La beffa di Infantino e un’Italia orfana del Mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   «Forse l’Italia si qualificherebbe con 64 squadre, potremmo arrivare a 208 per vedere se ce la fa». La battuta, pronunciata dal presidente della FIFA Gianni Infantino durante un’intervista al canale brasiliano CazéTV, ha fatto il giro del mondo proprio mentre sugli spalti dello stadio Azteca di Città del Messico, teatro della partita inaugurale tra i padroni di casa e il Sudafrica, sventolavano bandiere di ogni colore tranne una. Quella italiana, ovviamente.

Lo stesso Infantino, nonostante le sue chiare origini italiane – è figlio di genitori calabrese e lombardi –, non ha avuto remore a trasformare l’ennesima assenza degli Azzurri in un pungolo ironico, proponendo un allargamento del torneo a 208 nazionali (praticamente tutte quelle affiliate alla FIFA) pur di vedere l’Italia superare lo scoglio della qualificazione.

Le sue dichiarazioni, che arrivano a margine della cerimonia inaugurale di questa edizione 2026, la prima a ospitare 48 squadre divise in 12 gironi, hanno riacceso il dibattito su un declino che non sembra trovare una battuta d’arresto.

L’assenza che diventa abitudine

La nazionale italiana manca, ormai, l’appuntamento con la Coppa del Mondo per la terza volta consecutiva. Un dato statistico che, da solo, racconta più di qualsiasi editoriale: l’ultima partecipazione risale al lontano 2014, quando gli Azzurri non superarono la fase a gironi; poi il silenzio. Il baratro toccato il fondo con l’eliminazione nei playoff di marzo contro la Bosnia, uno spareggio deciso ai calci di rigore che ha sancito per l’Italia l’impossibilità di essere presente anche in Nord America.

Tra i tifosi italiani, che un tempo riempivano le piazze per seguire le gesta dei campioni del mondo del 2006, oggi prevale un sentimento di rassegnazione più che di rabbia; ci si è abituati, quasi con fastidiosa naturalezza, a organizzare l’estate senza l’urlo del gol azzurro. Non è una buona notizia, e Infantino – nel suo sarcastico invito ad allargare il torneo – ha semplicemente messo il dito nella piaga di una federazione che nonostante i quattro titoli mondiali vinti in passato fatica a tenere il passo di nazioni che fino a qualche anno fa definivamo "minori".

Il peso della mancata qualificazione nei bar e nelle piazze italiane

Se la battuta del presidente della FIFA fa rumore, è anche perché colpisce un nervo scoperto dell’orgoglio sportivo nazionale. Dai locali di Torino – dove ci si ritrova comunque a fare il tifo per la comunità messicana, scesa in piazza per supportare la propria nazionale – ai sondaggi che impazzano sui social, l’assenza dell’Italia ridisegna le gerarchie del tifo. C’è chi, per disperazione o per simpatia tecnica, sceglie di sostenere il Brasile di Carlo Ancelotti (l’italiano più vincente in circolazione) o la Turchia di Vincenzo Montella.

Per molti appassionati, però, rinunciare alla competizione non è nemmeno un’opzione: si cerca una squadra temporanea, una maglia da prestare, un feeling tattico che riempia il vuoto lasciato dalla mancata qualificazione. L’ironia di Infantino, in questo contesto, suona come una beffa doppia: non solo siamo spettatori, ma veniamo pure presi in giro da chi, come lui, rappresenta il vertice del potere calcistico mondiale.

La riforma del format e la provocazione politica di Infantino

Il passaggio chiave delle dichiarazioni rilasciate dallo svizzero, però, riguarda il format della competizione. Il presidente della FIFA ha ricordato come il Consiglio FIFAsia già stato interpellato sull’ipotesi di un ulteriore allargamento a 64 squadre, idea caldeggiata per coinvolgere maggiormente le federazioni emergenti di Africa, Asia e Americhe.

L’uscita, che a molti è parsa una semplice stilettata mediatica, cela in realtà una precisa linea politica: la volontà di spostare il baricentro del calcio mondiale lontano dall’Europa, ridimensionando il peso specifico di nazionali storiche come l’Italia, che nell’era dei tornei "democratici" rischia di perdersi per strada. «Vedremo come andrà questa Coppa del Mondo con 48 squadre», ha aggiunto Infantino prima di lanciare la frecciata finale sui 208 partecipanti. Un modo, forse, per dire che il calcio non aspetta nessuno, neppure chi ha scritto pagine indelebili della sua storia.

Nel frattempo, mentre Messico e Stati Uniti inaugurano la lunga marcia verso la finale di luglio, l’Italia guarda da casa, consapevole che per tornare a essere protagonista servirà molto più di un allargamento del numero delle partecipanti.

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