Clima, il rapporto Copernicus certifica un’Europa surriscaldata: nel 2025 il 95% del continente sopra la media
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Redazione Esteri
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L’Europa, va detto senza mezzi termini, continua a bruciare letteralmente sotto il profilo climatico: il report “European State of the Climate 2025” del programma Copernicus – realizzato dal Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine con il contributo dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale – certifica che il 95% del continente ha registrato temperature superiori alla media stagionale. Un dato, questo, che da solo restituisce la portata di un’anomalia ormai strutturale, lontana dall’essere circoscritta a qualche ondata di calore estiva o a un inverno mite. A margine di questa fotografia termica, il report mette nero su bianco anche un calo drastico del manto nevoso (-31% rispetto ai valori di riferimento) e una contrazione generalizzata dei ghiacciai, con l’Artico che mostra segni di sofferenza sempre più evidenti.
L’accelerazione artica e il record negativo della neve
Dall’estremo nord del continente, dove la colonnina di mercurio è schizzata ben oltre lo zero anche in periodi tradizionalmente gelidi, fino alle coste del Mediterraneo, il quadro tracciato da Copernicus evidenzia un’accelerazione dei cambiamenti climatici che non risparmia nessun ecosistema. La riduzione del 31% della neve, per intenderci, non è soltanto un numero statistico: implica una minore capacità di riflettere i raggi solari (il cosiddetto albedo) e, di conseguenza, un ulteriore surriscaldamento del suolo, che a sua volta accelera lo scioglimento dei ghiacciai già in sofferenza. E proprio questi ultimi, con il loro ritiro inarrestabile, rappresentano una sorta di cartina al tornasole di un equilibrio ormai compromesso, senza che si intravedano inversioni di tendenza a breve termine.
Oltre un milione di ettari in fiamme, i mari soffocano
Lo stress climatico, come rileva ancora il rapporto, non si manifesta soltanto con termometri impazziti: la superficie bruciata in tutta Europa ha superato il milione di ettari, una superficie enorme che restituisce l’idea della frequenza e dell’intensità degli incendi divampati tra boschi, macchia mediterranea e aree agricole. A questi si aggiungono le ondate di calore marine – sempre più intense, come le definisce il testo – che colpiscono gli habitat sommersi. Tra tutti, il declino della Posidonia oceanica, calcolato in un -34% della sua estensione, suona come un campanello d’allarme difficilmente ignorabile: questa pianta acquatica, fondamentale per l’ossigenazione e la stabilità dei fondali, arretra a velocità impressionante, trascinando con sé un’intera catena di specie che da essa dipendono.
Siccetà, perdita di habitat e la pressione incrociata sulla biodiversità
La biodiversità, sebbene vitale per qualsiasi futuro sostenibile, viene erosa da una pressione incrociata dove il cambiamento climatico gioca ormai il ruolo di fattore principale. Dai dati di Copernicus emerge un’Europa divisa tra regioni flagellate dalla siccità – con periodi di magra idrica sempre più prolungati – e altre colpite da eventi estremi di segno opposto. Le ondate di calore, a loro volta, hanno messo sotto stress non solo gli ecosistemi naturali ma anche le infrastrutture urbane e i sistemi sanitari, costretti a fare i conti con una frequenza e una durata degli eventi estremi senza precedenti nella serie storica. Il continente, insomma, guida il surriscaldamento globale viaggiando a un ritmo doppio rispetto alla media mondiale, un allarme che il servizio Copernicus e l’Organizzazione meteorologica mondiale consegnano ormai senza più possibilità di fraintendimenti.




