Walter Massa e la solidarietà italiana a Cuba tra l’embargo di Trump e la crisi energetica
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Redazione Esteri
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Il presidente nazionale dell’Arci, Walter Massa, è tornato in queste ore da un viaggio a Cuba che lo ha visto testimone diretto di un momento storico particolarmente complesso per l’isola caraibica, stringendo rapporti al massimo livello istituzionale. Massa, insieme a Gianluca Mengozzi, presidente dell’Arcs, e a Daniele Lorenzi, è stato ricevuto dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel, un incontro che il leader cubano ha voluto rendere pubblico attraverso il suo account sulla piattaforma X, ringraziando gli amici italiani per il loro sostegno e per il lavoro svolto in oltre trent’anni nell’ambito della cooperazione culturale -1-5. La missione, svoltasi tra il 17 e il 22 febbraio, ha rappresentato un ponte gettato tra l’Italia e l’Avana in un frangente in cui le relazioni internazionali e la sopravvivenza quotidiana dei cubani si intrecciano in modo inestricabile con le decisioni della Casa Bianca.
Il viaggio della delegazione italiana, infatti, ha intercettato un’isola messa in ginocchio da una crisi energetica senza precedenti, aggravata dalla stretta voluta dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il 29 gennaio scorso, Trump ha firmato un ordine esecutivo che ripristina e inasprisce le sanzioni, minacciando dazi doganali contro qualsiasi nazione osi fornire petrolio all’Avana, tagliando di fatto i rifornimenti da Messico e Venezuela, da sempre i principali alleati energetici dell’isola -3-7. La conseguenza è stata una drammatica riduzione della generazione elettrica, con blackout che in alcune province orientali come Santiago di Cuba e Holguín hanno ridotto del cinquanta per cento l’illuminazione notturna rispetto alla media storica, costringendo il governo a misure di emergenza come la settimana lavorativa di quattro giorni e la chiusura di strutture turistiche e scolastiche -3-7.
L’incidente navale a Cayo Falcones e le ombre di una nuova escalation
Mentre l’Arci portava avanti la sua storica battaglia di solidarietà, lo scenario regionale si complicava ulteriormente con un fatto di cronaca dai contorni ancora tutti da definire. Le autorità cubane hanno reso noto che il 25 febbraio, una motovedetta delle Tropas Guardafronteras è stata fatta oggetto di spari da parte di un’imbarcazione veloce con matricola della Florida penetrata illegalmente nelle acque territoriali cubane, nei pressi di Cayo Falcones, nella provincia settentrionale di Villa Clara -2-6. Nell’azione di risposta, quattro aggressori a bordo del natante statunitense sono rimasti uccisi e altri sei sono stati feriti e successivamente soccorsi; il comandante dell’unità cubana è rimasto a sua volta ferito -2-9. Secondo una nota del Ministero dell’Interno cubano, l’imbarcazione trasportava dieci uomini armati, tutti cittadini cubani residenti negli Stati Uniti, con l’intenzione di portare a termine un’infiltrazione a scopo terroristico, come dimostrerebbero il sequestro di fucili d’assalto, esplosivi e divise mimetiche e la successiva confessione di un complice arrestato nella zona -2.
La Flotilla Nuestra América e la sfida all’embargo via mare
È in questo clima di tensione, reso incandescente dall’inasprimento delle sanzioni e da episodi di potenziale aggressione armata, che si inserisce l’iniziativa denominata Nuestra América Flotilla, un progetto di solidarietà internazionale che ha subito una significativa evoluzione. Quella che originariamente era concepita come una semplice traversata via mare si è trasformata in un convoglio globale che, attraverso rotte aeree, terrestri e marittime, convergerà sul Malecón dell’Avana il 21 marzo 2026. L’iniziativa, promossa dall’Internazionale Progressista e dai Democratic Socialists of America, ha ricevuto l’adesione dell’attivista svedese Greta Thunberg e si pone l’obiettivo dichiarato di sfidare concretamente l’embargo statunitense. Il passaggio da flottiglia a convoglio globale dimostra come, di fronte alla compressione dei canali economici ordinari operata dalla politica delle sanzioni, la solidarietà cerchi di organizzarsi in una forma di infrastruttura alternativa.
L’improvviso cambio di rotta di Washington e il nodo della cooperazione
Proprio mentre queste iniziative prendevano forma e mentre l’Arci concludeva la sua missione all’Avana, dall’amministrazione Trump è giunto un segnale di apertura che ha sorpreso molti osservatori. Il Dipartimento del Tesoro ha annunciato che autorizzerà, attraverso specifiche licenze, la rivendita di petrolio venezuelano per usi commerciali e umanitari a Cuba, escludendo però qualsiasi coinvolgimento delle imprese legate all’esercito, all’intelligence o ad altre istituzioni governative cubane -8. Una parziale inversione di marcia che giunge dopo le pressioni dei paesi caraibici riuniti nel CARICOM, i quali avevano lanciato l’allarme su una crisi umanitaria capace di destabilizzare l’intera regione -8. Il segretario di Stato Marco Rubio, tuttavia, ha voluto precisare che si tratta di una misura revocabile in qualsiasi momento e che la responsabilità della crisi resta, a suo dire, esclusivamente del governo cubano. Una posizione che rende ancora più prezioso, e politicamente significativo, il lavoro di organizzazioni come l’Arci, capaci di operare su un terreno – quello della cooperazione culturale e della solidarietà diretta – che la diplomazia formale fatica a presidiare.




