Johannes Klaebo fa la storia: sesto oro a Milano Cortina, nessuno come lui
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Redazione Sport
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Il 21 febbraio 2026, sul tracciato di Lago di Tesero, in Val di Fiemme, Johannes Høsflot Klæbo ha scolpito il suo nome nella leggenda dello sport. Il fondista norvegese, classe 1996, ha vinto la medaglia d'oro nella 50 chilometri in tecnica classica, l'ultima gara del programma maschile di sci di fondo a questi Giochi Olimpici di Milano Cortina. Con questo successo, il ventinovenne ha compiuto un'impresa senza precedenti: vincere tutte e sei le gare in programma, uno score che include le prove individuali dello skiathlon, dei 10 chilometri, della sprint, e quelle a squadre della staffetta e della team sprint. Un dominio assoluto che riscrive i manuali della disciplina e non solo.
La gara regina, la 50 km, ha confermato la schiacciante superiorità della scuola norvegese. Il ritmo è stato infernale sin dai primi metri, dettato in gran parte da Martin Løwstrøm Nyenget, un altro dei prodigiosi talenti scandinavi. Il terzetto norvegese, completato da Emil Iversen, ha viaggiato compatto per gran parte della distanza, isolandosi dal resto del gruppo e trasformando la contesa per le medaglie in una questione interna. A rompere gli equilibri, nel corso dell'ultimo giro, è stata l'inconfondibile accelerazione di Klæbo, una progressione sul penultimo strappo che ha spezzato la resistenza di Nyenget, costretto ad accontentarsi dell'argento, mentre Iversen, calato nel finale, ha chiuso con il bronzo.
Il sei su sei che cancella un record lungo quarantasei anni
L'eco dell'impresa di Klæbo risuona ben oltre i confini dello stadio di fondo di Tesero. Il fuoriclasse norvegese è infatti il primo atleta nella storia dei Giochi Olimpici Invernali a conquistare sei medaglie d'oro in una singola edizione. Un primato che migliora il mitologico record dello statunitense Eric Heiden, il pattinatore di velocità che nel 1980 a Lake Placid vinse tutte e cinque le gare maschili del programma. Un paragone, questo con Heiden, che torna puntuale ogni volta che si parla di dominio assoluto ai Giochi, ma che da oggi deve fare i conti con un nuovo, irripetibile, traguardo. Lo stesso Klæbo, a Pyeongchang 2018 e Pechino 2022, aveva già messo in cascina cinque ori, ma nessuno, nemmeno lui, aveva mai osato tanto in termini di completezza e costanza in una singola rassegna a cinque cerchi.
L’assenza di Pellegrino e il piazzamento di Daprà
La 50 km olimpica, però, non ha parlato solo norvegese. Sul fronte azzurro, da registrare l'assenza forzata di Federico Pellegrino, il capitano della squadra italiana, costretto a dare forfait per un malessere che lo ha fermato alla vigilia della sua ultima gara olimpica. Una defezione pesante, che ha privato il pubblico di casa di un duello che si preannunciava epico. Al via c'era invece Paolo Ventura, che ha concluso la sua fatica in diciotteesima posizione, un risultato di rilievo che premia la tenacia e la preparazione atletica del fondista valtellinese, capace di inserirsi in una lotta per le posizioni di vertice, seppur lontano dal podio. Un diciottesimo posto che, in una gara dal passo così elevato e con tre norvegesi in fuga, va letto come una prestazione solida e di carattere.
Un bottino da undici ori nella terza partecipazione
Con il sigillo sulla 50 km, Klæbo arricchisce ulteriormente il suo già straripante palmarès olimpico. Alla sua terza partecipazione, l’atleta di Trondheim sale a quota undici medaglie d’oro in carriera, un bottino che lo proietta in una dimensione statistica che incrocia persino i numeri dei grandi campioni dei Giochi estivi. Alle sue spalle, in questa rassegna italiana, sono rimasti solo briciole: gli argenti e i bronzi se li sono contesi i suoi connazionali, con Nyenget e Iversen a completare un podio interamente norvegese che certifica, se mai ce ne fosse bisogno, lo strapotere di una nazione che ha fatto della neve il suo regno incontrastato.




