Iran, la fase acuta dei rimpatri si chiude: per Tajani l'unica criticità rimane alle Maldive

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La macchina dei rientri dei cittadini italiani dalle aree mediorientali interessate dalla crisi, e in particolare dall'Iran, ha sostanzialmente esaurito la sua spinta emergenziale. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso di un punto stampa alla Farnesina, facendo il punto sulla situazione dei connazionali ancora all'estero e tracciando un bilancio dell'operazione messa in campo nelle ultime, concitate settimane. Secondo quanto riferito dal titolare della diplomazia italiana, la ripresa graduale ma costante dei voli di linea ha permesso di alleggerire in maniera significativa la pressione su ambasciate e consolati, riducendo drasticamente il numero di quanti avevano fatto richiesta di rientro immediato.

Se per i Paesi del Golfo e per altri scali come quello di Colombo, in Sri Lanka, si può parlare di una situazione tornata alla normalità, con i soli residenti rimasti sul posto e assistiti dai rinforzi diplomatici inviati nei giorni scorsi, l'attenzione della Farnesina rimane alta su un fronte ben preciso e geograficamente distinto dal teatro del conflitto. L'arcipelago delle Maldive, meta turistica tra le più gettonate, rappresenta ad oggi l'unico vero nodo da sciogliere. Tajani ha tenuto a sottolineare, nel suo intervento, come l'arcipelago non sia affatto toccato da tensioni belliche – “lì non c'è la guerra”, ha puntualizzato – ma la criticità è data dall'alta concentrazione di connazionali che, complice la ripresa dei collegamenti, stanno cercando di fare rientro in patria nello stesso lasso di tempo.

Rinforzi a Malé per gestire l'onda lunga dei rientri

Proprio per far fronte a questo collo di bottiglia, che non dipende da una situazione di pericolo quanto da una questione di capacità ricettiva dei voli di linea, il ministero ha deciso di potenziare la propria presenza nell'atollo di Malé. All'ambasciata, ha spiegato il ministro, sono arrivati nuovi funzionari e un contingente dell'Arma dei Carabinieri, un assetto operativo pensato per snellire le procedure e assistere i turisti in attesa di un posto sugli aerei. È in arrivo, nelle prossime ore, anche l'ambasciatore, a testimonianza di come l'isola sia diventata il centro nevralgico dell'ultima fase dell'operazione di rimpatrio. La situazione, benché in via di miglioramento, presenta ancora dei ritmi di smaltimento inferiori alle richieste: i voli ordinari, seppur ripresi, non bastano a soddisfare in tempi rapidissimi la domanda di chi vuole tornare.

Dati e numeri di un'esodo da oltre ventimila persone

L'operazione, nelle sue varie fasi, ha coinvolto numeri imponenti. Nei giorni precedenti, la stessa unità di crisi della Farnesina aveva gestito migliaia di richieste, con partenze organizzate non solo dal Golfo Persico ma anche da Thailandia, Cambogia e dallo stesso Sri Lanka. Si contavano, in una prima ricognizione, circa centomila italiani sparsi in un'area vastissima, una mappa che andava dagli Emirati Arabi Uniti – con trentamila presenze tra Dubai e Abu Dhabi – fino a Israele e all'Egitto. Di questi, nelle scorse settimane, circa venticinquemila hanno fatto rientro in Italia, un flusso costante che ha visto impiegati sia voli charter straordinari, come quello operato da Ita dall'Oman, sia i normali collegamenti di linea che hanno ripreso progressivamente a operare. Per quanto riguarda la Thailandia, ha aggiunto Tajani, il problema è in via di lenta ma progressiva risoluzione, parallelamente al miglioramento del quadro generale.

Il quadro geopolitico e la posizione italiana

Al di là della gestione dell'emergenza rimpatri, il ministro ha voluto ribadire la linea politica del governo rispetto a un conflitto che, nelle sue parole, vede un “totale abbandono del diritto internazionale”. L'Italia, ha ribadito, non è in guerra con nessuno e non intende esserlo, lavorando piuttosto per una de-escalation e per una soluzione negoziale. I canali diplomatici con Teheran, ha concluso Tajani, restano aperti, così come il dialogo con tutti i Paesi coinvolti, in un contesto che resta estremamente fluido e segnato da continui attacchi, come l'ultimo missile partito dall'Iran e diretto verso la Turchia.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.