Bosch taglia 13.000 posti di lavoro in Germania: l’automotive tedesco in crisi
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Redazione Economia
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Bosch ha annunciato un piano di ristrutturazione che porterà all'eliminazione di circa 13.000 posizioni in Germania entro la fine del decennio. La mossa, comunicata tramite un annuncio interno, colpisce un settore automotive già in difficoltà, mettendo a nudo le pressioni sulla industria tedesca.
La necessità di recuperare competitività
L'obiettivo dell'azienda, che ha sede nel Baden-Württemberg, è recuperare la competitività perduta e affrontare un deficit annuo del settore Mobility di 2,5 miliardi di euro. Questa decisione rappresenta un duro colpe per un pilastro industriale tedesco alle prese con i costi sociali della transizione tecnologica.
Le parole di Stefan Grosch e il piano di risparmio
Stefan Grosch, membro del consiglio di amministrazione, ha spiegato la necessità di «lavorare urgentemente sulla nostra competitività e continuare a ridurre in modo permanente i costi». Il piano non si limita ai licenziamenti ma include disinvestimenti e una revisione delle catene logistiche e di approvvigionamento per renderle più snelle ed efficienti.
Le cause strutturali della crisi
La motivazione di fondo è la debolezza strutturale della domanda del mercato automobilistico, che non sostiene gli ingenti investimenti richiesti dalla svolta verso l'elettrico e la guida autonoma. La transizione ecologica, sebbene un'opportunità, sta mostrando il suo volto più duro, costringendo a ricalibrazioni drastiche.
Un futuro incerto per l'occupazione
Questo annuncio, che segue i 9.000 tagli già previsti entro il 2024, delinea una cura dimagrante severa per il maggiore produttore mondiale di componenti. La preoccupazione si estende a tutta la filiera, con la sfida di navigare la turbolenza senza che il prezzo più alto sia pagato esclusivamente dai dipendenti.




