Gli Stati Uniti attendono la risposta dell’Iran sul piano di pace, mentre Trump gioca a golf e attacca l’Italia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La fragile tregua che tiene sospese le ostilità in Iran – una quiete armata, per certi versi, più preoccupante del conflitto aperto – non ha ancora prodotto il risultato principale che Washington dice di cercare: una risposta chiara e definitiva da Teheran sull’ultima proposta di pace americana. Gli Stati Uniti, infatti, aspettano da venerdì un segnale che arrivi dalla Repubblica Islamica, ma quel segnale, al momento, non si è materializzato. E il tempo, in queste dinamiche, non gioca mai a favore della diplomazia.

Sabato 9 maggio, il presidente Donald Trump – che ormai da più di un anno siede nuovamente alla Casa Bianca, con un secondo mandato segnato da una linea esecutiva ben diversa dalla prima – ha ribadito, seppur con la consueta vaghezza, di “aspettarsi di avere notizie molto presto” da Teheran. Lo ha fatto, però, mentre trascorreva buona parte della giornata al LIV Golf Tournament di Sterling, in Virginia, presso il suo Trump National Golf Club Washington Dc. Un luogo, quest’ultimo, che non è nuovo a concentrare simboli e affari personali del presidente. Dalla buca al tavolo delle crisi, il passo è breve; ma Trump, in quella stessa giornata, ha trovato il tempo anche per un altro, caratteristico, affondo: attaccare l’Italia. Senza che sia dato sapere, dalle informazioni disponibili, il contesto preciso di quella critica.

Il ruolo del Qatar e la diplomatica “a due velocità”

Mentre il presidente si divideva tra green e dichiarazioni a effetto, il fronte diplomatico americano si muoveva su un altro asse, geograficamente distante ma altrettanto caldo. Il segretario di Stato, Marco Rubio, insieme all’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, ha incontrato a Miami il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. L’obiettivo dichiarato, secondo quanto riporta Axios, è uno solo: raggiungere un accordo che ponga fine alla guerra con l’Iran. Al Thani, va detto, avrebbe dovuto far rientro a Doha dopo un incontro avuto il giorno prima a Washington con il vicepresidente americano JD Vance. Invece, ha cambiato i suoi piani. E si è spostato in Florida. Un dettaglio, questo, che suggerisce quanto la mediazione qatariota sia considerata, dagli americani, ancora cruciale – forse l’ultimo canale ancora aperto prima di un eventuale scivolamento verso altre opzioni.

I dubbi di Teheran e il silenzio negoziale

La tregua, come detto, regge. Ma regge su equilibri talmente instabili che ogni ora che passa rischia di logorarli. Teheran, da parte sua, non ha mai nascosto i propri dubbi sulla serietà della diplomazia statunitense. Dubbi che, a giudicare dai toni trapelati dalle agenzie iraniane, non si sono affatto attenuati. Donald Trump, interpellato dal Corriere della Sera, non ha voluto commentare. Un silenzio, il suo, che può essere letto in molti modi – ma certo non come un segnale di urgenza. Su Truth, invece, il presidente ha ripostato un articolo che riporta i risultati di un sondaggio: secondo questa rilevazione, per la maggioranza degli americani evitare che l’Iran ottenga l’arma nucleare è più importante che porre fine alla guerra. E a corredo, una didascalia secca: «importantissimo». Non una mediazione, dunque, ma una gerarchia di priorità resa pubblica.

La risposta iraniana è partita, ma non è ancora arrivata a destinazione

A Roma, nella giornata del 10 maggio, l’agenzia di stampa iraniana Irna ha diffuso una notizia destinata a pesare sugli sviluppi delle prossime ore: “La risposta della Repubblica Islamica dell’Iran all’ultimo testo proposto dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra è stata inviata oggi al mediatore pachistano”. Un passaggio, questo, che sposta l’attenzione su Islamabad – un mediatore finora rimasto in secondo piano rispetto al Qatar, ma che ora si trova a maneggiare un documento potenzialmente decisivo. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, in precedenza, aveva più volte ripetuto che le “osservazioni e considerazioni” di Teheran sarebbero state trasmesse soltanto dopo un’attenta analisi e una sintesi finale delle proposte statunitensi. Analisi che, evidentemente, si è conclusa. Resta da vedere cosa contenga quella sintesi, e se Washington la giudicherà un passo avanti o l’ennesimo rinvio.

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