Shiva a “Belve” accusa Fedez (“Mi ha danneggiato”) e piange la nascita del figlio in carcere
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel salotto investigativo di Francesca Fagnani, il rapper milanese Andrea Arrigoni – meglio conosciuto come Shiva – ha scelto il palco di “Belve” (in onda su Rai 2) per rompere un silenzio carico di tensione, affrontando a viso aperto le due anime che convivono nella sua vicenda umana e giudiziaria. Da un lato, l’artista che ha trasformato il dolore e la rabbia in rime; dall’altro, l’imputato che, proprio nelle ore immediatamente precedenti la messa in onda, ha incassato una nuova condanna pesante. Perché se è vero che il tempo mediatico è tiranno, la coincidenza è risultata crudele: Shiva si è raccontato alla conduttrice mentre il gup del tribunale di Ascoli Piceno, Barbara Caponetti, firmava la sentenza che lo condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per la rissa scoppiata a San Benedetto del Tronto nell’agosto del 2023, una notte di violenza finita con pugni, una cintura e un coltello che hanno coinvolto anche i suoi tre amici, Boris Bentil, Patrick Raimo e Simone Dannis Alvaro Recrosio, condannati a loro volta a tre anni e due mesi.
L’affondo a Fedez e il peso delle parole in aula
Il momento più teso dell’intervista, tuttavia, non ha riguardato la rissa sul lungomare marchigiano, bensì il rapporto ormai liquefatto con il collega Fedez. Shiva è stato lapidario: “Mi ha danneggiato”. Secondo la sua ricostruzione, mentre gran parte della scena rap si mobilitava per sostenerlo durante i guai con la giustizia, Fedez sarebbe stato non solo assente ma, peggio, controproducente. Il rapper ha spiegato che una puntata di “Muschio Selvaggio” – nella quale Fedez aveva messo sotto la lente d’ingrandimento alcune sue rime etichettate come misogine – è finita per trasformarsi in un boomerang giudiziario. “Il Gip che mi ha interrogato era donna”, ha sottolineato Shiva con una frase incidentale che pesa come un macigno, “e quelle parole mi hanno messo in condizioni difficili”. Non è solo una questione di orgoglio ferito, insomma; è l’accusa esplicita di aver gettato benzina sul fuoco nel momento più critico della sua carriera, quando ogni virgola delle sue canzoni veniva passata al setaccio dai magistrati.
La pistola sparita e il sorriso di chi non ha risposte
Francesca Fagnani, fedele al suo stile che non concede tregua, ha portato Shiva a ripercorrere l’altra notte maledetta: quella dell’11 luglio 2023, quando a Settimo Milanese il rapper impugnò una pistola e sparò ferendo alle gambe i due aggressori che lo avevano raggiunto. “La pistola non è mai stata trovata, che fine ha fatto?”, ha chiesto lei. La risposta di Shiva – “Non ne ho idea”, accompagnata da un sorriso che lascia più dubbi di quanti ne risolva – ha gelato lo studio. Un’arma che svanisce nel nulla, una vicenda di tentato omicidio che si porta dietro il peso di un silenziatore mai del tutto chiarito e di una condanna per la quale, dopo il patteggiamento in appello, l’artista ha ottenuto la libertà con obbligo di firma. E in quella libertà condizionata, c’è il racconto di un artista che ammette di aver fatto “un sacco di cazzate, cose evitabili”, consapevole che “in carcere non vince il più bravo”.
Le lacrime per Draco e la gavetta con Cranio Randagio
Se nella prima parte dell’intervista prevaleva il tono asciutto e a tratti sfidante di chi ha dovuto imparare a difendersi da solo (“Nella vita cosa era giusto o sbagliato l’ho dovuto capire da solo, e per capirlo ho dovuto sbagliare”), il racconto si è spezzato quando è entrato in scena il figlio, Draco. Nato mentre Shiva era ancora dietro le sbarre, il piccolo rappresenta la ferita più profonda e la gioia più grande. Il rapper ha rivelato di non aver ottenuto il permesso per assistere al parto, nonostante simili richieste vengano spesso accolte anche per reati più gravi. L’immagine che resterà impressa, però, è quella dei fuochi d’artificio sentiti dalla cella: “Quando li ho sentiti ho pianto tantissimo”. Una catarsi che si chiude con un gesto di tenerezza verso il passato: alla domanda su chi riporterebbe in vita per due minuti, Shiva non ha esitato a nominare l’amico Cranio Randagio, il compagno di gavetta scomparso prematuramente, dimostrando che dietro la scorza del trapper processato batte ancora il cuore del ragazzo che non ha mai smesso di cercare un esempio da seguire.




