La talpa di Report e il Garante della privacy, bufera sulle dimissioni di Fanizza
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Redazione Interno
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La talpa di Report, che da tempo opera all'interno del Garante per la Protezione dei Dati Personali, può considerarsi al sicuro, almeno per il prossimo futuro. Le dimissioni del segretario generale Angelo Fanizza, presentate a seguito delle forti pressioni nate dalla sua controversa decisione di esaminare le caselle di posta elettronica dei circa duecento dipendenti dell'Autorità, hanno di fatto reso molto più complicata, se non del tutto improbabile, l'identificazione di chi, ormai da un anno, fornisce al programma di inchiesta della Rai documenti e informazioni riservate. Questi elementi, che Fanizza tentava appunto di arginare, sono serviti a costruire una narrazione precisa, quella di un Garante eccessivamente "politicizzato", i cui delicati equilibri interni sono oggi sotto una lente d'ingrandimento che non perdona alcuna opacità.
L'addio e il caos istituzionale
La crisi in seno all'organismo di controllo, già latente, è esplosa con le dimissioni di Fanizza, il quale non ha ritenuto di dover fornire pubbliche motivazioni per il suo passo indietro. È apparso evidente a molti, tuttavia, che il clima già teso delle scorse settimane avesse raggiunto un punto di non ritorno dopo la netta e compatta presa di posizione dello staff interno, il quale ha visto nel controllo delle email un'azione sproporzionata. A peggiorare ulteriormente le cose, contribuendo a creare un vero e proprio scontro istituzionale, è poi intervenuta una nuova puntata della trasmissione, la quale ha diffuso un audio che metterebbe in seria difficoltà i vertici dell'Autorità.
L'audio che cambia tutto
In quella registrazione, la cui autenticità non è stata contestata, è la voce dello stesso Fanizza a sconvolgere la versione dei fatti fornita dal Collegio dei garanti. «Io non mi muovo come battitore libero», si sente affermare l'ex segretario generale durante un incontro con il personale, aggiungendo poi, con una formula burocratica che non nasconde la sostanza, di essere stato «giustamente responsabilizzato dal collegio di avviare delle responsabilità di discovery». Queste parole, se da un lato gettano una luce completamente nuova sulla vicenda, dall'altro appaiono in netto contrasto con la posizione ufficiale espressa dall'organo di governo.
La smentita del Collegio e le sue conseguenze
Proprio il Collegio, composto dai quattro garanti, infatti, nel comunicato diffuso pochi minuti dopo l'annuncio delle dimissioni, aveva categoricamente affermato la propria estraneità all'iniziativa di Fanizza, quasi a voler tracciare un solco tra la loro volontà e l'operato dell'ex segretario. La registrazione, invece, sembrerebbe dimostrare che i piani alti dell'Autorità fossero perlomeno a conoscenza, se non direttamente promotori, del tentativo di individuare la fonte delle fughe di notizie. Una contraddizione, questa, che non solo mina la credibilità dell'istituzione ma che lascia aperta una ferita profonda, la cui guarigione appare al momento quanto mai lontana, mentre le inchieste giornalistiche continuano a portare alla luce nuovi, imbarazzanti, retroscena.




