Unipol macina utili da record nel 2025 e prepara il ritorno in Borsa tra gli acquisti

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le lancette dell’ultima seduta settimanale si sono mosse in territorio positivo per le principali piazze europee, in un contesto macroeconomico ancora una volta condizionato dalle tensioni geopolitiche che, paradossalmente, sembrano aver fornito una boccata d’ossigeno ai listini. A fare da carburante per gli acquisti è stata la comunicazione, filtrata nella serata di ieri da Donald Trump, riguardante l’estensione fino al prossimo 6 aprile di una sospensione degli attacchi al settore energetico iraniano: una mossa che l’amministrazione statunitense – dove il presidente è tornato a occupare la stanza ovale – intende funzionale al raggiungimento di un accordo più ampio per porre fine al conflitto in Medio Oriente. Questo spiraglio, seppur temporaneo, ha iniettato fiducia nei mercati, spingendo al rialzo anche i listini asiatici dove hanno fatto da traino i profitti industriali della Cina, cresciuti a dicembre del 15%. È in questo quadro di ritrovato appetito per il rischio che gli investitori hanno ricominciato a guardare con rinnovato interesse ai titoli del comparto assicurativo, con Unipol che si candida a giocare un ruolo da protagonista nella prossima fase di mercato.

Numeri che cambiano la prospettiva

A corroborare le attese di una pronta ripresa degli acquisti sul Titolo sono i conti definitivi del 2025, approvati dal consiglio di amministrazione e depositati al mercato, i quali certificano una crescita che difficilmente può essere definita episodica. Il gruppo guidato da Carlo Cimbri ha archiviato l’esercizio con un utile netto consolidato che si attesta a 1.530 milioni di euro, un risultato che, se confrontato con il dato del 2024, segna un incremento del 36,8%. Ancora più marcato, se possibile, il balzo del risultato netto del Gruppo Assicurativo, cresciuto del 40,5% per raggiungere quota 1.208 milioni; una performance sostenuta da un tripudio di fattori positivi, che vanno dall’andamento tecnico del core business assicurativo ai frutti della gestione finanziaria, senza dimenticare il contributo decisivo arrivato dalle collegate bancarie.

Quest’ultimo aspetto, quello delle banche, merita una riflessione a sé: il risultato ante imposte del settore “collegate bancarie” ha infatti toccato i 691 milioni, quasi il doppio rispetto ai 393 milioni dell’anno precedente. Un dato che riflette il consolidamento pro-quota dei risultati di Bper e di Popolare di Sondrio, oltre agli effetti economici derivanti dall’adesione all’OPAS di Bper su BpsO. È un meccanismo virtuoso, quello che Unipol ha messo in moto, dove il perimetro assicurativo si fonde con la finanza e la componente bancaria in un modello che ormai appare strutturale, ben lontano da quelle collaborazioni episodiche che avevano caratterizzato il passato.

La locomotiva Vita e l’efficienza nei Danni

Guardando ai singoli comparti operativi, emerge con chiarezza il motore che ha trainato la crescita. Il ramo Vita ha letteralmente accelerato, totalizzando una raccolta diretta di 7.777 milioni di euro, in salita del 20,6% rispetto ai 6,4 miliardi del 2024. Una spinta vigorosa, alimentata dal canale bancassicurativo e da quello agenziale, ma anche da importanti contratti collettivi previdenziali. Per dare un’idea della solidità di questa corsa, anche depurando il dato da questi ultimi contratti di grandi dimensioni, l’incremento si attesta comunque su un solido +12,9%. Il risultato ante imposte di questo settore è cresciuto a 369 milioni, con un margine trattenuto in miglioramento che testimonia la capacità della compagnia di coniugare la remunerazione per i clienti con la propria redditività.

Parallelamente, il comparto Danni ha mostrato un’evoluzione altrettanto significativa, concentrandosi sul miglioramento dei margini industriali. La raccolta è salita a 9.584 milioni (+4,5%), con il settore Auto che torna a respirare: il combined ratio – l’indicatore per eccellenza dell’efficienza tecnica – è sceso infatti al 94,8%, un miglioramento di oltre 5 punti percentuali rispetto al 100% dell’anno precedente. Anche il comparto Non-Auto ha dato il suo contributo, raggiungendo i 5.053 milioni. Ma il dato più eclatante arriva dal risultato ante imposte del settore Danni, balzato a 926 milioni (+72,5% rispetto ai 537 milioni del 2024), a dimostrazione di come la leva operativa e il rigore nella gestione sinistri stiano pagando in modo tangibile.

Patrimonio solido e dividendi in crescita

A valle di questi numeri, la solidità patrimoniale del gruppo appare ulteriormente consolidata. Il patrimonio netto ha superato quota 10,7 miliardi, mentre i fondi propri si attestano a 12,2 miliardi, superando di circa 7 miliardi il capitale minimo richiesto dalla vigilanza. Un margine di sicurezza che si traduce in un indice di solvibilità (Solvency Ratio) di Gruppo in decisa ascesa, passato dal 212% del 2024 al 230% di fine 2025.

Ed è proprio questa robustezza a consentire al consiglio di amministrazione di proporre all’assemblea dei soci – convocata per il prossimo 29 aprile – un dividendo in netta controtendenza rispetto a molte altre realtà di mercato. La cedola proposta è di 1,12 euro per azione, interamente in contanti, che rispetto agli 0,85 euro dello scorso anno rappresenta un incremento del 31,8%. Il monte dividendi complessivo ammonta a circa 804 milioni di euro, un segnale di grande attenzione verso gli azionisti che arriva in un momento in cui il titolo, forte di questi fondamentali, si appresta a riprendere la sua marcia sui listini.

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