Attacchi iraniani contro Qatar, Emirati, Bahrein e Kuwait dopo i raid americani
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Redazione Esteri
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Domenica mattina, diversi forti boati hanno scosso Doha, mentre i sistemi di difesa aerea qatarioti intercettavano missili balistici provenienti dall'Iran; i giornalisti dell'ufficio di Euronews, presenti in vari punti della capitale, hanno documentato le esplosioni e le scie di fumo lasciate dai razzi nei cieli.
Il ministero della Difesa del Qatar ha confermato in un comunicato che le proprie Forze armate stanno intercettando "diversi attacchi con missili balistici diretti contro lo Stato del Qatar", mentre alle 5:36 ora locale gli allarmi antiaerei sono scattati sugli smartphone della popolazione, con il ministero dell'Interno che ha intimato ai residenti di cercare riparo al chiuso a causa dell'elevato livello di minaccia per la sicurezza nazionale.
Contemporaneamente, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che le loro difese aeree erano in azione per contrastare missili e droni iraniani, con le autorità locali che hanno raccomandato alla popolazione di mettersi al riparo.
L'escalation dopo l'attacco nello Stretto di Hormuz
La nuova offensiva di Teheran, che ha preso di mira non solo il Qatar ma anche Bahrein, Kuwait e Giordania, rappresenta una ritorsione diretta ai raid statunitensi scattati nella notte, i quali a loro volta facevano seguito a un'azione delle forze iraniane contro una nave mercantile.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha reso noto di aver dato il via a un terzo ciclo di attacchi contro territori iraniani dopo che i Guardiani della Rivoluzione avevano attaccato la M/V GFS Galaxy, un portacontainer battente bandiera cipriota in transito nello Stretto di Hormuz; secondo il comunicato, un membro dell'equipaggio risulta disperso e la nave, danneggiata in modo significativo nella sala macchine e avvolta dalle fiamme, è stata abbandonata dall'equipaggio.
"All'Iran è stata fornita un'altra opportunità per dimostrare l'adesione al Memorandum d'Intesa dopo essere stato ritenuto responsabile per attacchi precedenti contro navi commerciali, ma ha nuovamente fallito", si legge nella nota del CENTCOM, che ha aggiunto: "In risposta, gli Stati Uniti stanno imponendo un costo elevato continuando a degradare la capacità dell'Iran di attaccare liberamente i marinai civili e le navi commerciali che transitano nello stretto".
La risposta iraniana e il messaggio dei pasdaran
Poche ore dopo l'inizio dei bombardamenti statunitensi, che secondo il CENTCOM hanno colpito circa 140 obiettivi militari nel sud dell'Iran, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver preso di mira diverse postazioni radar e obiettivi militari in Qatar, Bahrein e Kuwait, mentre secondo alcune fonti anche un centro di supporto logistico in Oman sarebbe stato colpito, insieme a un attacco missilistico contro la base aerea di Prince Hassan in Giordania.
L'agenzia di stampa giordana Petra ha riferito che tre missili lanciati dall'Iran sono caduti all'alba in diverse località del Paese senza causare vittime, limitando i danni a lievi perdite materiali, ma la portata dell'offensiva – che ha visto Teheran colpire contemporaneamente più nazioni del Golfo – dimostra la volontà del regime di mostrare la propria capacità di proiezione di forza nonostante i raid americani.
L'Iran ha inoltre annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, una mossa che, se confermata, avrebbe pesantissime ripercussioni sul traffico petrolifero globale, con le autorità iraniane che hanno dichiarato che lo stretto "rimarrà chiuso fino a nuovo avviso e fino a che non cesseranno le interventi statunitensi in questa regione".
Le vittime e lo scenario regionale
Sul fronte dei danni umani, il Pentagono ha confermato il disperso tra l'equipaggio della M/V GFS Galaxy, mentre non sono stati resi noti numeri ufficiali di vittime tra i civili nei paesi del Golfo colpiti dagli attacchi di domenica; le autorità locali, come quelle del Bahrein dove sono scattate le sirene di emergenza, hanno invitato la popolazione a mantenere la calma e a dirigersi verso i rifugi più vicini.
L'offensiva iraniana, che arriva in un momento di altissima tensione dopo le recenti dichiarazioni del presidente americano Donald Trump e le promesse di vendetta del nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei, allarga ulteriormente il conflitto che già da mesi infiamma il Medio Oriente, trascinando nel vortice degli scontri diretti nazioni che fino a poco tempo fa mantenevano un ruolo di mediazione o di neutralità.




