La tragedia di via Collatina e l'ombra del dolo eventuale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica sera della famiglia Ardovini, a Roma, si è trasformata in una strage in una frazione di secondo, quando l'utilitaria sulla quale viaggiavano, una Fiat Punto, è stata centrata in pieno da una Toyota Yaris lanciata a folle velocità. A bordo del veicolo piombato addosso alle loro vite, tre uomini di origine sudamericana, che da alcuni minuti stavano tentando di seminare la polizia dopo aver ignorato l'alt intimato nella zona del Quarticciolo. Un inseguimento durato chilometri e conclusosi all'altezza del civico 661 di via Collatina, dove il conducente della Yaris, il ventiquattrenne argentino Julian Ramiro Romero, ha invaso la corsia opposta, forse nel disperato tentativo di oltrepassare un'auto che lo precedeva o per eludere un restringimento della carreggiata, centrando in modo frontale la Punto su cui viaggiavano Giovanni Battista Ardovini, settant'anni, sua moglie Patrizia Capraro, sessantaquattro, e il figlio Alessio, di quarantuno. L'impatto, violentissimo, non ha lasciato scampo ai due coniugi, deceduti sul colpo, mentre per il figlio, trasportato d'urgenza al Policlinico Umberto I, non c'è stato nulla da fare.

La procura di Roma, nella persona del pubblico ministero Giulia Guccione, ha optato per un'impostazione giuridica che inasprisce notevolmente la posizione dei tre fuggitivi, tutti ora arrestati e piantonati in ospedale o nel carcere di Regina Coeli. Non si procede per la sola ipotesi di omicidio stradale, bensì per quella ben più grave di concorso in omicidio volontario con dolo eventuale. Una contestazione che poggia sulla presunta consapevolezza, da parte di Romero e dei suoi complici, Alver Suniga, cubano di diciannove anni, e Ignacio Marcelo Ancacura Vasquez, cileno di ventisette, che la loro condotta di fuga, caratterizzata da zigzag continui e dall’alta velocità, avrebbe potuto ragionevolmente causare la morte di qualcuno, accettandone il rischio. Un elemento che, se confermato, trasformerebbe la loro fuga da reato colposo a deliberata indifferenza per la vita altrui, aggravata, agli occhi degli inquirenti, dal fatto che all'interno dell'abitacolo della Yaris, presa a noleggio, sono stati rinvenuti arnesi da scasso, come cacciaviti, e un jammer, uno strumento in grado di neutralizzare i segnali degli antifurti.

A fornire un contributo decisivo per la ricostruzione della dinamica, oltre alle immagini della dashcam montata sull'auto della polizia, è stato il racconto di un testimone oculare, un falegname di sessantaquattro anni la cui auto procedeva pochi metri dietro la Fiat Punto delle vittime. L'uomo, visibilmente scosso, ha riferito agli investigatori di aver visto la Yaris dei fuggitivi sopraggiungere a forte velocità, procedendo a zigzag e invadendo più volte la corsia opposta, finché all'ennesima manovra azzardata non ha centrato in pieno l'utilitaria che lo precedeva. Un impatto che lui stesso è riuscito a evitare per un soffio, compiendo un riflesso automatico che gli ha salvato la vita, mentre la famiglia davanti a lui non ha avuto scampo. La procura valuterà ora anche i risultati dei test tossicologici e alcolimetrici sul conducente, attualmente ricoverato al Policlinico Tor Vergata dove, a causa delle ferite riportate nello schianto, i medici sono stati costretti ad amputargli una gamba.

Il dolore per la perdita di un'intera famiglia, decimata in un istante da una condotta di fuga dissennata, ha lasciato spazio alla richiesta di giustizia da parte dei parenti superstiti, in particolare Danilo, l'altro figlio della coppia, e Sabrina, la nipote. Nessuna parola, nei loro accorati appelli, sembra poter restituire ciò che è stato tolto: la vita di tre persone, una coppia di genitori in pensione e il loro figlio, impiegato in un fast food del centro commerciale Roma Est, che proprio quella sera stavano rientrando a casa dopo averlo accompagnato al lavoro, come facevano ogni giorno da quando Alessio, reduce da una battaglia vinta contro un tumore, non era più in grado di guidare. L'attenzione degli inquirenti si concentra ora sull'udienza di convalida degli arresti e sulle autopsie disposte dal magistrato, atti necessari per cristallizzare le responsabilità di una notte di terrore che ha spezzato una famiglia e sconvolto un intero quartiere, lasciando dietro di sé solo macerie e una scia di rabbia per una vita spezzata sull'asfalto di una periferia romana.

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