Ucraina, la tregua di Pasqua regge solo sulla carta: droni russi senza sosta sulla 65esima Brigata

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La funzione religiosa celebrata dal cappellano militare, con i soldati della 65esima Brigata che reggevano in mano le candele mentre lui benediceva i dolci tradizionali e i cesti di cibo, ha rappresentato l’unico vero momento di pausa in un fronte meridionale di Zaporizhzhia dove la tregua umanitaria annunciata da Vladimir Putin fatica a tradursi in realtà concrete. Nonostante il cessate il fuoco dichiarato per la Pasqua ortodossa, gli uomini in trincea raccontano una verità opposta a quella dei proclami ufficiali: i droni russi continuano a sorvolare le loro posizioni con una tale insistenza – come hanno spiegato gli stessi militari – da impedire persino il recupero dei corpi dei commilitoni caduti, lasciati a decomporsi nella terra di nessuno proprio nel giorno che simboleggia la resurrezione.

Il silenzio delle armi pesanti rotto dall’assedio aereo

Se da un lato il fragore dell’artiglieria pesante sembra essersi effettivamente attenuato lungo alcune porzioni della linea del fronte, dall’altro l’utilizzo massiccio di velivoli senza pilota – quelli che ormai rappresentano il vero tallone d’Achille della logistica ucraina – non ha subito alcuna flessione. Lo Stato Maggiore di Kiev ha denunciato cifre che, al netto della consueta propaganda bellica, dipingono un quadro di ostilità diffusa: ben 469 violazioni della tregua conteggiate in poche ore, un numero che sale drammaticamente nelle rilevazioni successive. Queste non includono solo sporadici colpi di mortaio, ma una precisa strategia di usura che impiega droni d’attacco come i temuti Lancet e i micidiali Fpv, i quali ronzano sopra le teste dei fanti senza concedere loro quella tregua psicologica di cui avrebbero disperatamente bisogno.

A corroborare questa narrazione, arrivano le testimonianze dirette dalla 148esima Brigata d’Artiglieria, i cui addetti alle comunicazioni hanno confermato all’Associated Press come i russi stiano rispettando la parola data solo a metà: “Il cessate il fuoco non viene rispettato dalla parte russa”, ha dichiarato Serhii Kolesnychenko, specificando che mentre i cannoni tacciono nel suo settore operativo (un’intersezione calda tra Donetsk, Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia), i droni continuano a colpire senza sosta. Le forze di Kiev, in risposta, hanno adottato la regola ferrea del “silenzio al silenzio e fuoco al fuoco”, una prassi che trasforma la tregua in un semplice abbassamento del volume, non certo in una fine delle ostilità.

Violazioni incrociate e il nodo degli scambi

La fragilità di questo accordo pasquale emerge del resto anche dalle accuse che viaggiano in senso opposto, perché se Kiev conta oltre duemila violazioni (parlando di 28 assalti, 479 bombardamenti e centinaia di incursioni di droni), Mosca non è da meno e ribatte che sono stati gli ucraini a infrangere per quasi duemila volte la pausa umanitaria. Le fonti filorusse citate dall’agenzia Tass, ad esempio, hanno puntato il dito contro un attacco sferrato con un drone su Nova Kakhovka, nella regione di Kherson occupata, dove sarebbero stati danneggiati veicoli e abitazioni. Proprio a Kherson, intanto, la procura ucraina ha registrato un bilancio tragico di tre morti e otto feriti in attacchi che sarebbero avvenuti a ridosso dell’orario ufficiale della tregua.

In questo clima di sfiducia totale, dove ogni gesto viene interpretato come una provocazione, l’unico spiraglio di collaborazione rimane quello, ormai quasi routinario, degli scambi di prigionieri. Mosca e Kiev hanno infatti proceduto al rilascio di 175 militari per parte, un’operazione resa possibile grazie alla mediazione degli Emirati Arabi Uniti, a cui si aggiunge la conferma della consegna al cardinale Matteo Zuppi di un nuovo elenco di detenuti ucraini nelle mani dei russi. Parallelamente, però, la diplomazia internazionale tenta di non far deragliare del tutto il dialogo: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è attesa mercoledì 15 aprile a Palazzo Chigi per ricevere Volodymyr Zelensky, un faccia a faccia che si annuncia cruciale per fare il punto sulle forniture militari e sul sostegno politico occidentale, mentre le truppe sul terreno aspettano invano di poter raccogliere i propri morti.

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