Il Pentagono chiude ad Anthropic ma la Casa Bianca tratta su Mythos

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La figura dell’hacker, del nerd incappucciato dell’immaginario pop visto in ogni film o serie, non ha più un Corpo, se non quello, molto umano, di Dario Amodei. L’amministratore delegato di Anthropic, che solo pochi mesi fa aveva rispedito al mittente un contratto con il Dipartimento della Difesa, si è ritrovato venerdì scorso a discutere del futuro della sicurezza nazionale direttamente tra le mura del West Wing. L’incontro, che ha visto protagonisti il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles e il Segretario al Tesoro Scott Bessent, segna un’inversione di tendenza rispetto alla guerra aperta dichiarata a febbraio. In quella circostanza, il rifiuto di Amodei di concedere l’uso del modello Claude per armamenti completamente autonomi e operazioni di sorveglianza di massa era costato caro all’azienda: il Pentagono l’aveva inserita nella lista dei “supply chain risk”, revocando un contratto da 200 milioni di dollari e di fatto interrompendo ogni rapporto.

L’adolescenza delle macchine e il peso delle “red lines”

Il 28 febbraio scorso è stato un giorno nero per Anthropic, una delle AI company che con OpenAI e Google si contende il mercato dell’intelligenza artificiale generativa, eppure quella stessa intransigenza è diventata oggi la chiave di volta per un’apertura diversa. A cambiare le carte in tavola non è stato un ripensamento etico del governo, bensì un salto di scala tecnologico rappresentato da “Claude Mythos”. Si tratta di un modello talmente potente nel settore della cybersecurity – capace di scovare vulnerabilità nei sistemi con una velocità impressionante – che Anthropic ha deciso di non rilasciarlo al pubblico. Questa potenza, se da un lato rappresenta un rischio enorme in caso di attacchi hacker, dall’altro è diventata per la Casa Bianca un’esigenza strategica irrinunciabile. Mythos, che è già stato integrato nel “Project Glasswing” in collaborazione con colossi come AWS, Apple e Microsoft, promette prestazioni destinate a cambiare il modo in cui usiamo l’Ia, portando però con sé rischi senza precedenti per le infrastrutture critiche.

Dalla causa legale al tavolo della trattativa

Nonostante il clima disteso delle ultime dichiarazioni – la Casa Bianca ha definito l’incontro “produttivo e costruttivo” – la ferita legale tra le parti non è ancora rimarginata. La causa intentata da Anthropic contro il Dipartimento della Difesa per la revoca della designazione di “rischio” è ancora in pieno svolgimento, e rappresenta un banco di prova gigantesco per i limiti della libertà d’impresa di fronte alla sicurezza nazionale. Mentre i legali discutono, però, la realtà operativa sembra aver preso un’altra strada: l’amministrazione Trump, che governa da oltre un anno, ha capito che non può permettersi di escludere un attore così cruciale nella corsa alla supremazia tecnologica. Non a caso, a differenza del Segretario alla Difesa (escluso dal meeting), tutte le altre agenzie federali premono per accedere a Mythos. Si tratta di un caso emblematico di come la paura di rimanere indietro nella difesa informatica possa scavalcare persino i più accesi contrasti ideologici sull’etica delle armi autonome.

Mythos, il cavallo di Troia della sicurezza

L’elemento che ha convinto Amodei a sedersi al tavolo (e la Casa Bianca ad accoglierlo) è la natura ibrida di Mythos. Nel libretto di previsioni “Machine of Loving Grace”, scritto nel 2024, l’amministratore delegato sognava un mondo in cui l’intelligenza artificiale avrebbe combattuto povertà e malattie; oggi, con Mythos, si trova a dover scegliere se consegnare la chiave della sicurezza globale al governo americano. A differenza del precedente scontro su armi e sorveglianza di massa – dove le “red lines” erano nette – qui il terreno è più sfumato. Mythos non serve per uccidere o spiare i cittadini, ma per proteggere le reti informatiche da attacchi esterni. E in un’epoca in cui le vulnerabilità si scoprono sempre più grazie all’Ia, delegare la sicurezza a un’intelligenza artificiale che non capiamo del tutto resta un rischio enorme, sebbene ormai inevitabile.

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