Iran, frenata sulle esecuzioni. La Casa Bianca: "Fermate 800 condanne"
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Redazione Esteri
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L'escalation militare tra Stati Uniti e Iran, che aveva portato a un'improvvisa chiusura dello spazio aereo teheraniano e alla mobilitazione di mezzi militari, sembra conoscere una pausa di riflessione. La Casa Bianca, infatti, ha confermato le dichiarazioni del regime, affermando che "l'Iran ha fermato 800 esecuzioni" di manifestanti che da settimane animano le piazze del paese. Washington, pur continuando a monitorare attentamente gli sviluppi interni, ha parlato di una decisione significativa, pur minacciando, com'è ovvio, "gravi conseguenze" qualora le uccisioni dovessero riprendere. Mentre la tensione internazionale rimane palpabile, con la portaerei Uss Lincoln diretta verso la regione, questa mossa, di cui si è fatto portavoce anche il capo della polizia Ahmad-Reza Radan, appare come un tentativo di ridurre la pressione, almeno sul versante più strettamente giudiziario e repressivo.
La versione ufficiale di Teheran
Dal canto suo, il regime iraniano ha dipinto un quadro di ritrovata normalità, dopo giorni di disordini che hanno scosso diverse città. Il generale Radan, in un intervento trasmesso dalla tv di stato, ha sostenuto che "l'ordine è stato ripristinato", attribuendo il merito alla cooperazione tra una parte della popolazione e le forze di sicurezza. Quella collaborazione, ha aggiunto il funzionario senza approfondire la natura di tali rapporti, "ha dato nuova vita alle forze sul campo" e sarebbe stato "il segreto di questa vittoria". Parallelamente, le autorità hanno riaperto lo spazio aereo nazionale, dopo una sospensione di diverse ore che aveva alimentato timori di un'imminente azione militare esterna o di nuovi movimenti interni, attenuando, di fatto, una delle immediate cause di allarme per la circolazione aerea internazionale.
Le ripercussioni immediate sul traffico aereo
Le precauzioni in ambito aereo, comunque, restano elevate. La compagnia di bandiera svizzera, Swiss, ha annunciato la sospensione dei voli notturni per Tel Aviv a partire da questa sera e fino al 19 gennaio, citando "l'attuale situazione in Medio Oriente". Anche l'ultimo volo notturno previsto per Beirut, in programma tra il 17 e il 18 gennaio, è stato cancellato. La compagnia, che sta seguendo gli eventi con attenzione, ha dichiarato che eviterà gli spazi aerei iraniano e iracheno fino a nuovo avviso, adeguando le proprie operazioni di volo in funzione degli sviluppi. Una misura che riflette la cautela ancora dominante tra i vettori, nonostante il passo indietro sulle esecuzioni e la riapertura dei cieli da parte di Teheran.
Il contesto di una tensione non risolta
La mossa di sospendere le esecuzioni, quindi, pur rappresentando un cambiamento di rotta significativo sul piano interno e un elemento di dialogo, forzato, con la pressione internazionale, non cancella le cause profonde dello scontro. La situazione resta fluida e le dichiarazioni della Casa Bianca, che riconoscono il gesto pur mantenendo un tono di minaccia, ne sono la prova. L'invio della portaerei Lincoln verso il Medio Oriente da parte del presidente degli Stati Uniti, Trump, rimane un segnale militare potente, a indicare che la de-escalation è per il momento solo parziale e fragile. L'attenzione si sposta ora sulla capacità del regime di gestire il malcontento senza ricorrere alla forza letale e sulla risposta che arriverà da Washington, la quale ha già chiarito di non abbassare la guardia.




