Ranucci e le sue talpe, la resa dei conti al Garante Privacy
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Redazione Interno
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La talpa di Report, che da almeno un anno opera all’interno del Garante per la Privacy fornendo a Milena Gabanelli e Sigfrido Ranucci gli elementi per costruire la narrazione di un’autorità “politicizzata”, può tirare un sospiro di sollievo. L’addio del segretario generale Angelo Fanizza, il cui nome è stato invocato a gran voce dopo la discutibile decisione di controllare le email dei duecento dipendenti, rende infatti molto più impervia, se non del tutto impossibile, l’identificazione della fonte. Una mossa, quella di Fanizza, che si è rivelata un boomerang, accelerando piuttosto che fermare la crisi di credibilità che attanaglia l’istituzione. Se da un lato, infatti, l’obiettivo dichiarato era quello di porre un argine alle fughe di notizie, dall’altro ha finito per inasprire il clima interno, spingendo la stessa base lavorativa a prendere una netta posizione di contrarietà e a chiedere a gran voce le sue dimissioni, poi arrivate senza una motivazione pubblica ufficiale ma con il peso di un’evidente resa di fronte al malcontento generale.
Il silenzio ostile di Palazzo delle Assicurazioni
Dieci del mattino, e negli uffici di Palazzo delle Assicurazioni Generali, sede dell’Autorità, cala improvvisamente un silenzio ostile quando fanno il loro ingresso il presidente Pasquale Stanzione, la vice Ginevra Cerrina Feroni e gli altri due membri, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. I quattro, le cui espressioni sono cupe, si dirigono rapidamente verso la sala riunioni, cercando di evitare gli sguardi dei collaboratori; un gesto che, da solo, racconta più di mille parole la frattura che si è creata tra la dirigenza e lo staff. È in quel momento che diventa palese come la questione delle “talpe” abbia lacerato il tessuto stesso dell’ente, trasformando un ambiente di lavoro in un campo di sospetti reciproci. Qualcuno di loro, forse, sapeva; altri hanno sicuramente preferito non vedere, mentre la maggior parte si è sentita tradita da una gestione considerata opaca e da scelte che hanno minato la fiducia.
La prospettiva di Ugo De Siervo sul declino
A osservare con preoccupazione lo sfaldamento in corso è Ugo De Siervo, già presidente della Corte costituzionale e in passato componente del collegio del Garante, il quale sostiene che la crisi attuale non nasca dall’ultimo scandalo ma affondi le radici in un lento e costante indebolimento della qualità istituzionale di chi è chiamato a farne parte. Secondo la sua analisi, che appare come un monito severo, la perdita di credibilità è il frutto avvelenato di una deriva progressiva, fatta di nomine e di pratiche che hanno eroso la percezione pubblica di imparzialità e rigore. Un indebolimento che, prosegue De Siervo, non poteva che condurre a un punto di rottura, lasciando l’Autorità in balia di conflitti d’interesse e pressioni esterne che ne minano l’operato quotidiano e la stessa ragion d’essere, tanto da spingerlo a un appello che suona come un’amara constatazione: “Alla Privacy persa ogni credibilità, ora lascino tutti”.
Le pressioni e lo scontro istituzionale
La dimissione di Fanizza, dunque, non chiude affatto la partita ma ne apre semmai una nuova e più complessa, segnata da uno scontro istituzionale che vede da un lato le inchieste giornalistiche di Report – che continuano a ricevere materiale – e dall’altro un’autorità che fatica a ritrovare un proprio equilibrio interno. Le pressioni, che sono diventate palesi nelle ultime settimane, hanno creato una frattura difficile da sanare, alimentata da accuse incrociate e da un clima di sfiducia generalizzata. Quel che resta, dopo l’addio del segretario generale, è un’istituzione ferita, costretta a fare i conti con una crisi di legittimità che va ben al di là della semplice individuazione di una fonte interna; una crisi che chiama in causa, in definitiva, la sua stessa capacità di sopravvivere come arbitro credibile nella tutela di un diritto fondamentale dei cittadini.
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