La protesta contro il genocidio e il precariato ferma la Biennale: scontri a Venezia per il padiglione israeliano

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La lunga teoria di padiglioni nazionali che ieri, nei Giardini dell’Arsenale, hanno tenuto le porte sprangate ha rappresentato una scena inedita per la rassegna veneziana, costringendo di fatto la manifestazione a una paralisi simbolica che non si ricordava nella sua storia ultracentenaria. A promuovere l’iniziativa – che ha visto l’adesione di una trentina di partecipazioni ufficiali, tra cui Austria, Belgio, Turchia e Gran Bretagna – è stata l’Anga (Art not genocide alliance), un collettivo indipendente di artisti e lavoratori del settore. La loro azione, però, non si è limitata a contestare unicamente la politica estera israeliana; anzi, l’hanno strettamente collegata a una critica interna, altrettanto feroce, verso le condizioni di precariato che da anni affliggono gli operatori culturali, rivelando quella che a molti è sembrata una contraddizione di fondo: mentre si trovano risorse per sostenere economie di guerra, i fondi per il welfare culturale e per la stabilità lavorativa vengono sistematicamente tagliati.

Il corteo e la carica della polizia

Nel primo pomeriggio, la tensione è però esplosa nelle strade adiacenti all’Arsenale, dove oltre tremila manifestanti pro Palestina si sono radunati cercando di forzare il blocco delle forze dell’ordine. Gli agenti in tenuta antisommossa – schierati con scudi e manganelli a presidiare l’accesso all’area espositiva – hanno respinto i tentativi di sfondamento, dando vita a un paio d’ore di scontri che hanno costellato la giornata di apertura della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte. Se da un lato i dimostranti urlavano slogan contro l’artwashing e contro quello che hanno ribattezzato “il padiglione del genocidio”, dall’altro la polizia ha mantenuto un cordone rigidissimo per permettere lo svolgimento regolare degli eventi ufficiali, in particolare l’inaugurazione dello spazio dedicato a Tel Aviv.

L’opera e la polemica sullo spazio israeliano

All’interno del padiglione di Israele – che quest’anno, complice la concomitanza con i lavori di ristrutturazione della sede originaria ai Giardini, è stato trasferito all’Arsenale – l’installazione di Belu-Simion Fainaru continua a dividere la critica. L’artista, di origini romene e residente ad Haifa, ha intitolato la sua opera “The Rose of Nothingness”, un’ampia vasca rettangolare foderata di nero su cui cadono gocce d’acqua; una rappresentazione che per l’autore evoca “le lacrime versate durante l’Olocausto”, lacrime che nel suo messaggio artistico avrebbero poi fecondato la cosiddetta Terra Promessa. Nonostante la gentilezza del personale addetto all’accoglienza, che distribuiva borse di tela e depliant eleganti, la maggior parte degli artisti intervenuti alla serata di gala ha preferito disertare l’evento, aderendo alla serrata proclamata dall’Anga.

Le crepe nella governance della fondazione

Più che un semplice episodio di piazza, quanto accaduto ieri fotografa lo stato di salute precario dell’istituzione lagunare. Basti pensare che l’intera giuria internazionale – cinque esperti chiamati ad assegnare i tradizionali Leoni d’Oro – si è dimessa in blocco a pochi giorni dall’avvio della kermesse, dopo aver dichiarato l’intenzione di escludere dalla competizione i Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità. Una scelta che avrebbe di fatto penalizzato Russia e Israele, e che la Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco non ha potuto accettare, preferendo inventare un inedito “Leone dei visitatori” affidato al voto popolare piuttosto che sanzionare Mosca e Tel Aviv. A nulla è servita la visita del ministro dei Trasporti, leghista, il quale ha portato solidarietà al padiglione russo giudicando “volgari” gli interventi dell’Unione Europea, mentre il ministro della Cultura continuava a mantenere le distanze dalle scelte del presidente.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.