Shiva condannato per la rissa a San Benedetto, la pistola e l’accusa a Fedez a “Belve”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il gup del tribunale di Ascoli Piceno, Barbara Caponetti, ha depositato la sentenza che chiude, almeno in primo grado, il capitolo processuale legato alla violenta rissa scoppiata sul lungomare di San Benedetto del Tronto nella notte del 30 agosto 2023. Il protagonista di quella vicenda, il rapper milanese Andrea Arrigoni – meglio noto al pubblico come Shiva, attuale numero uno nella classifica Fimi con l’album “Vangelo” – è stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione. Non solo: con lui, la stessa sorte è toccata ai tre amici che lo accompagnavano in quella notte di fine estate, ovvero Boris Bentil, Patrick Raimo e Simone Dannis Alvaro Recrosio, fermati a pene leggermente inferiori (tre anni e due mesi) rispetto al leader del gruppo. La ricostruzione accusatoria, basata sulle indagini coordinate dalla Procura, ha dipinto lo scenario di uno scontro degenerato da una banale scintilla in piazza della Verdura, fino ad arrivare a calci, pugni e all’uso di un coltello (contestato come porto abusivo d’arma da taglio) che avrebbe raggiunto uno dei rivali alla schiena. Il rito abbreviato, che ha comportato lo sconto di un terzo della pena per la scelta del rito, ha permesso a Shiva di evitare le aule affollate delle udienze pubbliche, ma non ha cancellato la condanna per lesioni aggravate e furto (contestato per lo zaino di una delle vittime), né l’obbligo di risarcire le parti civili.
L’intervista a Francesca Fagnani e l’ombra della pistola mai trovata
Proprio mentre la sentenza veniva resa nota dalle agenzie di stampa, il rapper era ospite negli studi di Rai 2 per la prima serata di “Belve”, dove si è sottoposto al fuoco incrociato delle domande di Francesca Fagnani. E se la rissa di San Benedetto rappresenta l’ultimo capitolo giudiziario in ordine di tempo, è un altro episodio – ben più grave sul piano penale – a dominare la scena del colloquio: il raid del 2023 in cui Shiva, dopo essere stato aggredito da due ragazzi, impugnò una pistola sparando loro alle gambe. Una vicenda per la quale l’artista è già stato condannato per tentato omicidio (con la successiva riduzione della pena grazie al patteggiamento e la libertà vigilata con obbligo di firma), ma che conserva un nodo oscuro al suo centro. “La pistola non è mai stata trovata, che fine ha fatto?” ha chiesto la giornalista, ricevendo come risposta un secco “Non ne ho idea”, accompagnato da un sorriso che non è sfuggito alle telecamere. La conversazione si è poi fatta più tecnica e, per certi versi, imbarazzante per il diretto interessato: quando Fagnani ha scavato chiedendo conto di un silenziatore ritrovato in un cespuglio, il rapper ha prima annuito (“Sì”), per poi ritrattare in diretta (“cioè… non lo so”), spingendo la conduttrice a chiudere il siparietto con un lapidario “Vabbè l’ha detto”.
La polemica con Fedez e le lacrime per la nascita del figlio in carcere
L’intervista a “Belve”, tuttavia, non è stata solo un faccia a faccia sulle vicende processuali. Shiva, che ha raccontato di aver dedicato tutta l’infanzia alla musica (“Non ho mai avuto neanche una ragazza prima”), ha trovato il modo di aprire un fronte polemico nei confronti di un collega molto noto al grande pubblico, Fedez. Secondo la ricostruzione fornita da Arrigoni, mentre tutto il mondo della musica si mobilitava per sostenerlo con l’hashtag #FreeShiva, l’unico a rimanere in disparte sarebbe stato proprio il marito della Ferragni. Non solo: Shiva ha rinfacciato a Fedez di aver letto, durante una puntata del podcast “Muschio Selvaggio”, alcune rime che il gip – che in quel caso era una donna – avrebbe potuto interpretare come misogine, complicandogli la posizione processuale. “Mi ha danneggiato” ha tuonato il rapper, pur ammettendo che la responsabilità dei testi è di chi li scrive. A controbilanciare la durezza di questi passaggi, c’è stato un momento di commozione autentica quando Fagnani lo ha portato a ricordare la detenzione. La voce gli si è spezzata raccontando di quando, dietro le sbarre, ha saputo della nascita del primo figlio: “Non mi hanno dato il permesso di uscire. Di solito lo danno anche per reati più gravi”. La nascita gli fu comunicata dai fuochi d’artificio esplosi fuori dal carcere, e a quel ricordo – ha confessato – ha pianto tantissimo.




