Il blocco dei modelli Ai di Anthropic e quella lezione (amara) per l’Europa

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non era mai accaduto prima, almeno con questa brutalità e rapidità: un’intera filiera tecnologica, quella dell’intelligenza artificiale più avanzata, si è trovata improvvisamente interrotta da un atto unilaterale del governo degli Stati Uniti, che ha ordinato ad Anthropic – la startup guidata da Dario Amodei – di sospendere l’accesso globale ai suoi modelli di punta, Claude Fable 5 e Mythos 5.

La direttiva, arrivata alle 17:21 di un venerdì di giugno, non lasciava spazio a interpretazioni: qualsiasi “cittadino straniero”, fossero anche dipendenti dell’azienda, doveva essere escluso dall’utilizzo di quei sistemi. La motivazione, evocata in modo volutamente vago, affondava le radici in un presunto rischio per la sicurezza nazionale, legato a una vulnerabilità tecnica (un cosiddetto “jailbreak”) che avrebbe permesso di violare le barriere di sicurezza del modello.

Di fronte a tale ordine, e nell’impossibilità pratica di filtrare gli utenti in base alla nazionalità, Anthropic non ha avuto altra scelta che premere l’interruttore, oscurando l’accesso ai suoi prodotti più avanzati in Italia e nel resto del mondo.

La doppia anima del potere americano: volontà apparente, coercizione reale

Questa misura, va ricordato, non è affatto un fulmine a ciel sereno, bensì rappresenta l’atto più eclatante di una strategia già ampiamente delineata. Basti pensare che solo dieci giorni prima del blocco, il presidente Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo, il “Promoting Advanced Artificial Intelligence Innovation and Security”, il quale istituiva un quadro di collaborazione volontaria tra governo e industrie, promettendo un approccio morbido e non vincolante.

Sulla carta, quel provvedimento del 2 giugno negava esplicitamente qualsiasi forma di licenza governativa obbligatoria, ma i fatti del 12 giugno ne hanno tragicamente svelato la natura illusoria. Perché, come hanno scoperto a proprie spese i clienti di Anthropic, la vera leva del potere americano non risiede nella persuasione, bensì nei regolamenti sul controllo delle esportazioni (gli Export Administration Regulations), lo stesso strumento utilizzato per strozzare l’accesso ai chip avanzati verso la Cina.

Se a marzo il Pentagono aveva già classificato l’azienda come un “rischio per la catena di approvvigionamento”, un’etichetta riservata in passato a colossi stranieri come Huawei, questa nuova direttiva ha trasformato quella diffidenza in un atto concreto, dimostrando che la collaborazione è concessa solo fino a quando non entra in conflitto con la supremazia strategica.

Il paradosso di Amodei: quando l’allarme si ritorce contro il lanciatore

Emerge, in questo scenario, una sottile ma cruda ironia che riguarda proprio la figura di Dario Amodei, il cui modello di business era stato costruito sulla promessa di un’intelligenza artificiale “sicura” e allineata ai valori umani, tanto da spingerlo a lasciare OpenAI per fondare una realtà più responsabile.

Nei mesi e nei giorni precedenti il blocco, Amodei aveva tuonato contro i pericoli dei suoi stessi modelli, definendo Mythos 5 una minaccia concreta per la sicurezza informatica, le infrastrutture critiche e persino la stabilità finanziaria, chiedendo a gran voce un intervento regolatorio più serrato. “I cyber rischi presentati dai modelli di classe Mythos non saranno gli ultimi che dovremo affrontare”, aveva scritto, senza immaginare che quella sua richiesta di “regole vincolanti” si sarebbe concretizzata in un’ordine esecutivo che gli bloccava il prodotto in mano.

Critici come Yann LeCun non hanno esitato a bollare questa dinamica come l’esito fatale di una “ridicola propaganda del terrore”, suggerendo che Amodei abbia innaffiato il seme del controllo che ora soffoca la sua azienda.

Il vuoto normativo europeo: l’Ai Act non serve a nulla se il modello non è tuo

Ma la domanda più scottante, quella che dovrebbe risuonare con forza nei palazzi di Bruxelles, è un’altra: e se fosse successo qui? L’Europa, forte del suo AI Act – presentato come la legge più avanzata al mondo per la regolamentazione dell’intelligenza artificiale – si è sempre percepita come un baluardo di etica e diritti.

Tuttavia, il caso Anthropic mette a nudo una fragilità strutturale insormontabile: l’AI Act classifica, limita e multa, ma non può impedire a un’azienda americana di spegnere i server, né può obbligare Washington a revocare un ordine di blocco per motivi di sicurezza. Un’autorità europea potrebbe teoricamente valutare che un modello sia “ad alto rischio” o addirittura “inaccettabile”, ma se il modello è gestito da una controparte statunitense soggetta a leggi locali (come gli export control), la sua capacità di intervento è pari a zero.

In sostanza, si scopre che per l’Unione Europea possedere la miglior regolamentazione del mondo è come avere un robusto codice della strada quando, però, le uniche auto in circolazione sono guidate da un'autorità esterna che può ritirare le chiavi quando vuole. La sospensione di Fable e Mythos non è solo una cronaca di una tensione diplomatica; è la prova provata che la dipendenza tecnologica annulla la sovranità normativa, trasformando l’Europa da legislatrice a spettatrice passiva di una partita che non controlla.

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