Il rischio sistemico di Mythos tra banche, borse e il negoziato della Casa Bianca
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Redazione Economia
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Il pericolo non abita più soltanto nei server dei reparti militari o nei laboratori segreti della Silicon Valley, ma si annida silenzioso nei protocolli che regolano i bonifici interbancari, negli algoritmi che scandiscono i secondi delle negoziazioni azionarie e nei sistemi di autenticazione delle infrastrutture critiche. A sollevare l’allarme, per la prima volta con questa chiarezza, è l’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari svizzera, la Finma, che interpellata sull’impatto dei nuovi modelli di intelligenza artificiale – in particolare di Claude Mythos, l’ultima creatura di Anthropic – ha usato parole nette: una disponibilità immediata e incontrollata di strumenti come questo costituirebbe «un rischio sistemico». Non un’amplificazione di minacce già note, insomma, ma una fonte qualitativamente nuova di vulnerabilità per banche e Borse, capace di aggirare le difese tradizionali con una velocità e una capacità di adattamento che i regolatori faticano a inseguire.
L’incubo dei sistemi critici e la piazza finanziaria svizzera
Abbiamo interpellato alcuni attori «sistemici» della piazza finanziaria elvetica, dai gestori patrimoniali ai responsabili della resilienza informatica, e il loro timore ricorrente è lo stesso: modelli generativi troppo potenti e mal protetti potrebbero essere usati per attacchi hacker capaci di alterare in tempo reale i flussi di liquidità o di iniettare istruzioni fraudolente nei motori di matching delle Borse. La Finma, da parte sua, non è entrata nel dettaglio di scenari ipotetici, ma ha osservato che la novità rispetto al passato è l’immediatezza: un modello come Mythos, se reso disponibile senza le dovute barriere, non richiederebbe più settimane di studio per individuare una falla, ma potrebbe generare codici malevoli su richiesta, in pochi secondi, adattandoli ai singoli target. Di qui la definizione di «rischio sistemico», che nelle sue linee guida l’autorità riserva di solito a eventi in grado di innescare un effetto domino sull’intero settore.
Il Pentagono aveva detto no, la Casa Bianca ora tratta
La figura dell’hacker incappucciato, quella che per decenni ha popolato l’immaginario collettivo tra film e serie televisive, sembra aver perso il suo al suo posto c’è quello, molto umano, di Dario Amodei, il ceo di Anthropic. Poche settimane fa aveva rifiutato una collaborazione con il Pentagono, rimandando al mittente un contratto che avrebbe consegnato le chiavi del modello Claude per usi su armi completamente autonome e per attività di sorveglianza di massa sui cittadini americani. Una scelta che era sembrata definitiva, quasi una presa di posizione ideologica. E invece venerdì scorso Amodei si è seduto al West Wing, fianco a fianco con il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles e con il segretario al Tesoro Scott Bessent. Non era un incontro di riconciliazione – la causa intentata da Anthropic contro il Dipartimento della Difesa è ancora in piedi – ma l’oggetto del negoziato era chiaro: le condizioni per un eventuale via libera a Mythos, con garanzie che ne impediscano l’uso improprio sui sistemi critici.
«Troppo potente per il pubblico», la svolta di Amodei
Per capire questa apparente contraddizione – da un lato rifiutare il Pentagono, dall’altro trattare con la Casa Bianca – bisogna tornare a un libretto di previsioni scritto da Amodei nel 2024, intitolato “Machine of Loving Grace”. In quelle pagine, ancora sconosciuto al grande pubblico (Anthropic era stata fondata solo tre anni prima da una costola di OpenAI), l’amministratore delegato descriveva un mondo in cui l’intelligenza artificiale, se ben governata, avrebbe combattuto la povertà e le malattie. Oggi che Mythos promette prestazioni capaci di cambiare radicalmente il modo in cui usiamo l’Ia, quella stessa potenza diventa una spada a doppio taglio. Il modello non è più solo un assistente evoluto: può scrivere codice, orchestrare attacchi informatici su misura e, nelle mani sbagliate, colpire le infrastrutture finanziarie senza lasciare tracce immediate. Da qui la pressione di Anthropic sugli Stati Uniti per ottenere un quadro regolatorio che non strozzi l’innovazione, ma che al contempo legittimi l’accesso al mercato. La Casa Bianca, dal canto suo, valuta le controgaranzie tecniche, a partire dai sistemi di «sandbox» e di monitoraggio continuo che dovrebbero isolare Mythos dagli utilizzi critici.




