Nuova tensione tra il Garante della Privacy e Report, Ranucci: "Andiamo avanti"
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Redazione Interno
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Si riaccende, con toni aspri e dichiarazioni ufficiali, il conflitto istituzionale tra l’Autorità garante per la protezione dei dati personali e la trasmissione di inchiesta Report, condotta da Sigfrido Ranucci, in merito a un servizio che avrebbe dovuto essere trasmesso domenica 9 novembre e che verteva, in particolare, sugli smart glasses prodotti da Meta. La polemica, nata dalle anticipazioni della puntata, ha visto il Garante assumere una posizione di netta opposizione, arrivando a chiedere, secondo quanto riportato, che il servizio non andasse in onda, un atto che la Rai ha poi smentito di aver formalmente ricevuto. La questione di fondo, al di là delle reciproche accuse, tocca il delicato equilibrio tra il diritto di cronaca e la tutela dell’operato di un’autorità amministrativa indipendente, i cui meccanismi interni finiscono sotto la lente del giornalismo d’inchiesta.
Il cuore dello scontro: l'inchiesta sugli occhiali Meta e le sanzioni
Il servizio incriminato, stando a quanto fatto trapelare, si proponeva di indagare sulle decisioni assunte dal Garante in relazione agli occhiali intelligenti di Meta, sollevando interrogativi circa la consistente riduzione di una multa originariamente inflitta alla multinazionale tecnologica. La ricostruzione del programma avrebbe evidenziato come una sanzione iniziale, stabilita in 44 milioni di euro, sia stata progressivamente ridotta a 12 milioni, poi a un solo milione, per essere infine annullata attraverso uno strumento di autotutela, nonostante i propri uffici interni avessero invece proposto di applicare la penalità per intero. Una dinamica, questa, che Report avrebbe messo in luce, cercando di comprenderne le motivazioni e i passaggi poco trasparenti.
Le reazioni: il Garante contesta e Report prosegue
La presa di posizione dell’Autorità è stata durissima, definendo pubblicamente i contenuti dell’inchiesta come “destituiti di ogni fondamento”, attribuendo tale presunta infondatezza o a una “scarsa conoscenza della disciplina” in materia di privacy o, in alternativa, a un atteggiamento di “malafede”. Dall’altra parte, Sigfrido Ranucci ha replicato in maniera altrettanto netta, affermando semplicemente che il programma sarebbe “andato avanti” con la propria programmazione, sottintendendo la volontà di non cedere a quelle che potrebbero essere percepite come forme di pressione o di censura preventiva su un lavoro giornalistico.
Il precedente e le spese dell'Autorità
Il caso degli occhiali di Meta non rappresenta, del resto, il primo momento di attrito tra le due parti, dopo le polemiche legate a un’inchiesta precedente, quella sul caso Ghiglia, che aveva già creato un clima di tensione. L’interesse della trasmissione sembra inoltre estendersi alla gestione delle risorse economiche dell’organismo, ponendo domande su come vengano effettivamente spesi i soldi del Garante, anche per quanto concerne voci di bilancio legate a spese di rappresentanza, un aspetto che aggiunge un ulteriore tassello al quadro di un’indagine che mira a scrutare nell’operato di un’istituzione chiamata a vigilare su un diritto fondamentale.
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