In Honduras accuse a Trump e seggi aperti un'ora in più per l'affluenza record

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La candidata di sinistra Rixi Moncada, che corre per il partito Libre, ha denunciato con toni netti quelle che ha definito "azioni di ingerenza" del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel delicato processo elettorale honduregno, il cui svolgimento è stato caratterizzato, in queste ore, da un'affluenza così elevata da costringere a una proroga dei seggi. "Non c’è alcun dubbio che ci siano due azioni concrete, a tre giorni dalle elezioni, che sono totalmente interventiste", ha dichiarato Moncada, la quale – è lei stessa a ricordarlo – viene considerata "comunista" dal leader della Casa Bianca, il quale ha invece concesso il suo endorsement pubblico al candidato conservatore Nasry Asfura. Una presa di posizione, quella di Trump, che si inserisce in un contesto già teso e che la candidata di Libre interpreta come un tentativo di influenzare l'esito del voto in un paese storicamente molto sensibile alle dinamiche della politica nordamericana.

Il prolungamento del voto e l'alta partecipazione

Il Consiglio Elettorale Nazionale (Cne), dal canto suo, ha dovuto gestire l'ondata di partecipazione, annunciando di aver posticipato di un'ora, fino alle 18:00 ora locale, la chiusura dei seggi elettorali. La decisione, presa in base a quanto previsto dalla legge elettorale, garantisce che possa votare anche l'ultimo elettore presente in coda al momento della chiusura ufficiale, una misura che mira a tutelare il diritto di espressione di tutti. Queste elezioni generali, le dodicesime dalla fine del regime militare e dal ritorno all'ordine costituzionale nel 1980, vedono infatti i cittadini chiamati a scegliere non solo il nuovo presidente, ma anche un nuovo Congresso e centinaia di cariche locali, in un appuntamento che mobilita circa sei milioni di persone.

I risultati preliminari e il quadro politico

Secondo i primi dati diffusi dalla commissione elettorale, a guidare la corsa presidenziale è proprio Nasry Asfura, l'ex sindaco di Tegucigalpa soprannominato "il nonno", il quale ha ottenuto, nei risultati preliminari, il 40,6% delle preferenze. Asfura, sostenuto dal Partito Nazionale, si trova davanti di circa un punto e mezzo all'altro candidato di area conservatrice, il presentatore televisivo Salvador Nasralla, e con un vantaggio più ampio, di ventuno punti, su Rixi Moncada. Una triade, quella dei contendenti, che rappresenta bene le principali anime politiche del paese: la sinistra al potere con Libre, i Liberali e i conservatori del Partito Nazionale, questi ultimi avvantaggiati, in questa tornata, dal sostegno esplicito dell'amministrazione statunitense.

Il clima della giornata elettorale

La capitale, Tegucigalpa, ha mostrato un volto vivace e colorato nel giorno del voto, con i seggi che sono diventati il punto di riferimento per i sostenitori dei diversi schieramenti, i quali hanno esposto striscioni, bandiere e allestito punti di aggregazione con musica, in un clima di festa nonostante le forti tensioni politiche che percorrono la nazione. L'alta affluenza, del resto, è spesso letta come un segnale di vitalità democratica, soprattutto in un paese che ha conosciuto periodi bui di autoritarismo e che, nel recente passato, è stato segnato anche da gravi fatti di cronaca nera, alcuni dei quali – come dimostrano diverse inchieste giudiziarie ancora in corso – legati a doppio filo con gli equilibri di potere e i traffici illeciti.

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