Sei Ore di Imola: la Ferrari di Giovinazzi parte in pole, dominio stretto e debutto firmato Genesis
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Redazione Sport
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Il mondiale endurance ha preso il via ieri all’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” con una sessione di qualifiche, quelle che hanno deciso la griglia di partenza della Sei Ore in programma domenica alle 13, capaci di restituire l’immagine di una competizione dai margini ormai ridottissimi. A imporsi nella Hyperpole è stata la Ferrari 499P numero 51, quella affidata al campione del mondo in carica Antonio Giovinazzi – che condivide l’abitacolo con Alessandro Pier Guidi e James Calado – e capace di fermare il cronometro sull’1’30”127, un tempo costruito con un ultimo giro di attacco portato a termine a tempo ormai scaduto. Il vantaggio sul giapponese Ryo Hirakawa, alla guida della nuova Toyota TR010, è stato infatti di soli 11 millesimi, un margine che nella sostanza fotografa l’equilibrio vertiginoso che caratterizzerà questa prima tappa della stagione.
Proprio Hirakawa, che con la sua prestazione è riuscito a infilarsi tra le due Rosse ufficiali, scatterà dalla prima fila affiancato proprio dalla vettura numero 51, mentre l’altra Ferrari ufficiale – la numero 50 affidata nella sessione decisiva ad Antonio Fuoco, che in gara sarà supportato da Molina e Nielsen – ha dovuto accontentarsi della seconda fila e del terzo crono assoluto. Un segnale, questo, della pressione altissima che si respira nel campionato costruttori: la Peugeot di Jakobsen, quarta classificata, ha chiuso a soli 73 millesimi dalla vetta, mentre l’ottavo posto in griglia per la Ferrari 83 di Kubica (con Ye e Hanson) dimostra quanto il pacchetto Hypercar sia oggi estremamente compatto. A proposito di debutti, quello che ha catturato l’attenzione degli addetti ai lavori è stato l’ingresso in pista della Genesis Magma Racing, il marchio premium del gruppo Hyundai che ha scelto il circuito imolese per il proprio esordio assoluto nel WEC. La squadra, che si presenta a meno di 500 giorni dall’annuncio ufficiale, ha già accumulato oltre 25mila chilometri di test con la nuova GMR-001 Hypercar, bruciando tappe che per altri costruttori richiederebbero cicli ben più lunghi. Le due vetture schierate (i numeri 17 e 19) occuperanno le ultime caselle della griglia, ma il team principal ha più volte ribadito come l’obiettivo immediato non sia la prestazione pura, bensì l’affidabilità e la capacità di portare entrambe le vetture al traguardo senza penalizzazioni.
L’analisi del sabato: quando il margine si misura in millesimi e la strategia diventa decisiva
Se c’è un dato che restituisce la natura di questo campionato, è la graduatoria dei primi quattro tempi: racchiusi in meno di un decimo di secondo, un’incertezza che rende la sessione di qualifica un mero preludio tattico alla vera sfida della domenica. Giovinazzi, intervistato al termine delle prove, ha ammesso senza giri di parole le difficoltà incontrate: la vettura è risultata più sensibile del previsto a causa dell’aumento delle temperature dell’asfalto, e l’italiano ha dovuto annullare più di un giro veloce prima di trovare il tracciato pulito per il tentativo decisivo. Un azzardo calcolato, quello di spingere su gomme ormai usurate per diversi passaggi, che ha pagato al fotofinish regalando alla Rossa la seconda Hyperpole consecutiva sul circuito del Santerno. Alessandro Pier Guidi, che dalla sua postazione ai box osservava il compagno, ha commentato la prestazione quasi con stupore: non era affatto scontato che Giovinazzi riuscisse a mettere insieme un giro così pulito con un treno di gomme in surriscaldamento. Per quanto riguarda il fronte Genesis, l’analisi è opposta ma altrettanto significativa. Il programma di sviluppo serrato ha permesso di simulare condizioni di gara reali già nelle sessioni del Prologo di martedì, dove le due GMR-001 hanno completato oltre 350 giri senza intoppi maggiori. La scelta di debuttare a Imola, traiettoria tecnica tra le più complesse del calendario con cordoli impegnativi e asfalto selettivo, non è stata casuale: serve a testare la resilienza del progetto prima del resto della stagione. La presenza ai box di Jacky Ickx, leggenda delle gare di durata e oggi consulente per il marchio coreano, aggiunge poi un alone di credibilità tecnica a un’operazione che molti osservatori seguono con curiosità.
Le due facce della griglia: dal dominio cronometrico alla sfida della resistenza
Mentre nella classe regina le Ferrari cercheranno di convertire il vantaggio di partenza in una vittoria davanti alle centomila presenze attese nel weekend, il campionato LMGT3 ha regalato una sorpresa di rilievo. La pole di categoria è andata infatti alla McLaren numero 10 del team Garage 59, con un tempo di 1’41”181 che ha messo in fila le due Lexus dell’Akkodis ASP Team. Più in difficoltà le Ferrari di classe GT3, con il miglior piazzamento rappresentato dalla settima posizione della vettura numero 21, mentre la 54 chiuderà lo schieramento. Una sessione, quella riservata alle vetture derivate dalla serie, che è stata interrotta prematuramente da una bandiera rossa causata da una Corvette fuori pista, un incidente che ha di fatto cristallizzato una classifica già molto corta. Per il costruttore di Maranello, la vera sfida non sarà tanto la gestione del traffico nelle fasi iniziali – un classico delle gare endurance – quanto la capacità di mantenere un passo costante senza incappare negli errori che nel 2025 avevano pregiudicato alcune prestazioni. La memoria corre al recente passato: qui a Imola, lo scorso anno, la numero 51 riuscì a regalare alla Ferrari la prima vittoria casalinga nel programma Hypercar, un risultato che lanciò poi la cavalcata verso il Titolo mondiale.
Tra sviluppo e spettacolo: il valore aggiunto del debutto Genesis
Se le vetture giapponesi ed europee si giocano la vittoria, la storia della gara è destinata a essere scritta anche dal comportamento delle new entry. La Genesis, pur sapendo di partire dal fondo dello schieramento, ha voluto sottolineare il concetto che la loro presenza a Imola rappresenta molto più di una semplice passerella. Il costruttore coreano ha utilizzato le settimane aggiuntive concesse dalla modifica del calendario (il Qatar è stato posticipato a fine anno per via del conflitto in Iran) per affinare la messa a punto delle sospensioni e la mappatura dell’unità ibrida. Il piano è chiaro: raccogliere dati in condizioni di gara reale, completare la distanza senza ritiri tecnici e, solo in un secondo momento, iniziare a lavorare sull’adattamento della Balance of Performance che attualmente penalizza le nuove arrivate. Dal punto di vista della cronaca sportiva, l’attenzione è tutta concentrata sulla capacità dei due equipaggi – composti da piloti esperti ma senza i grandi nomi del circus – di tenere il passo dei battistrada senza commettere ingenuità. La dichiarazione del consulente Ickx, “nessuno vince da solo, serve il team”, è diventata in qualche modo il motto di un weekend che per il marchio coreano rappresenta l’uscita dal tunnel dello sviluppo per entrare nella luce della competizione.
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