Ucraina, la “guerra delle tregue” tra Putin e Zelensky: annunci a colpi di post per il 9 maggio

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La scacchiera diplomatica torna a mostrare tutte le sue contraddizioni proprio mentre i riflettori si accendono sulle celebrazioni dell’81esimo anniversario della vittoria sul nazismo. Dopo l’annuncio di Mosca – che aveva proposto un silenzio delle armi limitato all’8 e al 9 maggio per permettere lo svolgimento delle parate in onore della “Grande Guerra Patriottica” –, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto con una mossa a sorpresa, alzando il rischio di una competizione retorica sul chi sia il vero artefice di una tregua umanitaria; e lo ha fatto anticipando i tempi, nella convinzione che la vita umana non possa attendere i tempi della propaganda del Cremlino.

Volodymyr Zelensky, attraverso un post sulla piattaforma X, ha dichiarato un cessate il fuoco a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio, sottolineando che “la vita umana vale più di una celebrazione”. Una precisazione, quest’ultima, che suona come una stoccata al presidente russo Vladimir Putin: “A oggi”, ha scritto Zelensky, “non c’è stata alcuna richiesta ufficiale rivolta all’Ucraina riguardo alla modalità di cessazione delle ostilità, di cui si parla nei social media russi”. Il leader di Kiev ha poi aggiunto, con un realismo che non lascia spazio a illusioni pacifiste, che “agiremo in modo reciproco a partire da quel momento”, una formula che lega la durata della tregua al comportamento effettivo delle truppe nemiche e che non rappresenta una resa incondizionata, ma una prova di fiducia a tempo determinato.

La controffensiva comunicativa di Kiev

L’intento della controffensiva ucraina, in questo frangente, appare chiaramente tattico: non si tratta di un dietrofront sulla strategia militare, bensì di un tentativo di riconquistare l’iniziativa politica sul campo della narrazione internazionale. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha fatto eco al presidente, sostenendo che il 6 maggio sarà il banco di prova per capire se Mosca voglia realmente la pace o preferisca inseguire finte parate militari. I russi, dal canto loro, hanno accolto l’annuncio di Zelensky con la consueta diffidenza, ribadendo per bocca del ministero della Difesa che “se l’Ucraina viola la tregua, attaccheremo il centro di Kiev”. Una minaccia che suona come una spada di Damocle sospesa sulla capitale ucraina, implicitamente riconoscendo che il regime di silenzio chiesto da Putin è in realtà più fragile di quanto si voglia far credere.

Va ricordato, a tal proposito, che le celebrazioni sul Piazza Rossa di quest’anno si terranno in tono minore: per la prima volta da quasi vent’anni, sfilano senza mezzi militari pesanti, un dettaglio che molti analisti leggono come un tentativo di evitare l’umiliazione di un attacco con droni in diretta tv. Ed è proprio in questo contesto di debolezza percepita che si inserisce l’inaspettata accelerazione di Zelensky. Le dichiarazioni del leader ucraino – che ha parlato di “cinismo assoluto” da parte russa nel chiedere un cessate il fuoco mentre si continuano a lanciare missili giorno dopo giorno – trovano un riscontro drammatico negli eventi sul terreno: cinque civili sono rimasti uccisi negli ultimi raid nelle regioni di Poltava e Kharkiv, a poche ore dall’annuncio di Putin.

Il precedente dell’attacco notturno a Cheboksary

Quello che sembra un semplice braccio di ferro verbale, in realtà, si sta svolgendo sullo sfondo di una delle offensive più incisive di Kiev in territorio russo. Stanotte, le forze ucraine hanno lanciato un attacco missilistico – condotto con droni e con il sofisticato missile FP-5 Flamingo – contro la fabbrica Jsc Vniir-Progress a Cheboksary, nella Repubblica Ciuvascia. Si tratta di un istituto statale russo di importanza strategica, specializzato nella produzione di componenti per armi di precisione (tra cui le antenne di navigazione Kometa) impiegate quotidianamente contro le città ucraine. I video diffusi dai residenti mostrano un vasto incendio divampare nello stabilimento, nonostante i russi avessero installato delle gabbie anti-drone per proteggere l’edificio; un tentativo di schermatura reso vano proprio dalla potenza del missile ucraino, che ha dimostrato ancora una volta la capacità di Kiev di colpire obiettivi sensibili a più di 900 chilometri dal confine.

L’operazione notturna non si è limitata alla Ciuvascia: esplosioni sono state segnalate anche nella Crimea occupata, a Voronezh, a Kazan e persino vicino a una delle principali raffinerie di Kirishi, nella regione di Leningrado. Il sindaco di Mosca, Sergey Sobyanin, ha affermato che due droni sono stati abbattuti mentre si avvicinavano alla capitale, mentre almeno 18 aeroporti russi hanno dovuto sospendere temporaneamente le operazioni di volo. Questi eventi dimostrano plasticamente che mentre i leader si scambiano proposte di tregua sui social media, le logiche della guerra seguono un ritmo del tutto indipendente: più Mosca invoca la necessità di non essere disturbata durante le sue celebrazioni, più Kiev sembra determinata a dimostrare che nessun luogo – tantomeno le industrie belliche nel cuore della Russia – è al sicuro dai counterstrike.

Meta Description: Ucraina: Zelensky anticipa la tregua al 5 maggio, sfida Putin. Attacco notturno di Kiev a Cheboksary incendiando fabbrica armi russa.

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