Caso Ranucci-Lavitola, il gip: "Ranucci vittima della manipolazione dell'amico". Ecco cosa emerge dalle carte

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'amicizia tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, nota da tempo e mai nascosta dal conduttore di Report, si è trasformata in un nodo giudiziario centrale dopo l'arresto dell'ex faccendiere, accusato di essere il mandante dell'attentato dinamitardo dello scorso 16 ottobre a Pomezia.

Mentre il dibattito politico e mediatico si infiamma sulla trasparenza del rapporto, le carte dell'inchiesta della Procura di Roma restituiscono un quadro in cui il giornalista del servizio pubblico viene descritto come "vittima della manipolazione" di Lavitola, un'amicalità che avrebbe finito per scivolare in un terreno ambiguo, fatto di confidenze e di progetti politici mai realizzati.

Il racconto in Vigilanza e l'audizione del 2023

Il 7 novembre 2023, nel corso di un'audizione pubblica davanti alla Commissione di Vigilanza Rai, Ranucci aveva risposto con schiettezza alle domande del senatore Maurizio Gasparri, che gli chiedeva conto di quelle frequentazioni mostrate da una foto pubblicata dal Riformista. In quell'occasione, il conduttore di Report spiegò di avere con Lavitola "un rapporto di amicizia subentrato dopo delle inchieste che abbiamo fatto a Report".

Presente in commissione, al fianco di Ranucci, c'era anche il direttore dell'Approfondimento Rai Paolo Corsini, che secondo fonti interne avrebbe in seguito dichiarato di non ricordare quelle precise parole del conduttore in merito al legame con il faccendiere. Al di là del siparietto con la carota e il cognac portati da Gasparri, quella dichiarazione pubblica rappresenta oggi un elemento chiave per ricostruire la natura di un'amicizia che, con l'aggravarsi dell'inchiesta, è finita sotto la lente di magistratura e opinione pubblica.

Due vite parallele tra pesce, rinnovabili e liquidatori

A rendere meno scontato il rapporto tra i due è il tessuto di interessi e attività che li ha visti muoversi, in momenti diversi, su terreni simili. Secondo quanto ricostruito, Ranucci e Lavitola avrebbero percorso strade parallele nel mondo degli affari: dal commercio del pesce alle energie rinnovabili, fino all'utilizzo di uomini di fiducia africani per la gestione di liquidazioni societarie. Un intreccio che, in tempi recenti, è stato al centro anche di un esposto di Fratelli d'Italia in procura, con l'ipotesi che Lavitola potesse aver condizionato inchieste di Report sull'eolico.

Ranucci ha sempre respinto con decisione questa ricostruzione, definendo i presupposti dell'esposto "assolutamente errati" e ribadendo che "nessuna inchiesta nella storia della Rai è stata condizionata da Lavitola".

La confessione di Lavitola e la versione dell'atto dimostrativo

Il quadro giudiziario ha subito una svolta decisiva con l'arresto di Valter Lavitola, avvenuto il 10 agosto, e la successiva confessione resa davanti al gip Iole Moricca il 12 agosto. L'ex editore avrebbe ammesso di aver affidato al suo factotum, il cittadino camerunese Gomes Tavares (tuttora latitante), l'incarico di individuare gli esecutori materiali dell'attentato.

Secondo la versione fornita da Lavitola, l'obiettivo non era ferire o uccidere Ranucci, ma compiere "un'azione dimostrativa" per ottenere un aumento della sua scorta: avrebbe chiesto di sparare alcuni colpi contro il muro della villetta, non di piazzare un ordigno. Dopo il blitz, che ha comunque danneggiato le auto del conduttore, l'imprenditore avrebbe considerato l'esplosione "efficace" per il raggiungimento del suo scopo.

La banda di quattro esecutori, tutti originari dell'Avellinese e in carcere dal 30 giugno, ha chiesto di essere ascoltata per fornire la propria versione, ma il loro interrogatorio non avverrà prima della prossima settimana.

Le parole del gip: "Ranucci vittima di astuzia e manipolazione"

Uno degli elementi che emerge con maggiore nitidezza dalle ordinanze del gip è la posizione processuale di Ranucci, ritenuto estraneo al patto criminoso. Nelle motivazioni si legge che "le risultanze acquisite inducono a ritenere che Ranucci sia stato vittima della manipolazione di Lavitola". Secondo la giudice, il faccendiere avrebbe sfruttato con "raffinata astuzia" il "profondo legame" instauratosi con il giornalista per influenzarlo.

Un rapporto, quello descritto, che non era però del tutto passivo: lo stesso Ranucci aveva definito l'amicizia "interessata", utile per ottenere informazioni per le sue inchieste. Dalle carte emerge anche il progetto, mai concretizzatosi, di lanciare Ranucci in politica, con Lavitola nei panni di spin doctor. Un progetto che il conduttore avrebbe inizialmente guardato con scetticismo, salvo poi mostrare col tempo "un atteggiamento di apertura o quantomeno di curiosità".

Restano ora in attesa le perizie sui dispositivi informatici sequestrati a Lavitola, la cui analisi forense potrebbe concludersi entro i primi giorni di settembre e aprire la strada a nuove audizioni, compresa quella del conduttore di Report.

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