ChatGpt in down globale, OpenAI: "Stiamo indagando sul problema"
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Un sabato pomeriggio, quello del 25 luglio, che per milioni di utenti in tutto il mondo si è trasformato in un improvviso e frustrante momento di silenzio digitale. A partire dalle prime ore del pomeriggio, orario italiano, la piattaforma di intelligenza artificiale generativa ChatGpt ha smesso di rispondere, mostrando schermate di caricamento infinite o messaggi di errore che impedivano non solo di avviare nuove conversazioni, ma anche di visualizzare le chat storiche e le interazioni precedenti.
Il blackout, di portata globale, ha interessato in modo trasversale gli utenti del continente americano, a partire dagli Stati Uniti, e quelli europei, generando una marea di segnalazioni sui social network e costringendo OpenAI a intervenire pubblicamente per rassicurare una base di utenti che conta ormai centinaia di milioni di persone.
Il problema tecnico e la conferma di OpenAI
La società californiana, fondata da Sam Altman e leader indiscussa nel settore dell'intelligenza artificiale conversazionale, ha confermato il malfunzionamento con una nota ufficiale diffusa attraverso i propri canali di aggiornamento sullo stato dei servizi. Nel comunicato, OpenAI ha dichiarato di essere a conoscenza del grave problema di funzionamento e di aver attivato immediatamente le squadre tecniche per analizzarne le cause profonde.
La formulazione utilizzata dall'azienda, "Stiamo indagando sul problema", ha accompagnato la prima fase di gestione della crisi, mentre gli ingegneri lavoravano per isolare l'origine del guasto che, stando alle prime rilevazioni, sembrava coinvolgere diversi strati dell'infrastruttura cloud utilizzata per gestire le richieste degli utenti.
L'entità del disservizio e le ripercussioni globali
Le segnalazioni sono arrivate in massa da ogni angolo del pianeta, a testimonianza di quanto l'utilizzo di ChatGpt sia ormai diventato pervasivo in contesti professionali, accademici e personali. Il disservizio, descritto da OpenAI come caratterizzato da "tassi di errore elevati", ha di fatto paralizzato l'accesso alla piattaforma per un arco temporale di diverse ore, impedendo a studenti, programmatori, scrittori e professionisti di ogni settore di fruire di quello che per molti è ormai uno strumento di lavoro quotidiano.
L'assenza di risposte da parte del chatbot ha generato un notevole disagio, amplificato dalla mancanza di comunicazioni tempestive nelle prime fasi del guasto, sebbene la società abbia poi provveduto ad aggiornare costantemente lo stato del servizio sulla propria dashboard dedicata.
La gestione della crisi e il ripristino del servizio
Mentre gli utenti segnalavano l'impossibilità di caricare le chat, OpenAI ha proseguito le proprie indagini interne, cercando di distinguere tra un possibile guasto hardware, un sovraccarico dei server o un problema legato alla configurazione del software di gestione delle richieste. La complessità dell'architettura su cui poggia il modello linguistico, che richiede una potenza di calcolo enorme per gestire milioni di prompt simultanei, rende queste operazioni di diagnostica particolarmente delicate e, talvolta, lunghe.
Tuttavia, nel corso della serata italiana, le prime avvisaglie di un ripristino hanno cominciato a manifestarsi, con alcuni utenti che sono riusciti a riaccedere alle conversazioni e a ottenere risposte, sebbene in modo ancora intermittente. L'azienda ha proseguito nel monitoraggio costante del flusso di traffico, assicurando che gli sforzi fossero concentrati per riportare la piena funzionalità a tutti gli utenti entro poche ore.
L'episodio, il più grave degli ultimi mesi per la piattaforma, ha riacceso l'attenzione sulla fragilità dei grandi sistemi di intelligenza artificiale, la cui affidabilità è messa alla prova da una domanda in continua e vertiginosa crescita.
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