Inps, addio ai bollettini cartacei per colf e badanti: dal 2026 si paga tutto con PagoPa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’Istituto nazionale della previdenza sociale, come aveva del resto preannunciato nei mesi scorsi, ha definitivamente messo in archivio l’era dei moduli cartacei per il versamento dei contributi dovuti per i lavoratori domestici. Dal primo gennaio di quest’anno, infatti, la storica busta arancione con i bollettini premarcati non arriverà più nelle cassette postali della stragrande maggioranza dei datori di lavoro, un cambiamento epocale che riguarda colf, badanti e babysitter e che impone un salto netto verso il digitale -6. La scelta, rientrante in quel processo più ampio di dematerializzazione che la pubblica amministrazione sta portando avanti ormai da tempo, punta a semplificare gli adempimenti, ridurre i costi di gestione e offrire un servizio più rapido e sempre accessibile, ma comporta anche un necessario e obbligatorio adeguamento per tutte quelle famiglie che, fino allo scorso anno, facevano affidamento sulla spedizione postale per tenersi in regola con le scadenze -9.

La nuova procedura, stando a quanto comunicato dallo stesso Istituto, si basa interamente sull’utilizzo della piattaforma PagoPA, il sistema di pagamenti elettronici verso la pubblica amministrazione. I datori di lavoro, che spesso sono privati cittadini magari non giovanissimi e non sempre avvezzi all’uso degli strumenti informatici, dovranno necessariamente collegarsi al portale dei pagamenti dell’Inps, accessibile tramite le proprie credenziali digitali – SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi – oppure inserendo semplicemente il codice fiscale e il codice del rapporto di lavoro, un codice quest’ultimo che identifica univocamente ogni singolo contratto di assistenza familiare -1-4. Una volta effettuato l’accesso, il sistema renderà disponibili gli avvisi di pagamento relativi al trimestre di competenza, avvisi che potranno essere saldati immediatamente online con carta di credito o addebito su conto, oppure stampati per essere pagati successivamente presso qualsiasi sportello bancario, postale o tabaccaio aderente al circuito, senza dimenticare la possibilità offerta dalle applicazioni mobile come l’App IO o l’App INPS Mobile, che rendono l’operazione fattibile in pochi secondi direttamente dallo smartphone -1-4-7.

Va detto, per completezza di informazione, che il passaggio non è stato pensato in maniera traumatica per tutti. L’Inps ha infatti previsto una fase transitoria, limitata al solo anno in corso, per una specifica categoria di contribuenti. I datori di lavoro che hanno già compiuto settantasei anni, e che in passato avevano scelto l’opzione della spedizione postale, continueranno a ricevere i modelli PagoPa in formato cartaceo per tutto il 2026, una misura di accompagnamento che consentirà loro di familiarizzare con le nuove modalità senza il timore di incorrere in errori o dimenticanze -3-9. Per tutti gli altri, invece, l’opzione cartacea è destinata a scomparire del tutto e, particolare non di poco conto, per i nuovi rapporti di lavoro domestico instaurati a partire da quest’anno non sarà neppure più concessa la possibilità di richiedere l’invio postale: chi assume oggi una badante o una babysitter deve sapere fin da subito che la gestione del rapporto passerà esclusivamente attraverso i canali telematici messi a disposizione dall’Istituto -4-6.

Un adeguamento biennale che incide sugli importi e un supporto telefonico pensato per i meno giovani

Parallelamente alla rivoluzione digitale nelle modalità di pagamento, il 2026 porta con sé anche una revisione al rialzo degli importi contributivi, un adeguamento che l’Inps ha ufficializzato con la circolare numero 9 del 3 febbraio scorso, recependo la variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, che è stata fissata all’1,4 per cento -2-8. Questo scatto, che tecnicamente rappresenta una rivalutazione legata al costo della vita, si traduce in un incremento di pochi centesimi per ogni ora di lavoro effettivamente prestata, un aggravio che, secondo le prime stime elaborate dalle associazioni di categoria come Assindatcolf, si attesterà mediamente intorno ai trenta-quaranta euro annui a carico del datore di lavoro, una cifra tutto sommato contenuta ma che va comunque messa in conto nella gestione del bilancio familiare -7-10.

Per districarsi nella giungla delle nuove tabelle contributive, occorre tenere presente che i rapporti di lavoro domestico si suddividono in diverse fasce in base alla retribuzione oraria effettivamente corrisposta al lavoratore. Per i contratti a tempo indeterminato con un orario settimanale inferiore alle venticinque ore, ad esempio, il contributo orario complessivo sale a 1,70 euro se la paga oraria non supera i 9,61 euro; si attesta a 1,92 euro per le retribuzioni comprese tra 9,61 e 11,70 euro; e raggiunge i 2,34 euro per le paghe superiori a quest’ultima soglia -5-10. Una quota di questi importi, come mostra una tabella riassuntiva pubblicata dallo stesso Istituto, rimane a carico del lavoratore, con una trattenuta che varia da 0,43 a 0,59 euro all’ora. Per chi invece assume personale con un contratto a tempo determinato, scatta una maggiorazione ulteriore, il cosiddetto contributo addizionale dell’1,40 per cento, interamente a carico del datore, che porta i contributi orari a salire rispettivamente a 1,82, 2,05 e 2,50 euro per le tre fasce di retribuzione sopra menzionate -2-8.

Rimangono invariate, in questo panorama di novità, le scadenze di pagamento, che continuano a essere scandite dal ritmo trimestrale ben noto alle famiglie. La prima scadenza utile, quella che riguarda i contributi maturati nei mesi di gennaio, febbraio e marzo, è fissata improrogabilmente al 10 aprile 2026, un appuntamento da segnare in calendario con particolare cura proprio per la novità rappresentata dall’abbandono del cartaceo -5-7. A questo proposito, l’Inps ha comunque attivato un servizio di assistenza telefonica dedicato, un aiuto concreto per tutti quei datori di lavoro, specie i più anziani, che dovessero incontrare difficoltà nell’utilizzo del portale o nella generazione degli avvisi di pagamento; operatori specializzati, spiega una nota diffusa nei giorni scorsi, contatteranno direttamente gli interessati per fornire supporto passo dopo passo, dall’accesso al sito fino alla conferma dell’avvenuto versamento, un tentativo, questo, di non lasciare indietro nessuno in questa fase di transizione che, volenti o nolenti, porterà la gestione dei contributi per colf e badanti definitivamente nell’era del digitale -4-6.

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