Hera, tra utili record e dividendi in crescita: il 2025 segna il passo verso una nuova identità industriale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Consiglio di Amministrazione del Gruppo Hera, riunitosi sotto la presidenza esecutiva di Cristian Fabbri, ha approvato all’unanimità la Relazione finanziaria annuale al 31 dicembre 2025. Un’approvazione che arriva contestualmente alla validazione della Rendicontazione di sostenibilità, redatta secondo quanto prescritto dalla Direttiva 2022/2464/EU (la cosiddetta CSRD), un adempimento che impone alle imprese di fornire un quadro analitico non solo dei numeri, ma dell’impatto reale della propria operatività sui temi ambientali e sociali, oltre che delle ricadute di questi ultimi sulla performance economica.

L’esercizio si chiude con un utile netto di pertinenza degli azionisti che tocca i 464,3 milioni di euro, segnando un incremento del 3,9% rispetto al dato omogeneo dell’anno precedente – un 2024 che, va detto, aveva goduto di partite straordinarie non ricorrenti per circa 47,8 milioni legate all’esercizio dell’opzione put di Ascopiave. I ricavi si attestano a 12.812 milioni, sostanzialmente allineati all’anno prima, mentre l’EBITDA, fermo a 1.537 milioni, sconta un calo del 3,2% che però, come ha spiegato la stessa governance, va letto alla luce della normalizzazione di quelle marginalità straordinarie legate ai mercati di ultima istanza e all’ecobonus, che nel 2024 avevano contribuito per circa 114 milioni.

La strategia delle acquisizioni e il peso delle reti regolate

Per un gruppo nato nel 2002 dalla fusione di undici municipalizzate, il consolidamento attraverso operazioni straordinarie rappresenta il pane quotidiano. E in questo senso, il 2025 non ha fatto eccezione. Fabbri, che dal 2023 ricopre il ruolo di presidente esecutivo, ha ricordato come nel corso degli anni l’azienda abbia realizzato circa sessanta operazioni di dimensioni rilevanti, partendo dai territori limitrofi per estendersi poi su buona parte della penisola. L’ultimo triennio, caratterizzato da una forte instabilità geopolitica e da fenomeni meteoclimatici estremi che hanno inevitabilmente impattato i business gestiti, ha visto il gruppo accelerare la crescita industriale con investimenti per quasi 3 miliardi di euro – un +43% rispetto al triennio precedente – volti a migliorare la resilienza degli asset.

In questo contesto, la crescita per linee esterne ha riguardato in particolare le aree ambiente e reti. Tra le operazioni più significative spicca l’acquisizione del gruppo Sostelia, un’azienda con oltre 1.200 clienti operante nel trattamento delle acque di scarto civili e industriali, un segmento che posiziona il Gruppo Hera come leader di mercato a supporto del tessuto industriale italiano. Parallelamente, sono state perfezionate le acquisizioni di Ambiente Energia in Veneto e il rafforzamento delle partecipazioni in EstEnergy e Hera Comm, senza dimenticare l’incremento della quota in SEA, la piattaforma marchigiana per il trattamento dei rifiuti industriali.

Numeri record e la forza della generazione di cassa

La solidità finanziaria del gruppo trova conferma nel rapporto indebitamento netto su MOL, attestatosi a 2,57 volte, un valore che garantisce un’ampia flessibilità finanziaria. L’indebitamento finanziario netto si è attestato a 3.944 milioni, in leggero calo rispetto all’anno precedente nonostante l’imponente mole di investimenti. La generazione di cassa operativa è stata tale da coprire integralmente la spesa per gli investimenti, che hanno toccato quota 1.028 milioni di euro, segnando un incremento del 19,5% e rappresentando il livello più alto nella storia del gruppo. Di questi, oltre 810 milioni – il 78% del totale – sono stati classificati come “shared-value”, ovvero destinati ad attività che coniugano sviluppo economico e sostenibilità ambientale.

Il miglioramento della gestione finanziaria emerge anche dall’analisi degli oneri finanziari netti, scesi di circa 50 milioni rispetto all’anno precedente, un risultato che ha contribuito a sostenere l’utile netto complessivo, arrivato a 508,3 milioni (+4,1%). Il tax rate è leggermente migliorato, passando al 28,5% dal 29,1% del 2024.

Dividendo in crescita e la riconversione del portafoglio business

Alla luce dei risultati conseguiti e della forza patrimoniale dimostrata, il Consiglio di Amministrazione proporrà all’assemblea dei soci la distribuzione di un dividendo pari a 16 centesimi per azione. Si tratta di un incremento del 6,7% rispetto all’ultimo dividendo pagato, in continuità con una politica che, come previsto dal piano industriale, punta a raggiungere i 19 centesimi per azione nel 2029. Un segnale che premia un triennio di mandato del consiglio nel quale il Total Shareholder Return (TSR) complessivo ha registrato un +77%, supportato da una crescita complessiva dei dividendi del 27%.

Interessante osservare come, sul piano operativo, il gruppo stia procedendo a una riconfigurazione del proprio mix di business. L’incidenza delle reti regolate sull’EBITDA complessivo è salita dal 32% al 38%, mentre quella dell’energia (tradizionalmente più esposta alla volatilità dei mercati delle commodity) è scesa dal 42% al 35%. Un riequilibrio che avviene in anticipo rispetto agli obiettivi del piano, a testimonianza di una strategia industriale che punta a rendere la multiutility sempre più resiliente e meno dipendente dalle fluttuazioni dei prezzi del gas e dell’energia elettrica.

Lo sviluppo sostenibile e la rendicontazione CSRD

La rendicontazione di sostenibilità, elemento centrale della Relazione finanziaria annuale, evidenzia un EBITDA “shared-value” in crescita fino a 915,6 milioni (+7%), a dimostrazione di come la strategia del gruppo sia ormai strutturalmente integrata con gli obiettivi di transizione ecologica. Le attività allineate alla Tassonomia europea rappresentano il 64% degli investimenti complessivi, mentre la distribuzione di valore aggiunto sul territorio (che considera ricadute su dipendenti, fornitori, pubblica amministrazione e azionisti) ha superato i 2,1 miliardi di euro.

Con circa 4,4 milioni di clienti energy e oltre 7,5 milioni di cittadini che ricevono almeno un servizio dal gruppo, la multiutility emiliana chiude un esercizio complesso confermando la propria capacità di fare cassa, ridurre l’esposizione debitoria e allocare capitali in settori strategici come il trattamento dei rifiuti industriali e il ciclo idrico integrato, gettando le basi per il prosieguo di quella che Fabbri ha definito una crescita in grado di coniugare sviluppo aziendale e sostenibilità ambientale.

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