Genesis e il lungo apprendistato: a Imola debutto nel WEC tra cautela e chilometri
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Redazione Sport
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Il rumore dei motori, da ieri, ha ripreso a echeggiare sull’Autodromo Enzo e Dino Ferrari, dove il Mondiale Endurance ha ufficialmente alzato il sipario sulla stagione 2026. In questo contesto di grande attesa, c’è una nuova sfida che, sebbene in sordina rispetto ai riflettori puntati sulle rosse di Maranello, rappresenta forse la scommessa più affascinante del lotto: quella targata Genesis. La casa coreana, che ha scelto questa annata per il suo battesimo nella massima categoria, ha portato in pista la sua GMR. E se il distacco cronometrico dai valori consolidati, come quelli mostrati dalla Ferrari o dalla Toyota, è parso persino rassicurante per i neofiti, al muretto regna una filosofia opposta alla ricerca della prestazione immediata. L’affidabilità, più della velocità pura, è il vero cantiere su cui il costruttore sta lavorando, forte di un rodaggio che ha già superato i 25.000 chilometri complessivi tra test e simulazioni.
Numeri e obiettivi: i 25mila chilometri come garanzia
A poco meno di un anno e mezzo dalla fondazione ufficiale del team, il programma ha seguito un iter serrato ma metodico. La vettura, che ha già assaggiato l’asfalto bagnato a Magny-Cours durante le fasi di collaudo, è considerata dagli addetti ai lavori una “base solida” su cui innestare gli sviluppi futuri. Tuttavia, la direzione tecnica ha le idee chiare: l’obiettivo primario, in questo debutto alla 6h di Imola, non può essere quello di attaccare le posizioni di vertice. Piuttosto, si cerca la continuità operativa, evitando quei contrattempi meccanici che spesso affliggono le esordienti. Non si parla ancora di vittoria, dunque, ma di costruzione di una credibilità tecnica che passa attraverso il lavoro sporco dei long run e la raccolta dati sul comportamento delle gomme. Questa cautela, per quanto poco spettacolare, è il lusso che Genesis può permettersi per gettare le fondamenta di un progetto che punta a restare nel circus endurance nel lungo periodo.
La concorrenza guarda avanti: Ferrari e Toyota si studiano
Mentre il team coreano procede per gradi, la lotta in vetta ha già preso forma e sostanza. Antonio Fuoco, approfittando delle fasi iniziali della terza sessione di prove libere, ha piazzato la Ferrari #50 al comando con il crono di 1'30"370, stretto seguito dalla gemella #51 e con la #83 di AF Corse a chiudere le prime quattro posizioni. Una prestazione che ha esaltato il pubblico del circuito imolese, già accorso in massa prima ancora dell’apertura dei cancelli. Eppure, a Maranello l’entusiasmo è filtrato da una cautela quasi maniacale. Il direttore tecnico Ferdinando Cannizzo, analizzando il lavoro invernale che ha riguardato le novità aerodinamiche e l’adattamento alle coperture, ha tenuto a precisare come il dominio visto nel Prologo e nelle Libere 1 possa essere solo apparente. La Ferrari, nonostante il pacchetto appaia solido e collaudato, non si sente la favorita della vigilia. Un’ammissione di debolezza che sa più di tattica psicologica, considerata la continuità di un gruppo che – come sottolineato dallo stesso Cannizzo – funziona ormai “a colpi di sguardo”.
La metamorfosi Toyota e la prima uscita tricolore
A complicare i piani della Rossa, in questo inizio di campionato, c’è una Toyota che ha scelto la via del cambiamento radicale. Non solo un rebranding del modello, passato da GR010 a TR010, ma una vera e propria rivisitazione tecnica per riscattare una stagione 2025 che aveva regalato un solo, solitario successo (nell’8h del Bahrain). I piloti sono stati confermati in blocco, segno che la sfiducia non è ricaduta sugli uomini ma sulla precedente concezione della vettura. Il marchio nipponico, che a Imola si è presentato con un’aria guardinga, rappresenta agli occhi di Cannizzo la minaccia numero uno, quella più temibile per l’equilibrio del mondiale. Nel frattempo, a tenere alto il tricolore ci hanno pensato anche i connazionali della Aston Martin, con Mattia Drudi che nella classe LMGT3 ha concluso le Libere 3 al primo posto. Un segnale, quest’ultimo, che il fascino dell’endurance italiano non si esaurisce certo nei confini del Cavallino, ma si estende a tutto lo schieramento che, da domani, darà vita alla prima battaglia stagionale.
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