Perizia psichiatrica su Jelenic: «Capace di intendere e volere, nessuna depressione»
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Redazione Interno
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Il processo a carico di Marin Jelenic, il 36enne croato accusato dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio, si è riacceso oggi, mercoledì 23 settembre, nell'aula della Corte d'Assise di Bologna con momenti di forte tensione. L'imputato, rinchiuso nella gabbia di vetro, ha dato in escandescenze mentre era in corso la deposizione del perito nominato dalla Corte, Domenico Berardi, che stava illustrando le conclusioni della perizia psichiatrica disposta dai giudici.
Jelenic ha cominciato a prendere a pugni e calci la struttura che lo conteneva, rivolgendo pesanti insulti alla propria avvocata, Marialuisa Marcucci, e urlando frasi come «questo è un processo politico, condotto in modo indegno e mafioso», fino ad affermare che «l'Italia è un Paese mafioso». Il presidente della Corte, Pasquale Liccardo, ha immediatamente disposto che l'imputato venisse ricondotto in carcere, mentre la legale ha chiesto di essere dispensata dall'incarico difensivo, richiesta che è stata verbalizzata.
Le conclusioni del perito Berardi
Secondo quanto riferito in aula dallo psichiatra Domenico Berardi, professore ordinario di Psichiatria presso l'Università di Bologna, l'imputato non presenta alcuna infermità mentale tale da comprometterne o escluderne la capacità di intendere e di volere, né al momento dei fatti né attualmente. «Quando lo abbiamo visitato si è presentato in buono stato, lucido, orientato, coerente, in controllo della situazione, aveva anche un aspetto sano. Era calmo, tranquillo e privo di psicopatologie, non è stato delirante e non ha avuto contenuti allucinatori. Tantomeno non aveva patologie depressive.
Anzi è stato lucido e vivace», ha dichiarato il perito, aggiungendo che non sono mai emersi sintomi deliranti. Berardi ha inoltre sottolineato che Jelenic, pur parlando bene l'italiano, ha preteso di esprimersi in inglese e ha sempre negato ogni coinvolgimento nell'omicidio, mostrandosi «freddo, distante», ma anche «intelligente, abile» nel gestire la situazione.
La personalità dell'imputato e il «narcisismo maligno»
La perizia ha delineato i tratti caratterizzanti della personalità di Jelenic, descritti come un «narcisismo maligno» e sfrenatamente individualista, senza però che questi elementi siano riconducibili a una patologia psichiatrica in senso stretto.
Il consulente nominato dalla Procura, Stefano Ferracuti, rispondendo a una domanda del pm Michele Martorelli, ha parlato di una «dimensione sadica» intesa come possibile piacere nell'imporsi, nel controllare e nel dominare gli altri, precisando che nelle classificazioni psichiatriche il sadismo è considerato soprattutto nella sua dimensione sessuale, ma che il concetto può essere esteso a un ambito più ampio.
Il perito Berardi ha inoltre evidenziato come nelle carceri di Brescia e Bologna non sia stato rilevato nulla di psicotico né sindromi da astinenza, nonostante l'imputato faccia un consumo pesante di alcol e sostanze: «Quando non è sotto il loro effetto riprende il controllo», ha spiegato.
I precedenti e il contesto del delitto
Alessandro Ambrosio, 34 anni, capotreno di Trenitalia, era fuori servizio quando la sera del 5 gennaio è stato accoltellato a morte con un unico fendente alla schiena nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna, un'area riservata ai dipendenti e non accessibile ai viaggiatori. Le telecamere di videosorveglianza avevano ripreso Jelenic pedinare la vittima per diversi minuti senza apparente motivo prima di aggredirla.
Dopo il delitto, l'uomo si era allontanato a bordo di un treno regionale diretto a Milano, rendendosi molesto nei confronti del personale, e era stato fermato a Desenzano del Garda nella tarda serata del 6 gennaio, identificato grazie al sistema di comparazione delle impronte digitali. Nel corso del processo è emerso che Jelenic aveva aggredito altri capitreno nei giorni e nei mesi precedenti l'omicidio, circostanza acquisita agli atti su richiesta della parte civile.
Il movente del delitto, su cui l'imputato non ha mai ammesso responsabilità, resta a oggi non chiarito.
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