Il riscatto di Deromedis: il pugno subito, la vittoria al fotofinish e il trionfo azzurro a Gällivare
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Redazione Sport
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La neve svedese di Gällivare ha fatto da teatro, nell’ultimo fine settimana di marzo, a una di quelle sequenze che trasformano una semplice gara di Coppa del Mondo in una vicenda umana prima ancora che sportiva. Per Simone Deromedis, campione olimpico in carica, la tappa conclusiva della stagione 2025-2026 sembrava essersi chiusa anzitempo nel peggiore dei modi: sabato, nel corso dei quarti di finale della gara-1, il francese Youri Duplessis-Kergomard lo ha colpito con un pugno. Un gesto inequivocabile – prontamente sanzionato dalla giuria con la squalifica dell’atleta transalpino – che ha estromesso l’azzurro dalla competizione, lasciandolo a guardare il resto della giornata da spettatore involontario, mentre lo svedese David Mobaerg si aggiudicava la vittoria davanti al canadese Reece Howden.
Ma lo skicross, si sa, è disciplina che vive di contatti, cadute e, spesso, di una sottile linea rossa tra l’aggressività consentita e la scorrettezza. La reazione di Deromedis, in questo senso, non si è fatta attendere. A distanza di poche ore, nell’ultima gara dell’intera annata agonistica, il venticinquenne trentino ha messo in scena una prova di forza che ha dell’incredibile, trasformando la delusione in carburante per una rimonta psicologica tanto quanto tecnica. Dopo aver superato a testa bassa i turni eliminatori, l’oro di Milano Cortina 2026 si è presentato al cancelletto di partenza della finalissima con la consapevolezza di chi non intende lasciare alcun margine al caso, consapevole che la stagione gli doveva ancora un’ultima soddisfazione.
La finale con il canadese Reece Howden – già matematicamente vincitore della Coppa del Mondo generale e dominatore della classifica – è stata un capolavoro di tensione. I due hanno dato vita a un duello serrato, condito da sorpassi e controsorpassi che hanno tenuto gli spettatori con il fiato sospeso fino all’ultima curva. Il distacco, al termine, è risultato talmente irrisorio da rendere necessario il verdetto al fotofinish: un verdetto che ha premiato l’azzurro, capace di avere la meglio sull’avversario per una manciata di centimetri. Per Deromedis si tratta del terzo successo stagionale in Coppa del Mondo, un bottino che impreziosisce un inverno già da incorniciare e che segue il trionfo olimpico conquistato sulla pista di casa a Livigno.
La soddisfazione per il movimento italiano, però, non si è esaurita con la vittoria del suo fuoriclasse. A completare il quadro è arrivato il terzo posto di Edoardo Zorzi, capace di conquistare il podio nonostante una caduta nella fase calda della finale. Un risultato che porta la firma di una nazionale in stato di grazia, la stessa che già in apertura di stagione aveva mostrato i muscoli con lo stesso Zorzi e che alle Olimpiadi di casa aveva piazzato Federico Tomasoni sul secondo gradino del podio alle spalle proprio di Deromedis. La fotografia finale di Gällivare, insomma, restituisce l’immagine di un gruppo solido: due italiani sul podio, con il sestetto di Dominik Zuech a chiudere una prestazione corale di altissimo livello.
Se per Howden la medaglia d’argento rappresenta l’ultimo atto di una stagione dominata – la quarta sfera di cristallo della carriera, la seconda consecutiva – per Deromedis questo successo ha assunto i contorni di un riscatto personale. L’episodio con Duplessis-Kergomard, che nella giornata precedente lo aveva privato della possibilità di giocarsi le proprie carte, è stato metabolizzato e trasformato in energia positiva, come dimostra il ritrovato affiatamento con il compagno di squadra Zorzi sul podio. La classifica generale finale, che vede l’azzurro chiudere al secondo posto alle spalle del dominatore canadese, certifica una costanza di rendimento che, nell’arco dell’intera annata, è mancata solo a pochi.
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