Caso Ranucci, attesa per il GIP mentre spunta il nodo “Corrado”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel caso Ranucci cresce l’attesa per la decisione del GIP sulla richiesta di scarcerazione di Pellegrino Davino e Antonio Passariello, dopo due mesi di carcere e un lungo interrogatorio. La Procura di Roma ha trasmesso al giudice un parere negativo sulla scarcerazione dei presunti esecutori, mentre il 28 agosto due di loro sono stati ascoltati dal pubblico ministero. Nel frattempo emerge un elemento legato alle intercettazioni: il nome “Corrado”, citato negli atti, potrebbe essere il risultato di un errore di trascrizione e quindi non indicare un presunto mandante. Un passaggio che si inserisce in una vicenda ancora segnata da verifiche e decisioni giudiziarie attese.

Caso Ranucci, le richieste di scarcerazione e il nuovo interrogatorio

Pellegrino Davino e Antonio Passariello restano dunque in attesa del pronunciamento del GIP dopo il periodo trascorso in carcere e gli interrogatori già svolti. Sul fronte dell’inchiesta, la Procura di Roma ha espresso parere contrario alla scarcerazione dei presunti esecutori, trasmettendo la propria posizione al giudice. Il calendario degli accertamenti comprende anche un nuovo passaggio fissato per il 7 settembre, quando Lavitola dovrà essere ascoltato nuovamente con l’obiettivo di convincere il pubblico ministero a scarcerarlo. Le diverse posizioni processuali restano quindi al centro dell’attenzione, insieme alla valutazione delle richieste presentate e agli elementi raccolti nel corso degli interrogatori.

Tra gli aspetti emersi figura anche quello relativo al nome “Corrado” presente nelle intercettazioni. Secondo quanto riportato, quel riferimento potrebbe non identificare un presunto mandante, ma derivare invece da un errore di trascrizione. La circostanza assume rilievo proprio perché modifica il significato attribuibile a uno dei passaggi emersi dalle conversazioni intercettate, senza però consentire, sulla base delle informazioni disponibili, ulteriori conclusioni. Parallelamente l’ex 007 Marco Mancini ha presentato una querela, contestando alcune dichiarazioni che sarebbero state attribuitegli da Sigfrido Ranucci, aggiungendo così un ulteriore fronte alla vicenda.

Ranucci parla di Report e della sua “battaglia per i diritti”

A margine dello spettacolo “Diario di un trapezista”, tenuto al teatro dell’Efebo di Agrigento, Sigfrido Ranucci ha affrontato anche il tema del suo allontanamento da Report, la trasmissione d’inchiesta di Rai3. Il giornalista ha parlato di una campagna denigratoria composta da “2800 articoli” pubblicati sui giornali di un parlamentare di governo e ha richiamato le richieste di rimozione che, secondo le sue parole, sarebbero arrivate dal presidente del Senato, dal ministro Salvini e dal “gotha di Fratelli d’Italia”. Ranucci ha inoltre descritto la decisione come un passaggio capace di disperdere il patrimonio professionale costruito da Report nell’arco di trent’anni.

Nel corso dell’incontro ad Agrigento, Ranucci ha insistito sulla propria capacità di affrontare personalmente la situazione. “I cittadini hanno capito, la politica dovrebbe capire. Mi hanno ammazzato, hanno tentato per 23 anni. Sono strutturato per difendermi da solo”, ha dichiarato al termine dello spettacolo. In quell’occasione ha incontrato anche la deputata M5S Ida Carmina, che gli ha assicurato: “Noi ci siamo!”. La risposta di Ranucci è stata sarcastica: “Sì, dopo... al funerale”, seguita dall’osservazione secondo cui l’attenzione sulla vicenda sarebbe durata soltanto pochi giorni prima di spegnersi nuovamente.

Report, nove giornalisti interni si dicono pronti allo sciopero

Alle dichiarazioni di Ranucci si aggiunge la posizione dei giornalisti interni alla redazione di Report. I nove professionisti assunti come dipendenti del programma si sono detti pronti allo sciopero, mentre resta aperto il confronto sul futuro della trasmissione e sul patrimonio professionale richiamato dallo stesso Ranucci. La vicenda televisiva procede così parallelamente agli sviluppi giudiziari legati al caso, tra l’attesa per le decisioni del GIP, il parere negativo della Procura di Roma sulle scarcerazioni e i nuovi interrogatori previsti. Sullo sfondo restano anche la querela presentata da Marco Mancini e il possibile errore di trascrizione relativo al nome “Corrado” nelle intercettazioni.

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