Acea archivia il 2025 con un utile netto in crescita del 45 per cento, dividendo record a 1,20 euro
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Redazione Economia
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Il consiglio di amministrazione della multiutility romana, riunitosi sotto la presidenza di Barbara Marinali, ha dato il via libera al progetto di bilancio e al consolidato relativo all’esercizio 2025, validando numeri che l’amministratore delegato Fabrizio Palermo non ha esitato a definire, nel corso della presentazione ai mercati, come i massimi storici per il gruppo. Si tratta di una chiusura d’anno che evidenzia una crescita robusta e diffusa su tutti i principali indicatori economico-finanziari, con l’utile netto che balza a 481 milioni di euro, segnando un incremento del 44,9 per cento rispetto al dato del 2024. Un risultato, questo, che inCorpora l’effetto positivo della plusvalenza, pari a 111,3 milioni, realizzata in seguito alla cessione della rete in alta tensione a Terna; depurato di questa componente straordinaria, l’utile netto ricorrente si attesta comunque a 376 milioni, in rialzo del 15 per cento su base annua, a testimonianza di una solidità di fondo che prescinde dalle operazioni straordinarie.
A trainare i conti è stata una crescita organica sostenuta da investimenti record: nel corso del 2025 il gruppo ha immesso nel sistema infrastrutturale oltre 1,53 miliardi di euro, con un incremento del 6,4 per cento rispetto all’anno precedente e con una netta prevalenza delle risorse destinate ai business regolati, che assorbono l’89 per cento del totale dei capex. La strategia, incentrata sullo sviluppo e il potenziamento delle reti idriche ed elettriche e sul rafforzamento degli impianti nel settore ambientale, ha prodotto i suoi effetti anche sul margine operativo lordo: l’Ebitda pro-forma ha raggiunto quota 1.420 milioni, in rialzo del 6,8 per cento, mentre la versione ricorrente del medesimo indicatore si è attestata a 1.400 milioni, segnando un +8 per cento. Sul fronte dei ricavi, il consolidato pro-forma si è assestato a 2.986 milioni, facendo registrare una progressione del 3 per cento e confermando il contributo preponderante delle attività regolate, che da sole rappresentano l’88 per cento del totale.
Un dividendo straordinario per gli azionisti e l’indebitamento sotto controllo
Alla luce di questi risultati, il consiglio di amministrazione proporrà all’assemblea degli azionisti, convocata per il prossimo 3 giugno, la distribuzione di un dividendo senza precedenti nella storia della società. La cedola, spiegano dalla sede di Piazzale Ostiense, sarà di 1,20 euro per azione, cifra che segna un incremento del 26 per cento rispetto ai 95 centesimi erogati l’anno precedente. Di questo importo, 95 centesimi rappresentano la quota ordinaria, mentre i restanti 25 centesimi costituiscono una componente straordinaria, legata – si legge nella nota ufficiale – ai risultati record raggiunti nel 2025 e, in particolare, alla plusvalenza generata dalla dismissione della rete di alta tensione. Il pagamento del dividendo è fissato a partire dal 24 giugno, con stacco della cedola previsto per il 22 giugno.
Nonostante l’ingente mole di investimenti realizzati e la generosa politica di remunerazione degli azionisti, il gruppo è riuscito a mantenere sostanzialmente stabile l’indebitamento finanziario netto, che al 31 dicembre 2025 si attesta a 4.963 milioni, in lievissimo aumento rispetto ai 4.944 milioni di fine 2024. La dinamica del debito, spiegano i documenti contabili, ha beneficiato dell’incasso di 227 milioni derivante proprio dalla cessione a Terna, che ha contribuito a compensare l’assorbimento di cassa legato agli investimenti e alla distribuzione dei dividendi. Il rapporto tra indebitamento netto ed Ebitda pro-forma migliora ulteriormente, scendendo a 3,28 volte contro il 3,34 volte dell’esercizio precedente, un dato che si colloca al di sotto delle stesse guidance fornite dalla società e che testimonia un’efficiente gestione della leva finanziaria.
Il peso dei business regolati e l’apporto dei singoli settori
Analizzando la composizione del margine operativo lordo emerge con chiarezza il ruolo centrale dei settori regolati nel determinare le performance complessive del gruppo. L’area Acqua Italia, che resta il core business storico della multiutility, contribuisce per il 58 per cento all’Ebitda consolidato, mentre il comparto Reti e illuminazione pubblica incide per un ulteriore 32 per cento. A queste due macro-aree, che insieme rappresentano il 90 per cento del margine, si affiancano il settore Ambiente, che pesa per il 6 per cento, e la Produzione di energia, ferma al 3 per cento. Percentuali minori, per un totale dell’1 per cento, riguardano invece le attività estere, l’ingegneria e le strutture rate.
In termini di crescita tendenziale, tutti i principali segmenti operativi hanno mostrato un miglioramento dei propri margini: il settore idrico ha registrato un incremento del 6,8 per cento, le reti elettriche sono cresciute del 3 per cento, l’area ambiente ha segnato un +7,9 per cento, mentre la produzione di energia ha fatto segnare un balzo del 33,6 per cento, seppur partendo da basi quantitative più contenute. Sul fronte della generazione elettrica, il 63 per cento dell’energia prodotta dal gruppo nel corso del 2025 proviene da fonti rinnovabili, con un miglioramento di undici punti percentuali rispetto all’anno precedente. Quanto alla gestione del ciclo idrico, sono stati distribuiti circa 600 milioni di metri cubi di acqua potabile e trattati 770 milioni di metri cubi attraverso gli impianti di depurazione, con un recupero e riutilizzo della risorsa idrica che ha raggiunto i 4,4 milioni di metri cubi, in crescita del 29 per cento.
Le prospettive per il nuovo esercizio e l’impatto delle operazioni societarie
Guardando al futuro immediato, il management ha fornito agli analisti le linee guida per l’esercizio 2026, precisando che tali previsioni non includono più il contributo di Acea Energia, la società commerciale del gruppo destinata a passare sotto il controllo di Plenitude, partecipata da Eni, in un’operazione che dovrebbe perfezionarsi entro la prima metà dell’anno. Al netto di questa dismissione, che comporterà una riclassifica dei relativi risultati tra le attività in corso di cessione, la previsione per l’Ebitda del 2026 indica una crescita compresa tra il 3 e il 5 per cento rispetto al dato omogeneo del 2025, che rettificato per i cambi di perimetro si attesta a 1.365 milioni. Gli investimenti previsti per l’anno in corso si mantengono su livelli elevati, attorno a 1,5 miliardi di euro, mentre il rapporto tra indebitamento netto e margine operativo lordo è atteso salire leggermente, collocandosi in un intervallo compreso tra 3,5 e 3,6 volte. Intanto il Titolo in Borsa, dopo la diffusione dei dati, ha mostrato una certa volatilità, cedendo qualche punto percentuale in una seduta che sconta probabilmente le prese di beneficio dopo i recenti rialzi, ma gli analisti guardano con interesse alla solidità dei fondamentali e alla capacità del gruppo di generare valore mantenendo un approccio disciplinato alla crescita.




