Rama accusa attori stranieri: "Guerra ibrida dietro le proteste di Tirana"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo ministro albanese Edi Rama ha puntato il dito contro una “guerra ibrida” alimentata da attori stranieri per spiegare l’ondata di violenze che da una settimana attraversa Tirana. La denuncia è arrivata martedì, mentre centinaia di docenti universitari si preparavano a una marcia di solidarietà con gli studenti, secondo quanto riporta il sito del quotidiano francese Le Figaro.

Per Rama le manifestazioni, nate da rivendicazioni legittime, sarebbero state strumentalizzate da “mani addestrate a tale scopo e alimentate dall’esterno”, con l’obiettivo di frenare il percorso del Paese verso l’Unione europea.

Dai resort di lusso alle piazze

Le proteste albanesi affondano le radici in mesi di mobilitazioni per lo più pacifiche contro un progetto di complesso turistico legato alla famiglia del presidente americano Donald Trump, in un’area costiera protetta del sud del Paese. A quel malcontento si sono aggiunte richieste sempre più pressanti per migliori condizioni universitarie, rabbia per la corruzione percepita e appelli alle dimissioni del premier di centro-sinistra, al potere dal 2013.

Da martedì scorso la capitale è stata teatro di scontri quotidiani: i manifestanti hanno lanciato pietre, bombe carta e fuochi d’artificio contro gli agenti, che hanno risposto con idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Nel mirino sono finiti edifici governativi, tra cui il ministero dell’Istruzione, e negozi saccheggiati in diverse zone della città.

Il bilancio degli scontri e la proposta di dialogo

Secondo le autorità, circa 300 persone sono rimaste ferite negli scontri, più della metà delle quali agenti di polizia. Rama ha respinto le accuse di uso sproporzionato della forza, sostenendo che a ricevere cure ospedaliere siano stati fino a 200 poliziotti contro circa 80 manifestanti feriti, e che meno della metà di questi ultimi fossero studenti. Il premier ha anche offerto un dialogo senza condizioni, ma ha escluso chi usa la violenza e non se ne dissocia.

Davanti alla sede del governo sono state collocate sedie con striscioni recanti la parola “Dialogo”, un segnale di apertura che i manifestanti hanno respinto. Rama ha evocato anche un possibile divieto dei social media per i minori di 16 anni e modifiche all’età della responsabilità penale.

La marcia dei docenti e le accuse a Mosca e Teheran

Nella mattinata di martedì centinaia di professori universitari hanno sfilato con uno striscione recante la scritta “Stop alla violenza contro gli studenti”, chiedendo le dimissioni del premier. Le proteste hanno coinvolto anche altre città albanesi, con blocchi delle università guidati dagli studenti.

Rama non è nuovo ad accuse di ingerenze esterne: in passato aveva già puntato il dito contro Russia e Iran per la diffusione di disinformazione online, e nei giorni scorsi ha citato l’ideologo russo Aleksandr Dugin, che aveva espresso sostegno alle proteste, definendolo “l’ideologo di Putin” e sostenendo che non sia una coincidenza il suo plauso a chi si oppone all’ordine democratico europeo. Il governo albanese ha anche annunciato un premio di 2.500 euro per gli agenti impegnati in prima linea negli scontri.

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