Ranucci: "Dimissioni del Garante? Sarebbero una sconfitta"
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Redazione Interno
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Sigfrido Ranucci, conduttore di 'Report', ha definito "una grande sconfitta" l'eventualità che il Garante per la Protezione dei Dati Personali si dimetta in seguito alle recenti polemiche. Intervenuto a 'Un Giorno da Pecora' su Rai Radio Uno, Ranucci ha sostenuto che l'inchiesta del suo programma ha portato alla luce "un'anomalia che conoscevamo da tempo", la quale, a suo dire, "ha fatto comodo alla politica la gestione delle Authority così". Un problema serio, che, tra l'altro, "limita seriamente la libertà di stampa". Secondo il giornalista, l'Autorità si è ormai trasformata in "una sorta di tribunale politico", agendo in base a una "sensibilità politica" piuttosto che a criteri di imparzialità. Ha aggiunto che, dopo quanto emerso, "è difficile che possano continuare a prendere decisioni diverse dalla logica con cui le hanno prese in questi giorni", lasciando intendere una sfiducia strutturale nel loro operato futuro.
Le richieste delle opposizioni e l'origine del caso
La controversia, che ha scatenato un aspro dibattito politico, affonda le sue radici in una sanzione da 150mila euro inflitta dal Garante alla trasmissione Rai per la messa in onda di un audio privato. Le opposizioni, con la segretaria del Partito Democratico in testa, hanno chiesto a gran voce le dimissioni dell'intero consiglio dell'Autorità. La richiesta è stata avanzata dopo che sono emersi dettagli su un incontro, avvenuto il giorno prima dell'irrogazione della multa, tra un componente del collegio, ex esponente di un partito confluito in Fratelli d'Italia, e la sede nazionale del partito di maggioranza.
La replica della maggioranza
La premier Giorgia Meloni ha replicato alle critiche ricordando come l'attuale Garante sia stato eletto, in precedenza, con i voti del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. "Forse potevano scegliere meglio", ha affermato, spostando così l'attenzione sulla responsabilità politica di chi, in passato, ha selezionato i componenti dell'organo di controllo. Una replica che, mentre il partito di opposizione rilanciava le accuse di Ranucci, ha finito per "schiacciare" il dibattito, ribaltandone i termini e le responsabilità originarie.
Il contesto più ampio
L'intera vicenda si inserisce in un conflitto più ampio, che vede da una parte un'autorità indipendente chiamata a giudicare il bilanciamento tra diritto di cronaca e privacy, e dall'altra una testata giornalistica che ritiene di essere stata sanzionata per motivi politici. La trasmissione, dopo la multa, ha continuato a mandare in onda servizi critici verso il Garante, definendo "ardito" il provvedimento disciplinare. Ciò che emerge, al di là delle singole posizioni, è uno scontro istituzionale che tocca nervi scoperti del rapporto tra informazione, potere politico e organismi di controllo, i quali dovrebbero operare nella più assoluta autonomia.
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