Sabato 21 febbraio, alle 11, la 50 km di fondo dirà addio a Pellegrino e proverà a incoronare Klaebo
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Redazione Sport
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Mancano ormai poche ore alla gara che, per tradizione e fatica, rappresenta il cuore pulsante dello sci di fondo ai Giochi Olimpici Invernali: la 50 km maschile. Sabato 21 febbraio, con partenza fissata per le 11.00 presso lo stadio del fondo di Lago di Tesero, andrà in scena l’undicesimo atto dei dodici titoli in programma per questa disciplina a Milano Cortina 2026 -4. Una competizione, questa, che assegnerà medaglie per la ventiquattresima volta nella storia dei Giochi, confermandosi come un pilastro inamovibile del programma olimpico fin dalla prima edizione di Chamonix del 1924 -4. L’unica, vera macchia nel suo albo d’oro recente risale a Pechino 2022, quando condizioni meteo proibitive, con temperature polari e vento gelido, costrinsero gli organizzatori a cancellare la prova nella sua lunghezza originale per disputare una gara dimezzata, una sorta di “bignami” di quella che doveva essere la maratona della neve -4.
L’ultimo ballo del valdostano e la marcia del cannibale norvegese
Sulla neve di Tesero, però, non si celebrerà soltanto la regina delle gare di fondo. Il pettorale numero uno, idealmente, è cucito addosso a due storie parallele e destinate a incrociarsi per l’ultima volta. Da un lato c’è Federico Pellegrino, il valdostano che a trentacinque anni ha deciso che questo sarà il suo canto del cigno. Per lui, che vanta due argenti olimpici nella sprint e un bronzo appena conquistato nella staffetta di questi Giochi, sarà un esordio assoluto nella distanza regina -2-6. Una scelta, quella di partecipare alla 50 km, che sa di sfida con se stesso e con un fisico che, come ha raccontato lui stesso, deve fare i conti con una tendinite al braccio destro non ancora del tutto guarita -2. Ma l’adrenalina, ne è convinto, cancellerà il dolore, così come è già successo nella team sprint. Non sarà una passerella, tiene a precisare, ma l’ultima occasione per restare aggrappato al gruppo dei migliori, in quella che definisce la gara simbolo delle Olimpiadi invernali.
Dall’altro lato del binario, se così si può dire, c’è lui, Johannes Høsflot Klæbo. Il norvegese, che in questi giorni ha confidato ai pochi intimi la paura del vuoto che proverà quando smetterà di sciare, è qui per scrivere un’altra pagina di storia -2. Con i cinque ori vinti fin qui a Milano Cortina, il classe 1996 ha raggiunto la doppia cifra nel medagliere olimpico, diventando il secondo atleta dopo Michael Phelps a toccare quota dieci vittorie ai cinque cerchi -7. Un traguardo che lo proietta in una dimensione quasi mitologica, lui che in Norvegia chiamano “l’uomo razzo” e che sui social viene paragonato a Erling Haaland per la facilità con cui semina gli avversari -3. La 50 km a tecnica classica, sulla carta, è una passerella anche per lui, che potrebbe chiudere questi Giochi con un en plein di sei ori su sei gare disputate.
Un podio pesante, tra storia e assenze illustri
La gara di sabato, va detto, non è però soltanto una questione di nomi e di addii. La 50 km è un racconto a sé, fatto di strategie, di cambi di ritmo e di gestione dello sforzo. Sarà una mass start, il che significa che tutti e sessanta i partenti prenderanno il via contemporaneamente, e solo all’ultimo giro, dopo aver accumulato chilometri su chilometri sulle nevi trentine, si capirà chi ha le gambe per giocarsi le medaglie. L’Italia, in questa specifica distanza, vanta un albo d’oro importante ma lontano nel tempo: l’unico oro è quello di Giorgio Di Centa a Torino 2006, mentre gli argenti di Maurilio De Zolt a Calgary 1988 e Albertville 1992, insieme al bronzo di Giorgio Vanzetta sempre nel ’92, rappresentano le uniche gioie azzurre in questa disciplina -4.
Per Pellegrino, abituato agli scatti e alle volate delle sprint, la maratona sarà un tuffo nell’ignoto. Lui stesso, pur promettendo battaglia, sa che la preparazione specifica non è quella di un fondista puro. E poi c’è Klæbo, che ha già vinto le ultime 50 km disputate in Coppa del Mondo, quella di Lahti nel marzo del 2025, e che sulla distanza non teme rivali -4. La sua supremazia, in questi Giochi, è stata tale da ridurre al minimo lo spazio per le sorprese. Dietro di lui, la lotta per le altre due posizioni del podio sarà serrata e vedrà probabilmente protagonisti i francesi, con Mathis Desloges già capace di mettersi al collo tre argenti in questa rassegna, e i compagni di squadra di Klæbo, pronti a giocarsi le loro carte in una tattica di squadra che la Norvegia, va detto, sa gestire alla perfezione.
Il meteo e il ricordo di Pechino
Un pensiero, alla vigilia, va anche alle condizioni atmosferiche. Quello che a Pechino 2022 fu l’incubo che portò alla cancellazione della gara, qui in Val di Fiemme sembra un lontano ricordo. Ma gli organizzatori, dopo quell’esperienza, tengono alta la guardia. La 50 km è una gara di resistenza, e il freddo, se eccessivo, può diventare un pericolo per la salute degli atleti. Per fortuna, le previsioni per sabato 21 febbraio parlano di una giornata fredda ma soleggiata, condizioni ideali per uno sforzo prolungato come quello che attende i fondisti. Il percorso di Tesero, con i suoi saliscendi e il pubblico delle grandi occasioni, è pronto a ospitare l’ultimo atto di una carriera, quella di Pellegrino, e l’ennesima apoteosi di un campione, Klæbo, che del fondo sta riscrivendo i confini.




