Bologna, il tassista che ha vinto il ricorso contro il limite dei 30 km/h: «Soddisfatto ma niente da festeggiare»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale dell'Emilia-Romagna, che ha annullato il provvedimento noto come “Bologna Città 30”, ha scatenato un dibattito dai toni accesi, trasformando una questione di mobilità in uno scontro politico e ideologico. A vincere, sul piano strettamente giuridico, è stato un tassista, Andrea Cappelli, il quale – assistito dall’avvocata Silvia Marzot – aveva presentato ricorso insieme a un collega, sebbene quest’ultimo non abbia poi portato a termine l’iter. Cappelli, che in un secondo momento ha ottenuto il supporto politico di Fratelli d’Italia, ha espresso una vittoria amara: la soddisfazione per l’esito del ricorso è infatti mitigata dalla delusione per aver percorso gran parte della strada in solitudine, senza una più ampia adesione della categoria inizialmente coinvolta.

Le motivazioni del Tar e la risposta del Comune

Il Tar non ha messo in discussione nel merito la filosofia dei 30 chilometri orari, bensì ne ha censurato l’attuazione concreta, ritenendo carente la motivazione che ha portato ad applicare il limite a una così vasta porzione del territorio urbano, stimata attorno al settanta per cento. I giudici amministrativi, secondo quanto si apprende, hanno chiesto al Comune una giustificazione più puntuale, “strada per strada”, della scelta. Di fronte a questa pronuncia, il sindaco Matteo Lepore ha annunciato che non impugnerà la sentenza, evitando così un ricorso al Consiglio di Stato, ma ha nel contempo precisato che il progetto non sarà abbandonato. L’amministrazione comunale sta già lavorando a un nuovo atto, un “piano B”, volto a colmare le lacune evidenziate dal Tar, fornendo quelle motivazioni tecniche specifiche che il tribunale ha ritenuto mancanti.

Le reazioni politiche e lo scontro ideologico

La vicenda ha immediatamente valicato i confini della disputa tecnico-amministrativa per approdare sul terreno della polemica politica. Da un lato, l’eurodeputato bolognese Stefano Cavedagna, di Fratelli d’Italia, ha definito il provvedimento “figlio di ideologia”, sebbene riconoscendo che simili iniziative “fanno scuola” in ambito europeo. Dall’altro, il sindaco Lepore ha ribattuto alle critiche della destra affermando che, al contrario, “ideologico è fermare le città”, segnalando così l’intenzione di proseguire, nonostante lo stop giudiziario, sulla strada intrapresa. La sentenza, quindi, rappresenta un intoppo procedurale più che una condanna di principio, ma viene utilizzata da entrambe le parti per consolidare le rispettive narrative sulla gestione dello spazio pubblico e sulla visione della città.

Cosa cambia nella pratica quotidiana

Nell’immediato, il pronunciamento del Tar ripristina i limiti di velocità precedenti l’entrata in vigore di “Bologna Città 30”, ma si tratta di una situazione transitoria e dal destino incerto, in attesa del nuovo provvedimento annunciato dal Comune. Per i cittadini e per chi, come i tassisti, guida professionalmente per le strade, la confusione regna sovrana: le indicazioni stradali potrebbero non essere più coerenti con la normativa vigente, creando un periodo di incertezza. L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione – ridurre gli incidenti, il rumore e privilegiare la sicurezza dei pedoni e dei ciclisti – rimane invariato, ma la sua realizzazione dovrà ora passare attraverso un iter più rigoroso, che superi l’esame di legittimità richiesto dai giudici. La partita, insomma, è solo sospesa e si giocherà nuovamente sul piano della correttezza procedurale.

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