Lecco, testa a testa tra Boscagli e Gattinoni: centrodestra avanti ma lontano dal sorpasso
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Le urne si sono chiuse da poco più di un'ora e lo spoglio, a Lecco, procede speditamente sebbene senza ancora restituire un quadro definitivo. Dopo diciotto sezioni scrutinate su quarantatré, il candidato del centrodestra Filippo Boscagli viaggia al 48,2%, davanti al sindaco uscente Mauro Gattinoni, fermo al 42,8%. Un margine di circa 300 voti, secondo le prime ricostruzioni informali, che tiene ancora in bilcio l'esito del primo turno.
Il dato più significativo, però, è un altro: Boscagli non ha ancora raggiunto la fatidica soglia del 50% che gli consentirebbe di evitare il ballottaggio. E più lo spoglio avanza, più quel traguardo sembra allontanarsi. Gattinoni, dal canto suo, resta in scia, consapevole che cinque anni fa, proprio da questa posizione di inseguitore, riuscì a ribaltare il risultato nello spareggio di giugno con un margine di appena 31 voti.
L'affluenza in calo e il fattore astensionismo
Il dato che accomuna Lecco al resto d'Italia è però un altro, ed è quello dell'affluenza. Nel capoluogo manzoniano ha votato il 60,45% degli aventi diritto, un calo di oltre quattro punti percentuali rispetto al 64,71% della precedente tornata amministrativa del 2020. Un dato che si inserisce perfettamente nella tendenza nazionale: complessivamente, nei 894 comuni italiani chiamati al voto (tra cui diciotto capoluoghi di provincia), l'affluenza si è fermata al 60,06%, in calo rispetto al 64,91% delle scorse consultazioni.
La provincia di Lecco, considerando tutti e sette i comuni al voto (Lecco, Calco, Esino Lario, La Valletta Brianza, Mandello del Lario, Parlasco e Sueglio), ha fatto registrare una media del 58,39%. Un calo generalizzato, dunque, che in alcune realtà minori assume contorni drammatici: a Sueglio si è fermata al 26,76%, a Calco sotto il 50%.
Le cinque liste e il peso dei candidati minori
Oltre ai due principali contendenti, il quadro lecchese presenta altri tre candidati che, sebbene distaccati, potrebbero rivelarsi decisivi in caso di ballottaggio. Mauro Fumagalli, della lista civica "Orizzonte per Lecco" (sostenuta anche da Azione), si attesta intorno al 5,3%. Più indietro Francesca Losi del Partito Popolare del Nord, all'1,9%, e Giovanni Colombo del Patto per il Nord, all'1,6%.
La somma dei voti raccolti da queste tre candidature – circa l'8,8% – rappresenta il vero bacino elettorale che i due sfidanti principali proveranno a intercettare nel caso di un ballottaggio, previsto per il 7 e l'8 giugno se nessuno dei due supererà il 50% al primo turno. La loro collocazione politica è variegata: Fumagalli si pone al centro, Losi e Colombo rappresentano anime autonomiste e nordiste. Difficile, al momento, stabilire verso chi confluiranno i loro voti in una eventuale seconda tornata.
Boscagli in attesa, Gattinoni spera nel ribaltone
Mentre lo scrutinio prosegue, i due candidati maggiori osservano con atteggiamenti opposti. Boscagli, capogruppo di Fratelli d'Italia in consiglio comunale, segue i conteggi dalla sede elettorale del centrodestra, trattenendosi dal rilasciare dichiarazioni ufficiali finché il quadro non sarà più chiaro.
Gattinoni, invece, scommette sul fattore psicologico: il suo vantaggio storico nei ballottaggi (quello del 2020 è ancora impresso nella memoria degli elettori lecchesi) e la possibilità che una parte dell'elettorato moderato, spaventato dall'ipotesi di una vittoria del centrodestra al primo turno, possa mobilitarsi. Tuttavia, i numeri attuali raccontano una verità oggettiva: Boscagli conduce, ma non scappa. E a Lecco, si sa, le partite non sono mai finite finché lo scrutinio non è completato.
L'unica certezza, per ora, è che il centrodestra si è ripresentato unito (dopo le spaccature del 2020) e che questa compattezza sta pagando. Ma la storia recente insegna che a Lecco la vittoria al primo turno è un miraggio: dal 2015 nessun candidato è riuscito a superare la soglia del 50%.




