L’europea verso L’Avana, Salis e Lucano guidano la missione per rompere l’embargo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Partita ufficialmente ieri dall’Italia la missione di solidarietà internazionale denominata “European Convoy”, un’iniziativa che, nell’ambito della più ampia campagna “Let Cuba Breathe”, mira a ricongiungersi con la flotilla del “Nuestra América Convoy” diretta a L’Avana. Un gruppo composito, che annovera al suo interno rappresentanti della società civile, esponenti sindacali e figure politiche di sinistra, ha caricato sulle proprie spalle – e nelle stive degli aerei – circa cinque tonnellate di medicinali e materiale sanitario, frutto di una raccolta effettuata su tutto il territorio nazionale. L’obiettivo dichiarato, come spiegano i promotori, non si limita al solo gesto umanitario, ma intende porsi come atto politico simbolico per forzare quel blocco economico e commerciale che gli Stati Uniti mantengono sull’isola caraibica ormai da oltre sei decenni. L’operazione, che ha preso il via dall’aeroporto di Roma Fiumicino, vede tra i suoi protagonisti più visibili due europarlamentari, Ilaria Salis e Mimmo Lucano, entrambi eletti nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, i quali hanno motivato la loro adesione con argomentazioni che intrecciano la memoria storica alla critica dell’attuale quadro geopolitico.

Un ponte con il passato e una sfida al presente

Proprio Lucano, membro del Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo, ha voluto sottolineare, prima di salire a bordo del volo per L’Avana, una componente personale e collettiva della sua scelta. Il ricordo, ha spiegato, va ai medici cubani che giunsero in Calabria, una terra che conosce bene i drammi legati alle carenze del sistema sanitario, per offrire il loro soccorso in un momento di grave difficoltà. Una memoria, quella dell’aiuto ricevuto, che per Lucano diventa la molla per restituire oggi solidarietà a un popolo che, a suo dire, soffre a causa di misure restrittive considerate da larga parte della comunità internazionale come contrarie al diritto internazionale. E su quest’ultimo punto si è soffermata con particolare enfasi la collega di partito Ilaria Salis, la quale, nelle dichiarazioni rilasciate subito prima della partenza, ha conferito alla missione una chiara valenza politica. Non si tratta, ha tenuto a precisare, di un semplice viaggio per consegnare farmaci, ma di un tentativo di porre i governi nazionale ed europeo dinanzi a quelle che lei definisce le loro responsabilità.

Il diritto internazionale e il silenzio delle istituzioni

Salis, forte del suo ruolo di parlamentare europeo e forte di una immunità che la protegge, ha puntato il dito contro quella che percepisce come una palese contraddizione. L’embargo, ha ricordato, è stato ripetutamente condannato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite attraverso risoluzioni approvate a larghissima maggioranza, voti che chiedono la fine di questo isolamento e che vengono sistematicamente disattesi. La sua domanda, retorica nell’impostazione ma diretta nella sostanza, interpella l’Italia e l’Unione Europea: come è possibile, si chiede, che i nostri paesi restino in silenzio, e che addirittura l’Italia continui a votare a favore di quei documenti all’Onu senza poi tradurre quel voto in azioni concrete per la sospensione dell’embargo? È questo il nodo politico che la delegazione intende portare all’attenzione, caricando il viaggio di un significato che va oltre la semplice consegna di aiuti, per trasformarlo in una contestazione diretta delle scelte di politica estera statunitense, specialmente in un momento in cui alla Casa Bianca siede nuovamente Donald Trump.

Il programma della missione e l’arrivo previsto a L’Avana

Il viaggio, la cui partenza è avvenuta nella giornata di ieri dall’Italia, prevede un itinerario che condurrà la delegazione nella capitale cubana dove, nei prossimi giorni, è in programma il ricongiungimento con gli altri attivisti giunti via mare. Oltre cento persone, tra rappresentanti di forze politiche, organizzazioni giovanili e sindacali, sono attese all’Avana per partecipare a una serie di attività che culmineranno il 21 marzo, data in cui la flottiglia marittima getterà l’ancora nel Malecón. Tra i promotori italiani dell’iniziativa figurano realtà come l’Agenzia per lo Scambio Culturale ed Economico con Cuba (Aicec), partiti come Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, e sigle sindacali di base quali l’Unione Sindacale di Base (USB) e il Collettivo Autonomo dei Lavoratori Portuali (CALP). Un ventaglio di adesioni che, secondo gli organizzatori, testimonia la vitalità di una solidarietà che non conosce confini e che, come espresso in un messaggio dal gruppo giovanile Cambiare Rotta, intende sostenere un processo rivoluzionario considerato un faro per l’umanità intera, nel momento in cui subisce quello che definiscono un attacco dell’imperialismo statunitense.

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