Shiva a “Belve” accusa Fedez: “Non mi ha difeso e mi ha danneggiato”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La poltrona di Francesca Fagnani, quella rossa e scomoda che non concede attenuanti, ha ospitato un’altra confessione destinata a lasciare il segno. Il rapper Shiva, all’anagrafe Andrea Arrigoni, si è seduto di fronte alla conduttrice per parlare di tutto, dai proiettili che hanno forato la sua vita fino ai rapporti con chi, quel mondo, lo abita da par suo. E l’attacco, netto e senza rete, è andato dritto verso Fedez: “Mi ha danneggiato”, l’accusa, accompagnata dal dispiacere per un collega che, a suo dire, sarebbe stato l’unico a non difenderlo durante la bufera giudiziaria. Un’assenza, quella della solidarietà pubblica, che Shiva ha trasformato in un macigno.

Non sono mancati, naturalmente, i momenti di cruda tensione quando l’intervista ha virato sugli episodi più bui della sua biografia. Quell’agguato del 2023, subito nei pressi di casa sua, dove due aggressori sono stati fermati da un colpo di pistola – esploso dallo stesso rapper – che li ha feriti alle gambe. Un gesto che è costato ad Arrigoni un arresto e una condanna per tentato omicidio, vicenda giudiziaria che lo ha tenuto per mesi al centro dell’attenzione delle cronache. Eppure, a colpire il telespettatore, non è stata solo la sequenza dei fatti, quanto il dolore privato: le lacrime per il figlio, un dettaglio umano che la Fagnani ha saputo estorcere con la sua consueta, implacabile cortesia.

La condanna per la rissa a San Benedetto del Tronto

Proprio mentre l’intervista andava in onda su Rai 2, arrivava una sentenza destinata a intrecciarsi con le parole di Shiva. Il gup del tribunale di Ascoli Piceno, Barbara Caponetti, lo ha condannato a tre anni e sei mesi di reclusione con rito abbreviato per la rissa scoppiata a San Benedetto del Tronto il 30 agosto 2023. Non una lite qualunque, ma una notte di violenza degenerata in fretta, al punto da coinvolgere altre tre persone – Boris Bentil, Patrick Raimo e Simone Dannis Alvaro Recrosio – condannate a loro volta a tre anni e due mesi. La dinamica, ricostruita durante il processo, parla di una rissa tra più soggetti, senza che siano emersi particolari legami con l’agguato per cui Shiva era già stato sotto i riflettori.

Sparatoria, processo e il peso delle accuse incrociate

Non c’è, nei verbali e nelle deposizioni, un collegamento diretto tra la rissa nella città marchigiana e l’episodio della pistola a Milano. Due capitoli distinti, entrambi finiti in aula, che hanno contribuito a costruire l’immagine pubblica di un artista ormai abituato a convivere con i sigilli della giustizia. Nel caso della sparatoria, Shiva è stato arrestato dopo aver ferito i due aggressori: un gesto che la procura ha qualificato come tentato omicidio, mentre la difesa ha sempre sostenuto la legittima difesa. Le telecamere di “Belve” non sono entrate nel merito tecnico del procedimento – né potrebbe essere altrimenti – ma hanno restituito la fragilità di chi, a soli 26 anni, si trova a gestire il peso di una popolarità intrecciata a querele e rinvii a giudizio.

Il silenzio degli altri e la frattura nel mondo del rap

Fedez, nella narrazione di Shiva, diventa così il simbolo di un’omertà di lusso: quello che avrebbe potuto parlare e non l’ha fatto, lasciando il collega solo sotto i riflettori dei tribunali e dei rotocalchi. “L’unico che non mi ha difeso”, ha ribadito il rapper milanese, senza però fornire prove o messaggi privati a sostegno di questa accusa. Un’affermazione che pesa, nel clima già teso tra i due artisti, e che la Fagnani ha lasciato sospesa nell’aria, senza inseguire facili sensazionalismi. Il resto dell’intervista ha toccato la paura per la propria incolumità, il rapporto con la musica durante i mesi di detenzione e quella richiesta di aiuto – secondo Shiva – caduta nel vuoto. Nessun nome, nessuna lista di chi avrebbe tradito, solo il bersaglio preciso contro un volto noto del panorama musicale italiano.

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