Iran in guerra contro il Golfo: missili su Qatar, Kuwait e Bahrein dopo i raid americani
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Redazione Esteri
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Domenica mattina, il cielo di Doha è stato squarciato da boati potenti e dalla scie di fumo degli intercettori: la difesa aerea qatariota ha lavorato senza sosta per abbattere i missili balistici lanciati dall'Iran, in un attacco che ha preso di mira non solo il Qatar ma anche Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, con un'offensiva coordinata che rappresenta una decisa escalazione nella tensione già altissima nella regione.
L'azione di Teheran, arrivata come ritorsione ai raid statunitensi condotti nelle ore precedenti, ha colpito obiettivi militari e infrastrutture strategiche, inclusa una piattaforma di trivellazione offshore nel Kuwait, dove un drone iraniano ha ferito una persona, secondo quanto comunicato dal ministero della Difesa kuwaitiano.
La difesa aerea del Qatar in azione
I giornalisti dell'ufficio di Euronews in Qatar hanno documentato gli scoppi da diversi punti della capitale, mentre il ministero della Difesa del Qatar confermava in un comunicato ufficiale che le proprie Forze armate stavano intercettando "diversi attacchi con missili balistici diretti contro lo Stato del Qatar", senza al momento fornire un bilancio definitivo dei danni o delle vittime.
Le immagini diffuse mostrano chiaramente le scie di fumo lasciate dai missili intercettati sopra Doha, a testimonianza dell'intensità di un'offensiva che ha costretto la popolazione a cercare rifugio e che ha messo a dura prova i sistemi di difesa aerea del piccolo emirato del Golfo, il quale si trova ora al centro di una crisi che coinvolge direttamente le potenze regionali e gli Stati Uniti.
La strategia iraniana: chiusura di Hormuz e attacchi multipli
Teheran ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, il principale punto di transito per il petrolio globale, e ha lanciato missili e droni contro i vicini del Golfo, giustificando le operazioni con la necessità di vendicare i nuovi attacchi statunitensi, i quali erano a loro volta scaturiti da un'azione delle forze iraniane contro una nave mercantile, poi abbandonata in fiamme dal suo equipaggio.
Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Fars, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha rivendicato la distruzione di lanciatori HIMARS statunitensi e delle relative munizioni durante gli attacchi contro le strutture americane in Kuwait, dove le basi militari ospitano da anni un consistente contingente a stelle e strisce.
La scelta di colpire non solo il Kuwait e il Bahrein, bersagli tradizionalmente considerati scontati per la loro vicinanza e per la presenza di installazioni statunitensi, ma anche il Qatar, che negli ultimi anni ha assunto il ruolo di mediatore nei conflitti regionali, e la Giordania, rappresenta un allargamento del fronte che pochi analisti avevano previsto con tale rapidità.
Le implicazioni di un conflitto aperto
L'Iran, in questa fase, non sembra discostarsi dalla strategia già sperimentata nelle fasi precedenti del conflitto, mostrando una determinazione che si traduce in azioni sempre più ampie e nella volontà di non temere di prendere l'iniziativa: con il gesto di domenica, Teheran ha voluto ribadire il proprio controllo su Hormuz e ha risposto alla prima ondata di raid americani allargando la rosa dei suoi obiettivi.
Gli attacchi contro le petroliere di paesi arabi della regione, eseguiti nella consapevolezza che avrebbero innescato una reazione militare statunitense, e i successivi colpi contro basi e infrastrutture in Kuwait, Bahrein e Qatar disegnano un quadro di crescente instabilità, in cui la risposta di Washington e dei suoi alleati rischia di innescare un ciclo di rappresaglie difficile da controllare.




