Bologna, Jelenic espulso dall'aula durante la perizia: «Italia mafiosa»
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Redazione Interno
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Un narcisista maligno che non accetta limiti e non teme le punizioni. Violento e pericoloso, ancora più aggressivo sotto l'effetto di alcol o droghe, ma lucido e pienamente capace di intendere e volere. È il profilo di Marin Jelenic, il trentaseienne croato accusato dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, così come emerge dalla perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise di Bologna.
Lo psichiatra Domenico Berardi, incaricato come perito, lo ha incontrato in carcere una sola volta, lo scorso luglio: da quella visita ha tratto la convinzione che l'uomo non presenti alcuna infermità mentale, ma una struttura di personalità gravemente distorta.
Il profilo tracciato dagli esperti
«Quando lo abbiamo visitato, si è presentato in buono stato, lucido, orientato, coerente, in controllo della situazione», ha riferito Berardi in aula. Nessun sintomo delirante, nessuna allucinazione, nessuna traccia di depressione. L'imputato è apparso «intelligente, abile» e «molto spigliato», capace di gestire l'interazione con i consulenti e persino di prendere il controllo della conversazione. Pur conoscendo bene l'italiano, ha preteso di parlare in inglese. Ha rifiutato di discutere di sé e ha negato qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio, sostenendo che nessuno lo ha visto.
«È rimasto sempre freddo, distante», ha aggiunto il perito. A colpirlo sono stati anche i tatuaggi visibili sotto la canottiera indossata durante il colloquio: fiamme nere ben fatte e un insieme di disegni realizzati con un progetto preciso, non estemporaneo, che hanno fatto sorgere il dubbio di un'appartenenza a qualche sottocultura identitaria.
La dimensione sadica e l'abuso di alcol
Il consulente della Procura, Stefano Ferracuti, ha concordato con le conclusioni di Berardi sulla capacità dell'imputato di stare in giudizio e ha aggiunto un tassello ulteriore. Rispondendo a una domanda del pubblico ministero sulla possibile presenza di tratti sadici, Ferracuti ha spiegato che nelle classificazioni psichiatriche il sadismo è considerato soprattutto nella sua dimensione sessuale, ma che il concetto può essere inteso in senso più ampio: «Esistono persone alle quali piace fare del male agli altri, e questo non riguarda solo la sfera sessuale».
Nel caso di Jelenic, ha precisato, «che possa provare piacere nell'imporsi, nel controllare e nel dominare gli altri è stato evidente nel nostro incontro. In questo senso una dimensione sadica c'è». Sul consumo di alcol, Ferracuti ha parlato di una condizione di abitualità che genera nell'uomo «crisi aggressive distruttive, violente». Berardi ha confermato che, quando non è sotto l'effetto di sostanze, Jelenic appare lucido, ma che l'alcol lo rende incontrollabile.
L'esplosione di rabbia in aula
L'udienza di mercoledì 23 settembre è stata interrotta da un episodio di violenza. Mentre Berardi illustrava le conclusioni della perizia, Jelenic ha cominciato a dare in escandescenze. Si è alzato, ha preso a pugni e calci la gabbia di vetro in cui era rinchiuso, ha sputato verso gli agenti della polizia penitenziaria e ha insultato pesantemente la sua avvocata, Marialuisa Marcucci, urlando frasi come «Vergogna» e «Questo è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso», aggiungendo che «l'Italia è un Paese mafioso».
Il presidente della Corte d'Assise, Pasquale Liccardo, ha disposto immediatamente il suo allontanamento dall'aula e il ritorno in carcere. La difesa, visibilmente scossa dagli insulti ricevuti, ha chiesto di essere dispensata dall'incarico, ma il giudice ha replicato che il comportamento offensivo dell'imputato non costituisce motivo sufficiente per l'esonero. La richiesta è stata comunque verbalizzata.
Il delitto e il percorso giudiziario
Alessandro Ambrosio, trentaquattro anni, capotreno di Trenitalia, era fuori servizio quando è stato colpito a morte con una coltellata alla schiena il 5 gennaio scorso nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna, un'area riservata ai dipendenti. Il movente dell'aggressione non è ancora stato chiarito. Jelenic, senza fissa dimora e con precedenti per porto abusivo di armi da taglio, era stato fermato poche ore dopo a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia, mentre si trovava davanti alla stazione ferroviaria in stato confusionale e senza documenti.
Durante la perizia ha respinto ogni accusa. La prossima udienza è fissata per il 29 ottobre, quando l'imputato sarà sentito in aula.
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